Aleksej di Aleksej
Mito 20002 punti

Christaller, Walter - Teoria delle località centrali
Il geografo tedesco Christaller, studioso della struttura degli insediamenti, ha formulato una teoria delle “località centrali” , per dare una risposta ai problemi riguardanti l’assetto degli insediamenti urbani piuttosto che individuare i fattori che sovrintendono alla distribuzione territoriale dei servizi.

Il nucleo forte della teoria è rappresentato:
1. dallo studio delle leggi che governano la distribuzione degli insediamenti e delle città all’interno di uno spazio geografico;
2. dalla ricerca di una risposta al quesito se le città si dispongono sul territorio secondo criteri di causalità oppure, al contrario seguono una logica o un principio razionale.

Con il suo studio, Christaller constata che la distribuzione e la concentrazione degli insediamenti sul territorio sono fortemente eterogenee e che questa differenza tra centri urbani non è conseguenza di un fatto occasionale e fortuito, ma l’espressione locale di una logica economica generale,operante in modo uniforme sul territorio.

Gli assunti alla base del modello delle località centrali sono:
• Superficie isotropica uniforme.
• La popolazione è distribuita in maniera uniforme nello spazio indifferenziato.
• Ciascuna città abitata ha la stessa quantità di popolazione.
• Gli agenti economici hanno un comportamento razionale:minimizzazione dei costi totali per il consumatore e massimizzazione dei profitti per i produttori.
• Gli spostamenti dei consumatori sono ridotti al minimo
• Beni e servizi acquistati nel centro più vicino.
• Ogni punto della superficie è servito da una località centrale.
• Assenza di profitti eccedenti

Il modello di Christaller parte dal presupposto di un territorio isotropo e isomorfo in cui i centri urbani si dispongono a distanze regolari; in una situazione di concorrenza perfetta il prezzo effettivo risulta il prezzo stabilito dal mercato più il costo del trasporto che il consumatore deve sostenere per raggiungere il punto di vendita. Si introducono poi i concetti di soglia (distanza corrispondente al numero minimo di utenti necessario affinché i fornitori di beni e servizi operino in modo da ottenere un certo margine di profitto) e di portata (distanza massima che un cliente è disposto a percorrere per accedere a un bene o servizio offerti dalla località centrale).
Dunque, superate la portata dei singoli servizi di un centro si formerebbe un altro centro e così via, dapprima la struttura del territorio sarebbe formata da cerchi continui concentrici per via via modificarsi in una struttura continua di esagoni per evitare di lasciare zone scoperte o servite da più centri, riducendo così il ricavo dei fornitori di beni o servizi. Tale equilibrio è di difficile raggiungimento e si creano squilibri, per cui vi sono città che si estendono o crescono enormemente di importanza rispetto ad altre, creando attorno a se vaste zone con poche o nessuna città. Tali fenomeni di squilibrio sono determinati soprattutto dai processi di agglomerazione, dovuti al fatto che le attività economiche hanno dei vantaggi a localizzarsi le une vicino alle altre; ciò accelera la crescita delle città, sovente a scapito delle aree dove non esistono economie di agglomerazione.

Registrati via email