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Imprese e processo produttivo

Produzione: la produzione è qualunque processo mediante il quale si crea o si accresce l’utilità di base.
Tutte le trasformazioni di materie prime in prodotti finiti sono considerate attività produttive. Oltre che con la trasformazione materiale, l’utilità e quindi il valore di un bene possono aumentare:
1) Trasformazione nel tempo: avviene quando si accantona un bene in periodi di abbondanza, per immetterlo sul mercato in momenti di scarsità, quando la sua utilità e quindi il suo valore sono più elevati. Oppure attraverso l’invecchiamento che fa aumentare il valore del bene (es. vino).
2) Trasformazione nello spazio: un bene accresce la sua utilità/valore in seguito al trasferimento da un luogo in cui è abbondante a uno in cui scarseggia.
Processo produttivo e i fattori di produzione: la produzione totale è la quantità di beni prodotti in un certo periodo di tempo. La produttività è il rapporto tra la produzione totale e il numero di fattori produttivi impiegati nella produzione. Esistono 4 tipi di produttività:

1) Produttività generica e semplice: produzione totale/n. tutti fattori produttivi impiegati. Essa non tiene conto del costo di ogni singolo fattore produttivo.
2) Produttività generica e ponderata: tutti i fattori di produzione/loro costo.
3) Produttività specifica e semplice: produzione totale/unità di un singolo fattore produttivo.
4) Produttività specifica e ponderata: produzione totale/unità del singolo fattore produttivo/costo fattore produttivo.
La produttività fa un andamento alterno non costante dato che da prima è crescente, poi è stazionaria e infine decrescente (poiché l’impiego di ulteriori fattori produttivi fanno aumentare la produttività).
Esistono tre fattori produttivi:
1) Fattore natura: comprende il terreno, il complesso delle risorse naturali (clima, acqua, materie prime, energie naturali). Esso è essenziale per la nostra esistenza è limitato e irriproducibile e possiede un utilità originaria che non proviene da un processo produttivo precedente.
2) Il lavoro: è l’attività umana, manuale o intellettuale che concorre con gli altri fattori alla produzione di beni e servizi. Esso è inseparabile da chi lo presta, è un fattore di utilità originaria e non tiene conto di sforzi che non procurano beni.
3) Il capitale: è il complesso delle risorse materiali di cui un’impresa dispone per attivare il processo produttivo. È un fattore di utilità derivata ossia è una ricchezza già prodotta e destinata a essere re impiegata. Il capitale poggia su due presupposti:
* Risparmio: diventa capitale solo quando gli imprenditori prevedono un rendimento apprezzabile dall’impiego del denaro proprio (autofinanziamento) o di quello altrui (prestiti mutui) e dall’acquisto di materie prime ecc…il capitale può essere:
* Capitale circolante: complesso di beni che nel corso del processo produttivo vengono inglobati nel prodotto e perdono la loro identità. Essi sono a uso immediato.
* Capitale fisso: insieme dei beni che possono essere utilizzati per più processi produttivi. Essi sono a uso durevole.
* Precedente atto produttivo.
Lo stato è un fattore esterno al processo produttivo, in quanto il suo intervento assicura il substrato indispensabile per lo svolgimento dell’attività produttiva.
L’imprenditore organizza i fattori della produzione, facendoli interagire tra loro, creando il prodotto e svolgendo la funzione di soggetto animatore dell’attività produttiva. Esso deve:
1) individuare i locali per svolgere l’attività produttiva: natura
2) procurare i capitali per acquistare gli impianti e le materie prime: capitale
3) assumere lavoratori per realizzare il prodotto: lavoro
Compenso fattori produttivi e il valore aggiunto: il valore aggiunto è l’incremento di valore che il prodotto riceve in ogni sua fase di lavorazione il valore del prodotto finale sarà la somma dei diversi valori aggiunti ricevuta dal prodotto nelle varie fasi di lavorazione ed è quindi del tutto errato sommare i vari valori. Infatti i valori dei beni intermedi hanno incorporato in loro la somma del valore precedente e il valore aggiunto.
Costo di produzione: l’imprenditore per avere la disponibilità dei fattori produttivi, sopporta determinati costi. Egli cerca però di combinare questi fattori secondo la produzione più conveniente, in modo che il valore del prodotto superi il costo di produzione. I compensi ricevuti da colore che prestano fattori produttivi rappresentano dei costi monetari per l’imprenditore. Se un bene è prodotto a costi elevati sarà venduto a prezzi elevati per consentire un guadagno (profitto) che è la differenza tra ricavi e costi. Esso può variare se variano regolarmente o contemporaneamente il ricavo e i costi. Il costo di produzione o costo totale è dato dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi: non variano al variare della produzione, in quando riguardano la struttura dell’impresa e rimangono costanti anche se la quantità di beni prodotti aumenta. I costi sono fissi almeno nel breve periodo, cioè nell’arco di tempo in cui l’imprenditore non ha l’esigenza di ampliare la struttura produttiva. I costi variabili: dipendono dalla quantità di beni prodotti. I costi sociali: sono i costi che lo Stato deve affrontare per predisporre le infrastrutture, essi sono a carico della collettività poiché sono finanziati tramite tasse e imposte.
Le imprese e i settori economici: l’impresa è l’attività produttiva economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e di servizi. Le imprese secondo l’attività svolta appartengono a un settore economico diverso, primario (prime attività), secondario (industria) e terziario (servizi). Ogni settore è interdipendenti tra loro, ognuno riceve supporti dagli altri due. Il sistema economico varia a seconda delle dimensioni e dell’importanza dei settori economici. Nei paesi a economia più avanzata l’introduzione dell’alta tecnologia ha provocato la terziarizzazione dell’economia caratterizzata dalla prevalenza del settore terziario sugli altri 2 settori, ma anche dell’accresciuto apporto che i servizi offrono a entrambi.
Tipi di imprese: le imprese si suddividono in base alla dimensione in:
1) Piccole: con meno di 10 addetti. L’imprenditore è l’unico proprietario e responsabile, ha funzioni di direzione e partecipa al processo produttivo, svolgendo l’attività lavorativa. Possono essere familiari.
2) Medie: dagli 11 ai 250 dipendenti. C’è una divisione del lavoro, le attività legate alla produzione diventano più complesse, l’imprenditore è affiancato da dipendenti con qualifica e responsabilità diverse. La media impresa può assumere la forma collettiva.
3) Imprese grandi: dai 251 dipendenti in su. Non c’è un imprenditore ma degli amministratori (manager), con la collaborazione di tecnici ed esperti.
4) La Spa: Società per azioni, il cui capitale è suddiviso in azioni, titoli che possono essere acquistati da chiunque voglia entrare a far parte dell’impresa e assumere la veste di socio proprietario. Le deliberazioni vengono perse dall’assemblea dei soci che ha potere decisionale, mentre il potere di gestione spetta al consiglio di amministrazione.
5) Imprese private: un impresa individuale o collettiva è privata quando il capitale e gli altri beni di cui dispone appartengono a soggetti privati e l’attività produttiva ha come fine il profitto privato.
6) Impresa pubblica: un impresa è pubblica quando lo Stato o un ente pubblico è imprenditore e quindi il capitale appartiene alla collettività. L’attività produttiva deve essere comunque svolta con criteri di economicità e l’impresa deve essere gestita secondo principi di efficienza, ma l’obbiettivo principale è l’interesse comune. Essa ha fini sociali.

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