Habilis 1829 punti

Le imposte e la Curva di Laffer

L’imposta è una prestazione pecuniaria, istantanea o periodica, che un ente pubblico esige in virtù della sua potestà d’imperio, originaria o derivata. Con questo introito l’ente pubblico predispone una serie di servizi che vengono messi a disposizione della collettività.
L’imposta è quindi un prelievo coattivo di ricchezza, vale a dire una somma che viene richiesta dallo Stato o da altro ente pubblico che si presenta nella veste di ente impositore.

Gli elementi dell’imposta sono :
- il soggetto attivo del rapporto di imposta;
- il soggetto passivo del rapporto di imposta;
- il presupposto dell’imposta;
- l’oggetto dell’imposta;
- la fonte dell’imposta;
- l’aliquota dell’imposta.

Il soggetto attivo è colui che impone il pagamento per finanziare servizi destinati alla collettività, vale a dire lo Stato. Esso può trasferire la facoltà di imporre tributi ad altri enti pubblici (Regioni, Province e Comuni) per finanziare la loro attività. La potestà tributaria statale è originaria, quella degli altri enti pubblici è derivata.
Il soggetto passivo è colui che è tenuto al pagamento dell’imposta. Può essere una persona fisica o giuridica e viene definito contribuente.
Il presupposto è l’evento che determina il sorgere dell’obbligazione tributaria. Può essere un evento giuridico, economico o qualsiasi altro evento.
L’oggetto è il valore sul quale si applica l’imposta e viene definito base imponibile.
La fonte fa riferimento a dove il contribuente attinge le somme per far fronte alla pretesa tributaria.
L’aliquota è il rapporto, espresso in percentuale, tra l’ammontare dell’imposta e la base imponibile.

Le imposte si distinguono in :
- dirette e indirette;
- personali e reali;
- generali e speciali;
- ordinarie e straordinarie;
- fisse, proporzionali, progressive e regressive.
Le imposte dirette colpiscono il reddito guadagnato o il patrimonio posseduto, quelle indirette colpiscono il consumo, il trasferimento o lo scambio di beni o di servizi.
Produrre un reddito o possedere un patrimonio comporta un indice di capacità contributiva dal quale nasce l’obbligo di pagare l’imposta. Così, acquistando un bene, si dimostra una capacità contributiva di tipo indiretto perché alla base dell’acquisto vi è la capacità di spesa che deriva dal poter disporre di un reddito o patrimonio.

Le imposte personali colpiscono la ricchezza o il reddito di un individuo in funzione della sua condizione economica generale. Per esempio, l’Irpef è personale perché si applica sommando i redditi e le attività del contribuente facendo riferimento alla capacità contributiva complessiva.
Le imposte reali colpiscono la ricchezza o il reddito in modo oggettivo senza che si faccia riferimento alla situazione economico sociale del contribuente. Questo tipo di imposta è preferibile rispetto a quella reale perché rispecchia meglio le esigenze di equità fiscale.
L’imposta è generale quando colpisce nella stessa misura tutti i settori o i vari rami di un sistema economico. E' speciale quando colpisce con la stessa aliquota solo alcuni redditi o colpisce tutti con aliquote diverse.
L’imposta è ordinaria quando si applica in modo permanente nell’ambito di un sistema tributario; mentre è straordinaria quella che viene applicata per far fronte a particolari esigenze di spesa dello Stato (es. guerre, calamità naturali, etc.).
Le imposte sono fisse quando consistono nel pagamento di una somma definita nel suo importo, senza far riferimento all’imponibile (es. imposta di registro 250.000 lire).
Le imposte sono variabili quando consistono nel pagamento di una somma che risulta diversa perché prende a riferimento basi imponibili diverse.
L’imposta è proporzionale quando l’ammontare da corrispondere cresce proporzionalmente alla base imponibile (es. Irpeg 37% su utili indipendentemente dall’utile prodotto).
L’imposta è progressiva quando il suo ammontare aumenta più che proporzionale rispetto alla base imponibile, vale a dire l’aliquota cresce all’aumentare della base imponibile.
L’imposta è regressiva quando in suo ammontare aumenta in maniera meno che proporzionale rispetto alla base imponibile, vale a dire l’aliquota decresce all’aumentare della base imponibile.
Per avere un’imposta “giusta” non si possono applicare imposte di tipo regressive, bisogna prendere in considerazione il principio economico dell’utilità marginale decrescente della ricchezza, secondo il quale, al crescere delle ricchezza diminuisce il sacrificio legato al prelievo tributario.
Tutti i cittadini che sono nella stessa condizione devono essere tassati in modo uguale, questo è il principio dell’equità orizzontale, invece per quella verticale riguarda i redditi non uguali e la soluzione migliore potrebbe consistere nel ricorre al principio della proporzionalità.
L’imposta progressiva è criticabile perché in periodi di forte inflazione, un aumento del reddito nominale permette soltanto di mantenere invariato il potere d’acquisto, senza registrare un aumento reale del reddito. Nell’ipotesi di imposta progressiva, a fronte di un incremento nominale (ma non reale), il contribuente si troverà di a subire un maggior prelievo, vale a dire una vera e propria imposta da inflazione o fiscal drag.
Aliquote troppo alte non comportano un aumento di gettito, ma al contrario portano ad una diminuzione, perché una pressione fiscale troppo elevata può portare a una riduzione della produzione.

Curva di Laffer
La progressività può essere di 4 tipi:
- continua;
- per classi;
- per scaglioni;
- per detrazioni.
La progressività continua si ha quando l’aliquota aumenta in modo continuo all’aumentare della base imponibile.
La progressività per classi si ha quando la base imponibile viene divisa in classi o livelli e a secondo del livello corrisponde un’aliquota che si applica sull’intero ammontare imponibile. Vi è, però, un grave inconveniente: il passaggio da un’aliquota all’altra comporta ingiuste penalizzazioni per chi si trova al confine tra le due classi. Tale progressività è contraria al principio di equità contributiva.
La progressività per scaglioni consiste nel suddividere la base imponibile in “scaglioni” a ciascuno dei quali corrisponde una diversa aliquota. La base imponibile subisce un prelievo complessivo che si ottiene applicando a ciascuna parte di essa l’aliquota dello scaglione corrispondente (vedi esempio su libro).
Differenza tra le ultime due, in quella per classi l’aliquota si applica su tutta la base, invece in quella per scaglioni si applicano diverse aliquote.
Si definisce aliquota media il rapporto tra l’imposta e la base imponibile, invece aliquota marginale quella corrispondente allo scaglione più elevato in cui ricade la base imponibile.
La progressività per detrazioni si ha quando in presenza di un’aliquota costante viene applicata su una base imponibile che risulta dalla detrazione di un ammontare fisso.

Registrati via email