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Restaurare e riconvertire

In ordine al restauro architettonico si possono distinguere vari tipi di intervento. Quello conservativo concerne gli edifici di interesse storico e artistico, come per esempio le grandi cattedrali. Il restauro di consolidamento viene operato su architetture che presentano rischi di cedimento strutturale. La ricomposizione consiste invece nel rimettere in piedi una costruzione diroccata principalmente con materiali originali. Il restauro di liberazione coincide con l’eliminazione delle aggiunte e delle alterazioni che hanno modificato l’aspetto originario di un edificio.
Al contrario il restauro di completamento si ha nei casi in cui si portano a termine opere lasciate incompiute secondo una presunta fedeltà artistica. Al giorno d’oggi nel cuore della metropoli ci sono edifici che hanno perso la loro funzione a causa del rapido sviluppo dell’insieme urbano. Le capitali europee, soprattutto quelle cresciute attorno a centri storici anche molto antichi, conservano vicino ad essi stazioni e stabilimenti industriali oggi caduti in disuso.

In alcuni casi si tratta di autentici capolavori costruiti nei decenni compresi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Essi meritano di essere riutilizzati dopo che con interventi progettuali adeguati se ne è aggiornata la funzione. E’ stato questo il caso della stazione d’Orsay di Parigi, oggi divenuta sede di un importante museo.

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