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L'impatto economico delle imposte

Con l’applicazione delle imposte in ogni Stato democratico si raggiungono obiettivi economici di interesse generale. Gli effetti economici che le imposte producono possono essere misurati determinando:
- l’incidenza assoluta dell’imposta, cioè gli effetti della sua introduzione nel sistema tributario esistente;
- l’incidenza differenziale (o relativa), ossia gli effetti della sostituzione di una vecchia imposta con una nuova.
Questi criteri consentono di conoscere l’incidenza dell’attività finanziaria sulla distribuzione dei redditi. E' più semplice l’analisi con il primo criterio perché viene confrontata la situazione economica di uno Stato prima dell'introduzione di un’imposta e dopo che il tributo è stato applicato.
Non sempre l’analisi degli effetti economici derivanti dall’introduzione di un’imposta possono essere limitati all’applicazione del tributo stesso. Infatti, possono esservi effetti generali che sono conosciuti come effetti di annuncio. Un esempio di essi possono essere l’acquisto massiccio di un bene di consumo, il cambiamento di scelte di risparmio in previsione di una tassazione, etc. Tali effetti possono essere distinti in quantitativi e qualitativi. I primi sono legati alla riduzione del reddito imponibile del contribuente, i secondi rappresentano le modifiche che le variabili economiche subiscono in relazione alle modalità con cui il prelievo del tributo è effettuato (effetto di formulazione).

L’evasione dell’imposta costituisce un comportamento illecito volto a violare norme tributarie con una sottrazione totale o parziale al pagamento delle imposte dovute.
L’evasione può manifestarsi con una omissione nella dichiarazione, o con lo svolgimento di un’attività fraudolenta, (cd. frode fiscale). Altri tipi di comportamenti evasivi sono l’esportazione clandestina di capitali e l’attività di contrabbando.
Nel lungo periodo un gettito inferiore a causa dell’evasione produce un incremento della pressione fiscale sui soggetti non evasori. In Italia tale fenomeno è molto accentuato. Infatti può risultare facile per un professionista: è lui che fornisce i dati relativi al suo reddito e ha la possibilità di mentire al contrario del lavoratore dipendente. Per esso è praticamente impossibile evadere, salvo che attrvaerso il lavoro nero , situazione in cui il soggetto presta attività lavorativa senza alcuna regolarizzazione né fiscale né previdenziale. Anche le imprese hanno la possibilità di evasione che si concentra nell’attuazione di politiche di bilancio a danno dell’Erario.
L’elusione è l’effetto economico che si ha quando il contribuente si sottrae al pagamento totale o parziale delle imposte mettendo in atto dei comportamenti che escludono determinate operazioni dal presupposto dell’imposta, senza violare norme di legge.
Vi sono vari esempi di elusione e uno di questi è rappresentato dai contratti di leasing, i quali non sono soggetti all’applicazione delle imposte dirette. Un altro esempio consiste nell'intestare ad un membro della famiglia una casa per farla diventare “prima casa”.
L’elusione, che non è illecita, è un fenomeno in forte crescita. Per tale motivo, negli ultimi tempi, sono state introdotte norme antielusive che non consentono di concedere benefici fiscali per operazioni che non abbiano fondamento economico. Tale violazione viene sanzionata come illecito.
La rimozione dell’imposta si ha nel caso in cui il contribuente modifica il suo livello di attività per “rimuovere” gli effetti indesiderati dell’imposta. Essa può essere positiva o negativa:
- positiva: consiste in un aumento della propria attività lavorativa per poter mantenere un livello di reddito disponibile costante nonostante l’introduzione di un nuovo tributo o l’incremento della pressione tributaria (nell'ipotesi che l’imposta rappresenta un incentivo per la produzione);
- negativa: consiste nella riduzione del livello della propria attività lavorativa (solo da un punto di quantitativo non qualitativo) conseguente alla rinuncia a produrre quella parte di reddito che darebbe origine all’applicazione dell’imposta. Quindi si modificano le scelte di produzione e si elimina parte della base imponibile.
Si ha comunque rimozione negativa nell’ipotesi in cui un consumatore rinunci ad acquistare un determinato bene di consumo a causa dell’Iva elevata e lo sostituisce con il consumo di un bene succedaneo.
L’elisione dell’imposta consiste nella contrazione dei consumi e dei risparmi conseguita all’incremento dal carico di imposte che avviene in maniera praticamente automatica. Tale effetto produrrà come conseguenza rilevanti effetti secondari sul livello di produzione del sistema economico.
La traslazione dell’imposta si verifica quando il contribuente, colpito dall’imposta, riesce a trasferire l’onere del tributo su altri soggetti mediante la modificazione del prezzo del bene.
Il soggetto percosso è colui che per legge deve versare all’Erario il tributo e il soggetto inciso è colui che paga effettivamente il tributo. Il contribuente di diritto è il soggetto a cui giuridicamente è legato il rapporto con l’ente impositore, mentre il contribuente di fatto è il soggetto sul quale materialmente ricade il tributo.
Le tre fasi del meccanismo traslativo sono:
- la fase della percussione di tipo formale e giuridico;
- la fase effettiva della traslazione, vale a dire i movimenti messi in atto dal contribuente di diritto per scalzare il tributo;
- la fase dell’incisione, di tipo sostanziale, coincide con l’effettivo pagamento del tributo da parte del contribuente di fatto.
La traslazione può essere totale o parziale a seconda che il tributo sia spostato totalmente o parzialmente sul soggetto inciso.
Le forme di traslazione possono essere di tre tipi : in avanti (o progressiva); all’indietro (o regressiva) e laterale (o obliqua).
La traslazione in avanti si ha quando il produttore di un bene o di un servizio riesce a trasferire l’onere dell’imposta direttamente sugli acquirenti attraverso l’aumento del bene o del servizio.
La traslazione all’indietro si ha quando l’imposta viene applicata direttamente sul consumatore finale, il quale reagisce riducendo il consumo del bene o del servizio tassato. Questa riduzione comporta una diminuzione delle vendite e un calo dei profitti del produttore che rappresenta il soggetto inciso dall’imposta; altro tipo di traslazione è rappresentato dalla possibilità di lasciare inalterato il prezzo del bene ma di diminuire il costo dei fattori utilizzati nell’attività produttiva (es. ridurre il numero dei lavoratori). E’ quasi impossibile attuare tali tipo di traslazione per via della rigidità verso il basso dei salari e degli stipendi, il produttore sarebbe frenato dai sindacati che hanno molto potere in Italia.
La traslazione laterale si verifica quando un tributo comporta l’uscita di determinati produttori da un determinato settore produttivo; lo spostamento degli imprenditori in settori meno oberati dal carico tributario fa si che si realizzi una concorrenza maggiore nel settore che ottiene i nuovi ingressi; in questo caso si tassa un settore ma ne fa le spese un altro.
Per potersi avere la traslazione vi sono due condizioni:
- di ordine oggettivo: l’imposta eventualmente introdotta deve gravare su beni o servizi destinati allo scambio. Solo collocando sul mercato tali beni o servizi si può trasferire l’onere dell’imposta;
- modificabilità o flessibilità del prezzo del bene o del servizio sui cui grava l’imposta.
Dopo essersi verificate entrambe queste condizioni l’entità del fenomeno è collegata ad altri fattori per es. regime di mercato in cui opera (concorrenza, monopolio, etc), tipo di imposta introdotta (generale o speciale), andamento dei costi di produzione del bene; periodo di tempo considerato, mobilità di capitali, etc.

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