Ominide 50 punti

Il colore

Il colore è un elemento fondamentale della grammatica visiva, il quale facilita la percezione della realtà e costituisce inoltre un ottimo strumento espressivo. Il colore permette all’osservatore di distinguere due zone di colorazione differenti. Il fisico studia il colore come fenomeno derivante dalla scomposizione della luce, ovvero ne misura le lunghezze d’onda(distanza percorsa da un onda in un periodo). Il primo a dedurre che il colore derivava dalla luce fu Leonardo da Vinci, ma solo nel 1666 Isaac Newton dimostrò scientificamente l’ipotesi leonardesca facendo passare un raggio di luce bianca attraverso un prima di cristallo. Il fenomeno che ne derivò fu la deviazione della luce che diede origine a una successione di raggi colorati con frequenze magnetiche differenti. Il raggio di luce infatti assume i così detti colori dello spettro solare che si dispongono in sequenza determinata dal fatto che i colori corrispondenti alle onde corte subiscono una deviazione maggiore rispetto a quelli con delle onde lunghe. I colori dello spettro formeranno quindi una figura comunemente detta arcobaleno e i colori saranno disposti nel modo che segue: rosso (lunghezza d’onda maggiore), arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola ( lunghezza d’onda minore) presentando delle sfumature tra un colore e l’altro. La percezione del colore ha origine dalla luce bianca che colpisce la superficie degli oggetti, esse hanno la proprietà di trattenere alcune frequenze luminose e di rifletterne altre, sono queste ultime a determinarne il colore. Quando invece una superficie appare bianca significa che essa riflette tutte le radiazioni che riceve, mentre se è nera significa che le assorbe tutte. Una seconda teoria della percezione del colore afferma che i recettori collocati all’interno dei nostri occhi sono sensibili a tre diverse lunghezze d’onda le quali corrispondono a tre diverse lunghezze d’onda: alcuni recettori reagiscono ai colori blu-viola, altri ai verdi e altri ancora ai rossi. A loro volta questi recettori, stimolati dalle rispettive onde elettromagnetiche, mandano un segnale al nostro cervello il quale traduce gli impulsi in colori; seconda questa teoria quindi si potrebbe affermare che è il nostro sistema percettivo a creare il colore. Tutti gli esseri umani percepiscono allo stesso modo i colori, fatta eccezioni per quelle persone che soffrono di daltonismo, una malattia della vista che impedisce di percepire i colori correttamente. Al contrario del nostro occhio, che riesce a distinguere anche le più piccole variazioni di colore, il linguaggio verbale non riesce a definire con esattezza le varietà cromatiche, per questo motivo nel linguaggio comune si usano nomi e aggettivi piuttosto generici (giallo chiaro, rosso forte). Mentre nello specifico, per definire con precisione sfumature e mescolanze cromatiche sono stati elaborati difficili codici numerici e alfanumerici. Si definisce principio di relazione il fenomeno per cui il nostro occhio non è in grado di percepire l’intensità e la luminosità di un colore dalla sua osservazione isolata. La percezione del colore di un oggetto è determinata da molti fattori: dal colore locale, ossia dal colore specifico della sua superficie; dal colore tonale, ossia dalle alterazioni del colore dovute agli effetti di luce e ombra; dal colore dell’ambiente, ovvero dai colori riflessi sull’oggetto dalle superfici degli elementi che lo circondano. Ogni colore cambia anche secondo la materia da cui è costituito e secondo la natura della superficie che lo accoglie. Una superficie liscia e lucida riflette la luce dando al colore un effetto di brillantezza, mentre una superficie ruvida gli conferisce un effetto di morbidezza. Un altro fattore che modifica la percezione del colore è costituito dalle dimensioni delle superfici colorate. La percezione cromatica di un oggetto è condizionata inoltre dalla qualità dell’illuminazione, più in particolare dal colore della fonte luminosa, dall’intensità della luce e dagli effetti dell’atmosfera tra l’occhio e l’oggetto. La nostra percezione del colore è quindi molto influenzata da fattori esterni, per esempio, al cambiare della luce i colori degli oggetti si alterano, proprio per questo motivo si dice che la luce migliore sia quella della luce diurna, poiché più neutra. Il colore può inoltre variare a seconda della torpidità dell’atmosfera ovvero con la variazione della luce. Secondo il principio di Young si possono individuare all’interno dei colori luce dello spettro solare tre colori-luce fondamentali: il blu-viola, il verde e il rosso-arancio, questi sovrapposti danno origine ai colori-luce secondari: il giallo, il Magenta e il blu ciano. Con questo sistema, detto additivo, i fasci di luce colorata se sovrapposti danno origine a colori più chiari, poiché la luminosità dei fasci di luce si somma. La sovrapposizione dei tre fasci di colori-luce primari da origine alla luce bianca. In fatto pratico invece, per colorare non si possono utilizzare i fasci di luce, ma bensì si usano dei colori pigmento, al contrario dei fasci di luce però, il sistema non è più additivo, ma bensì sottrattivi, ovvero più i colori vengono sommati minore è la chiarezza. I tre colori pigmento primari corrispondono ai secondari di luce, mentre i tre colori secondari corrispondono ai primari di luce. La sovrapposizione dei tre colori pigmento primari da origine ad un colore molto simile al nero. Negli ultimi decenni, grazie all’industria chimica si è arrivati al punto che i tra colori puri, ossia i colori primari pittorici sono il Magenta, il blu ciano e il giallo cadmio chiaro dai quali si possono ricavare tutti i colori. il bianco, il nero e il grigio sono definiti colori neutri o acromatici. Ogni colore è caratterizzato, a livello percettivo, da tre varianti fondamentali: la saturazione, la tinta e la chiarezza. Per saturazione s’intende la purezza di un colore, un colore puro o saturo quindi non contiene tracce di nero o di bianco, quindi possiede il massimo grado di intensità e pienezza e si chiama colore timbrico. Per tinta s’intende una determinata specificità cromatica corrispondente a una particolare lunghezza d’onda. La mescolanza di una tinta pura con dosi di bianco, nero o grigio dà origine a variazioni cromatiche definite gradazioni tonali, ossia toni più o meno chiari della medesima tinta. Unendo a un colore dosi graduate di un'altra tinta si ottengono le scale cromatiche. La chiarezza di un colore indica la sensazione prodotta nell’osservatore della quantità di luce che esso riflette. Johannes Itten ha visualizzato e riassunto le leggi strutturali che costituiscono la base della teoria del colore, rappresentandole in un cerchio cromatico. I colori complementari sono coppie di colori tra loro opposti; le coppie di colori complementari se mescolati tra loro danno vita a un grigio neutro. La sfera di Itten è una rappresentazione grafica di tutte le possibili mescolanza di colore, essa classifica e ordina i colori in base al loro grado si saturazione e di chiarezza, ma non tiene conto della loro luminosità. La scala luminosa dei colori pigmento è stata invece fissata da J. W. Goethe alla fine del XVIII secolo.

Registrati via email