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Finanziamento degli enti locali

I problemi da affrontare per definire la sfera di autonomia di un ente locale sono tre:
- quali poteri affidare al singolo ente in relazione alla determinazione della base imponibile delle imposte locali o in relazione alla fissazione delle aliquote?
- a quale livello di governo locale conviene affidare tali poteri?
- quali imposte dovranno essere attribuite alle autonomie locali, sia sotto forma di tributi propri che di maggiorazioni di tributi esistenti a livello di finanza centrale (cioè tributi statali)?

Rispondere non è semplice perché non esiste uno schema standard di autonomia tributaria degli enti territoriali. La realtà dimostra come per gli Stati moderni sono diversi i modelli di finanziamento, diverse sono le forme di imposizione adottate e diversi sono i poteri attribuiti ai singoli enti locali.

Per perseguire un sistema di governo locale ottimale, si dovrebbe fare in modo che ogni ente si finanzi esclusivamente con imposte legate al beneficio apportato ai singoli cittadini dai servizi pubblici ad essi prestati. Tutto ciò è impossibile e bisogna cercare di raggiungere un sistema impositivo locale più equo ed efficiente possibile. Proprio per raggiungere quest’obiettivo, in passato sono stati attribuiti molti tributi al governo centrale, ma negli ultimi anni la tendenza si è invertita anche per consentire un maggior controllo della spesa pubblica.
L’ente locale può finanziarsi in tre modi:
- con risorse proprie;
- con i trasferimenti di risorse statali;
- con le entrate da indebitamento.

Queste modalità di finanziamento non sono tra loro alternative. Un sistema indirizzato verso l’autonomia impositiva favorirà le entrate proprie, mentre in un sistema caratterizzato dalla forte centralizzazione del prelievo saranno prevalenti i trasferimenti statali.
Nei sistemi orientati verso l’autonomia impositiva sono previsti dei trasferimenti statali a integrazione delle risorse proprie degli enti locali, infatti si ha la cd. perequazione al fine di riequilibrare le opportunità di spesa tra enti locali ricchi e enti locali poveri.
La perequazione può essere di due tipi: verticale, quando il compito di fornire risorse aggiuntive agli enti che non ne dispongono è affidato allo Stato centrale che interviene per favorire il riequilibrio delle risorse, e orizzontale quando il compito di fornire risorse aggiuntive agli enti che non ne dispongono è affidato ad enti dello stesso livello. In questo caso si crea un flusso di risorse orizzontale da un ente locale ad un altro ente locale dello stesso grado.

Fra le risorse proprie abbiamo, innanzitutto, le tariffe, ossia dei corrispettivi che i cittadini versano per ottenere beni o servizi di pubblica utilità (es. gas, acqua, trasporti etc). Sempre a riguardo alla controprestazione abbiamo la tassa, in cui una parte della spesa può essere finanziata con tale modello (es. scuole, polizia locale). Alcuni servizi pubblici, però, presentano la caratteristica dell’indivisibilità (opere pubbliche, viabilità) per la quale è necessario fare ricorso alle imposte.
Gli enti locali non possono godere di autonomia impositiva totale perché, se avessero tale possibilità, ci sarebbe una riduzione del gettito d’imposta, perché i Comuni non terrebbero conto dell’andamento generale dell’economia del Paese. Un altro problema che si potrebbe creare riguarderebbe i Comuni più poveri costretti ad utilizzare una pressione tributaria maggiore di quella dei Comuni più ricchi con il rischio di creare una forte concorrenza fiscale tra loro.
Un altro rischio legato alla concorrenza fiscale è quello di una “corsa verso il basso” delle aliquote e di conseguenza anche del gettito dei tributi locali. Un esempio è l’imposta sulle società in cui si rischia una competizione tra enti locali per far pagare aliquote più basse e attirare nel proprio territorio le imprese.
Per superare tali problemi la soluzione migliore è quella di assegnare agli enti locali i tributi gravanti sui beni immobili e mantenere nelle mani del governo centrale la gestione delle imposte sul reddito e sui consumi. In questo modo vengono salvaguardate le politiche redistributive dello Stato.
La tassazione sugli immobili è la più adatta per tre motivi:
- la trasparenza: i beni immobili sono visibili e facilmente identificabili e sarà più agevole per l’ente impositore (locale) individuare i soggetti passivi (contribuenti) tenuti a pagare il tributo.
- l’efficienza: infatti, è impossibile nascondere la base imponibile. Vale a dire che sull’immobile è ridotto il rischio di evasione fiscale.
- la stabilità: consente agli enti locali di prevedere con sufficiente previsione il livello complessivo delle risorse proprie disponibili e facilita una razionale programmazione della spesa.
L’attribuzione di entrate tributarie agli enti locali può avvenire anche tramite la partecipazione di questi ultimi al gettito delle imposte centrali e può essere di due tipi:
- la compartecipazione: è l’attribuzione totale o parziale all’ente locale del gettito di un’imposta statale riscossa su base locale;
- se le aliquote applicate dall’ente sono da applicare direttamente alla base imponibile abbiamo le sovraimposte, mentre si fa riferimento alle addizionali quando le aliquote sono riferite al gettito delle imposte.

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