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Introduzione all'Economia Politica

A scuola, al lavoro, al telegiornale, si sente spesso il termine economia. Ma cos’è l’economia? Economia deriva dal greco (oíkos = casa, patrimonio, beni di famiglia e nòmos = regola, legge) e sta ad indicare l’organizzazione e l’uso delle risorse di una famiglia per soddisfare i bisogni di tutti i suoi componenti. In un’accezione più ampia l’economia può essere intesa come l’organizzazione e l’uso delle risorse di una nazione per soddisfare i bisogni degli individui. Quando parliamo di risorse intendiamo denaro, ma anche beni e servizi.
Perché studiare economia?
L’economia, assieme al diritto, è presente nei piani di studio del primo biennio della maggior parte degli indirizzi delle scuole superiori. È sicuramente utile studiare questa materia perché aiuta a capire il mondo che ci circonda, ci aiuta a capire come è fatto il nostro sistema sociale e ci permette di prendere buone decisioni in merito a risparmi, investimenti, lavoro e consumi. Inoltre, avendo almeno delle basi di economia, saremo in grado di capire buona parte delle notizie che si sentono al telegiornale e saremo in grado di capire quali possono essere le cause della “crisi” che stiamo attraversando. L’economia si collega a materie come diritto, geografia, storia ed anche matematica e statistica.

L’economia politica
Ad un livello prettamente teorico, inteso cioè come materia oggetto di studio, si parla spesso di economia politica, volendo rimarcare il fatto che le scelte in campo economico sono dettate dalla politica. Gli economisti si limitano a una funzione di “consulenza”, prospettando i diversi scenari possibili a seguito di determinate azioni.
L’economia politica è una scienza sociale perché studia il comportamento degli individui e cerca di rispondere a 3 domande fondamentali:
• Quali beni e servizi produrre?
• In quali condizioni produrli?
• Per chi produrli?
Rispondere a queste domande significa affrontare il problema dell’allocazione delle risorse, cioè il modo in cui le risorse possono essere distribuite tra gli individui e usate per soddisfare i loro bisogni. È risaputo che purtroppo la maggior parte delle risorse è disponibile in quantità scarse, quindi si pone il problema di effettuare delle scelte tra più alternative. Scegliendo un’alternativa automaticamente rinunciamo alle altre. Questa rinuncia viene detta “costo dell’alternativa praticata”. Facciamo un esempio: supponiamo di avere €50 nel portafoglio e di avere due sole alternative d’acquisto. Possiamo usare i nostri soldi per fare la spesa, spendendo €40, oppure possiamo usare €35 euro per acquistare una camicia. Se scegliamo la prima alternativa saremo costretti a rinunciare alla seconda (spendo €40 al supermercato e mi avanzano €10, insufficienti per acquistare la camicia). Decidere di spendere i nostri soldi per la spesa al supermercato ci “costerà” la camicia. Una cosa analoga avviene se preferiamo la seconda alternativa alla prima. Ovviamente nella realtà le cose sono più complicate: potremmo scegliere più alternative insieme perché abbiamo più soldi, e in ogni caso la scelta dipenderà in primis dalle nostre effettive esigenze e poi dai nostri gusti e abitudini. Dato che la realtà è complessa, gli economisti si servono di modelli per descriverla. I modelli economici sono schemi di derivazione matematica che semplificano le situazioni reali, prendendo in considerazione poche variabili e mettendo in evidenza le relazioni tra queste. Così facendo i modelli economici ci permettono di giungere a conclusioni che non sarebbero state possibili se avessimo osservato la realtà in maniera dettagliata. Inoltre, nell’esaminare i comportamenti individuali e collettivi, l’economia suppone che gli individui siano razionali, cioè che comprendano bene costi/benefici delle alternative a loro disposizione e che cerchino di ottenere il massimo risultato dalle loro azioni.
Come in matematica, anche in economia la relazione tra grandezze economiche viene rappresentata attraverso il diagramma cartesiano, distinguendo tra variabili dipendenti e variabili indipendenti. Il grafico serve a cogliere a colpo d’occhio una determinata situazione economica o un determinato fenomeno.
Prima di concludere, dobbiamo aggiungere che l’economia politica, come materia di studio, si divide in due grandi gruppi: microeconomia e macroeconomia. La microeconomia studia il comportamento dei singoli e il modo in cui interagiscono in situazioni particolari (per esempio la determinazione del prezzo del gas o l’introduzione di una tassa sull’ingresso dei motoveicoli nei centri urbani sono problemi di microeconomia). La macroeconomia si occupa delle questioni di carattere generale, come il livello di reddito di una nazione, l’inflazione e il tasso di disoccupazione.
Un’analisi più approfondita di queste due discipline ci porta a nuove discipline di tipo specialistico, come l’economia monetaria, l’economia industriale, la politica economica, l’economia del turismo e così via.

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