Aleksej di Aleksej
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Economie estere

I vantaggi che l’imprenditore ottiene localizzando le sue attività economiche in determinati luoghi e condizioni ambientali vengono definiti economie esterne o esternalità, in quanto sono effetti utili che la singola impresa non può produrre al suo interno, ma può solo ricevere dall’esterno, se si localizza là dove sono presenti certi condizioni favorevoli. Ogni tipo di attività economica ha sue proprie localizzazioni ottimali, dipendenti da sue specifiche esigenze di esternalità. L’esistenza di condizioni territoriali capaci di influire sulla produttività delle imprese e quindi sui loro profitti è stata riconosciuta per la prima volta dall’economista Marshall nel 1890 ed esse riguardano interessi vitali per il funzionamento dell’economia. Fu lo stesso Marshall ad indicare questi effetti utili territoriali con il termine di economie esterne: esterne rispetto all’impresa, cioè utilità che essa non produce direttamente, ma che può utilizzare a suo vantaggio; il territorio si configura come generatore di esternalità per le imprese.
Nella maggior parte dei casi le economie esterne sono invece il risultato dell’attività umana, in parte sono un effetto collaterale del mercato; si tratta delle cosiddette economie di agglomerazione, cioè degli incrementi di produttività che le imprese realizzano concentrandosi in determinate aree. L’agglomerazione può essere una forma di auto-organizzazione territoriale prodotta dal meccanismo di mercato, perché la vicinanza di più imprese può generare economie di scala e quindi risparmi di costi. Ciò rende più competitive le imprese agglomerate rispetto alle altre, che quindi tenderanno anch’esse ad agglomerarsi. Col crescere dell’agglomerazione le economie esterne possono crescere ulteriormente, in modo che il meccanismo agglomerativo si autoalimenti. Le economie di agglomerazione sono una componente della più vasta famiglia di economie esterne, cioè quelle di urbanizzazione, le quali derivano principalmente da:

1) opere di urbanizzazione primaria che consentono l’insediamento delle imprese;
2) facilità di scambi di merci, informazioni e servizi tra le imprese agglomerate;
3) formazione (col crescere dell’agglomerazione e quindi della popolazione urbana) di un mercato sempre più vasto e qualitativamente differenziato dalla forza lavoro a cui le imprese possono attingere;
4) presenza di servizi pubblici necessari per la formazione e riproduzione della forza lavoro e per l’elaborazione e la circolazione della informazione;

5) sviluppo parallelo dei servizi privati per le famiglie e di servizi per le imprese. Alcune di queste condizioni sono di formazione spontanea, altre sono infrastrutture prodotte dalla pubblica amministrazione e da forme di cooperazione tra privati. Il tutto presuppone che esista una pubblica amministrazione che faccia funzionare il sistema territoriale urbano nel suo complesso.

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