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Concorrenza - Concorrenza sleale e limitazioni della concorrenza

La Costituzione afferma il principio della libertà dell’iniziativa economica privata consentendo a qualsiasi persona di diventare un imprenditore e svolgere un’attività economica.
Di regola, la concorrenza tra gli imprenditori è libera, ma deve svolgersi nel rispetto di alcune regole e di alcuni limiti stabiliti dalla legge a tutela di interessi generali.

La concorrenza sleale

Un’impresa non può sottrarre i clienti o diminuire i profitti di altre imprese con atti di concorrenza sleale.

ATTI DI CONCORRENZA SLEALE: tutti gli atti o i comportamenti con i quali un imprenditore si avvantaggia in modo illecito a danno dei concorrenti.

La legge reprime la concorrenza sleale nell’interesse degli altri imprenditori perché vieta soltanto i comportamenti che possono danneggiare altre imprese.

Sono considerati atti di concorrenza sleale:

• ATTI IDONEI A CREARE CONFUSIONE: creando confusione tra i consumatori con i prodotti e/o con l’attività dei concorrenti in modo tale da sfruttarne il successo commerciale.

- Uso di segni distintivi confondibili: (ditta, insegna, marchio). Tali da ingannare il pubblico riguardo alla natura o alla provenienza dei prodotti di un’impresa;

- Imitazione servile: consistente nel copiare la forma o le caratteristiche del prodotto di un’altra impresa (beni identici a quelli di marca);

- Concorrenza parassitaria: quando un’impresa imita in modo sistematico tutte le iniziative di un’impresa concorrente.

• ATTI DI DENIGRAZIONE: con i quali un imprenditore diffonde notizie o apprezzamenti diretti a screditare l’attività e i prodotti dei concorrenti.
Perché ricorra un atto di concorrenza sleale è necessaria la diffusione, cioè la comunicazione a più persone.

• ATTI DI VANTERIA: consistenti nell’appropriarsi dei pregi e/o delle caratteristiche dei prodotti di un’impresa concorrente (pubblicità per riferimento).

Sono considerati atti di concorrenza sleale, tutti gli altri atti contrari ai principi della correttezza professionale e idonei a danneggiare altre imprese.
Fra questi atti rientrano:

• STORNO DI DIPENDENTI: consistenti nella sottrazione sistematica del personale di un’impresa concorrente;

• SPIONAGGIO: spionaggio industriale o commerciale e la sottrazione di segreti di fabbrica;

• BOICOTTAGGIO: quando un’impresa grande si mette d’accordo con i fornitori affinché applichino delle condizioni più gravose.

• DUMPING: vendita di un prodotto sottocosto, per far uscire dal mercato una o più imprese concorrenti.

L’imprenditore che ha subìto un atto di concorrenza sleale può chiedere al giudice di ordinare:

• Cessazione del comportamento illecito e l’astensione per il futuro da atti simili (AZIONE INIBITORIA);

• Rimozione degli effetti dell’atto compiuto;

• Risarcimento danni, soltanto se vi è stato dolo o colpa.

La legge stabilisce una presunzione relativa di colpa a carico di chi ha posto in essere un atto di concorrenza sleale. È quindi compito dell’imprenditore dimostrare che non ha avuto né dolo né colpa (INVERSIONE LEGALE DELL’ONERE DELLA PROVA).

Le limitazioni della concorrenza

Limitazioni convenzionali della concorrenza
LIMITAZIONI CONVENZIONALI DELLA CONCORRENZA: derivano da un accordo stipulato dagli imprenditori interessati, che escludono o riducono la concorrenza tra loro.

• INTESE E CARTELLI: gli accordi tra imprese possono essere semplici intese, quando due o più imprenditori si impegnano a non farsi concorrenza in un determinato settore; oppure veri e propri cartelli, quando due o più imprenditori si obbligano a osservare determinate regole comuni allo scopo di ridurre la concorrenza.

• PATTO DI NON CONCORRENZA: deve rispettare alcuni limiti inderogabili, quali:
- Deve essere redatto con un atto scritto, ma soltanto ai fini della prova dell’accordo (non può essere provato per testimoni);
- Deve riguardare una zona o un’attività determinata;

- Non può avere una durata superiore a 5 anni.
Nel caso di violazione del patto di non concorrenza, l’imprenditore è responsabile verso gli altri imprenditori per il risarcimento dei danni, ma gli atti che ha compiuto con i terzi sono pienamente validi dal punto di vista giuridico.

• SFRUTTAMENTO DI UNA POSIZIONE DOMINANTE: non essendoci concorrenti, l’impresa mette i prezzi alti.

• CONCENTRAZIONI: sono vietate le fusioni e concentrazioni di imprese che riducono di fatto la concorrenza in quel settore.
Quando c’è un’operazione di concentrazione, questa va comunicata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Authority).

Limitazioni legali della concorrenza
LIMITAZIONI LEGALI DELLA CONCORRENZA: sono divieti o restrizioni della libertà di concorrenza stabiliti dalla legge per motivi di interesse generale.

Fra i principali limiti legali della concorrenza abbiamo:

• NAZIONALIZZAZIONI: quando un’impresa privata viene acquisita dallo Stato per motivi di notevole interesse generale riguardanti servizi pubblici essenziali.

• MONOPOLI LEGALI: la legge riserva ad un unico venditore un servizio. Il monopolista deve contrattare con il consumatore, ma deve trattare tutti i clienti nello stesso modo.

• AUTORIZZAZIONI AMMINISTRATIVE: la legge può subordinare l’esercizio di alcune attività a un’autorizzazione amministrativa.

• DIVIETI LEGALI DI CONCORRENZA:
- L’alienante dell’azienda deve astenersi per 5 anni dall’iniziare qualsiasi attività che per l’oggetto o l’ubicazione sia idonea a sottrarre la clientela dell’azienda ceduta;

- I lavoratori subordinati non possono svolgere un’attività concorrenziale all’azienda per la quale lavorano;
- I soci illimitatamente responsabili di una SNC o SAS e gli amministratori delle SPA non possono esercitare un’attività concorrente. Possono però mettersi d’accordo con gli altri soci.

La legislazione antimonopolistica
Per garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno, la legislazione vieta:
• Le intese e le pratiche concordate tra imprese che abbiano come oggetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza nel mercato comune;
• Lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante sul mercato comune.

Tali accordi o pratiche sono nulli di pieno diritto, e quindi improduttivi di qualsiasi effetto giuridico.

L’accertamento delle infrazioni e l’applicazione delle eventuali sanzioni spetta:
• Alla Commissione della UE, applicando la legislazione europea, quando riguardano il mercato europeo;
• All’Authority, applicando la legislazione italiana, quando riguardano il mercato italiano.

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