RAZIONALISMO E ARCHITETTURA IN ITALIA DURANTE IL FASCISMO

Nel corso della storia, l’architettura monumentale è stata utilizzata per incarnare ideologie dei valori dominanti, strumento di propaganda insomma. I regimi totalitari giunti al potere tra le guerre, in particolare in Italia, Germania, Russia, rivolsero un’attenzione particolare a tale propaganda. L’architettura moderna appariva marginale, una minaccia, era accusata di essere “straniera”, di non aver avuto origine da radici culturali nazionali. In Germania c’erano numerose critiche contro l’architettura del Bauhaus, secondo cui dev’essere usato vetro, metallo, pietra artificiale, e non legno, tappeti, tappezzeria, vuole una macchina abitativa e non una casa, un pensiero che avrebbe ucciso la personalità degli uomini in favore del collettivismo (e che non avrebbe favorito l’evidenza della gerarchia di potere). Dunque il Bauhaus venne chiuso, molti architetti si sparpagliarono in varie direzioni tra cui Inghilterra, Stati Uniti. In Italia la situazione non era meno complessa. Mussolini usò Roma come suo palcoscenico, nel 1925 fu attuato un piano per il rinnovamento di Roma, in cui strade diritte avrebbero dovuto essere tagliate per collegare i principali monumenti del passato con quelli che Mussolini intendeva costruire grazie a Marcello Piacentini. La “Nuova Roma”, avrebbe combinato l’efficienza e la velocità di una metropoli moderna con antichi ricordi imperiali. In Italia l’architettura moderna si affermò più tardi rispetto alla Germania, e incontrò minore ostilità, in parte perché il fascismo era già ben affermato quando nacque il movimento Moderno italiano, e pertanto non ci fu un’ideologia socialista precedente contro cui combattere. L’architettura italiana doveva simboleggiare, come una specie di linguaggio, il potere fascista, qui le caratteristiche fondamentali del sistema classico e il telaio in calcestruzzo, pilotis, si rafforzarono, ad esempio un gruppo di architettura che iniziò a operare nel 1926, il gruppo 7, non voleva una rottura con la tradizione, dunque questa non scompare, cambia aspetto. Gli architetti del Gruppo 7 dichiararono la loro intenzione di fondare una “Architettura Razionale”, risultante da una stretta aderenza alla logica e alla razionalità.

Il gruppo iniziò a farsi conoscere con una serie di articoli apparsi sulla rivista Rassegna Italiana, e proprio su quella rivista il "Gruppo 7" rese noti al pubblico i nuovi principi per l’architettura, che si rifanno a quel Movimento Moderno, che ormai è in crescita in tutta Europa. Il gruppo tuttavia mostrava molta attenzione al Deutscher Werkbund ed ai costruttivisti russi mentre prendeva le distanze dai futuristi.
La figura più saliente del panorama architettonico degli anni trenta in Italia fu Giuseppe Terragni, i cui primi lavori furono caratterizzati da uno sforzo di riconciliare una specie di raffigurazione classica con tecniche costruttive moderne.
Terragni darà un chiaro esempio delle sintesi elaborate in questo contesto, nella Casa del Fascio di Como del 1932-1936 (la sede locale del partito fascista), dove la facciata è disegnata secondo le proporzioni della sezione aurea e nel contempo forme e strutture moderne si fondono con un impianto volumetrico ed un equilibrio dello spazio architettonico classici. La facciata ha un disegno severo e lineare, Terragni scrisse che il fascismo è una casa di vetro in cui tutti possono guardare, non esiste impedimento o barriera tra la gerarchia politica e il popolo, la facciata principale ha piani sottili e vuoti. L’atrio interno, uno spazio per assemblee pubbliche che si collegava con la piazza esterna, è disposto in modo da richiamare il cortile di un palazzo rinascimentale mentre l’edificio è rivestito in un marmo finemente tagliato che impedisce riferimenti meccanicistici e suggerisce un carattere celebrativo. La copertura dell’atrio è simmetricamente aperta per ammettere la luce, mentre i pilastri strutturali sono raggruppati anche per rinforzare l’asse centrale dell’edificio, ma si tratta di un asse che si dirige nuovamente all’esterno, attraverso le porte di vetro a scomparsa, verso la piazza. In tal modo l’asse dello Stato e l’asse del pooplo vengono a coincidere (La Casa del Fascio appartiene a tutti), e inoltre i soffitti in pietra lucidata sopra l’ingresso aiutano a dissolvere la facciata principale quando si guarda fuori, verso la piazza. Dalle vetrate vengono inquadrate l’architettura della città e della montagna. La casa del Fascio è innalzata su un podio. Dato che lo stile di Terragni si basava per così dire, sulla trasparenza, e il regime voleva che le sue attività fossero trasparenti a tutti, la Casa al piano terra ha un congegno di aperture vetrate che simultaneamente rendono accessibili il piano terreno, mettono in comunicazione l’interno con la piazza. Il volume, un semi cubo, non è vetrato, ma viene eroso, scavato, quindi ci troviamo di fronte a un pieno e un vuoto di vetrate che lasciano intravedere travi, pilastri. Le facciate sono tutte diverse, e una denuncia la presenza del corpo scala, ma l’edificio in sé non ha una facciata principale, non è intonacato, ma ricoperto da lastre di marmo, materiale italiano, che conferisce anche proprietà riflettenti.
A Como progetta un asilo Sant’Elia, una scuola materna, all’interno di un loco irregolare, dalla pianta quadrangolare cuotata rispetto ai lati principali del loco in modo da ottenere quattro spazi verdi intorno all’asilo. Siamo di fronte a un oggetto trasparente perché vige l’idea della pedagogia (il bambino dev’essere in grado di vedere ciò che succede). Il volume è intonacato di bianco.
Un altro interessante progetto, non costruito però, è un monumento celebrativo, dedicato a Dante, il “Danteum”, un edificio che ricorda la struttura della Divina Commedia, e si sviluppava attorno a una strada in salita dal carattere processionale, che collegava tra loro ambienti rettangolari, che con modalità differenti rappresentavano l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, quest’ultimo era uno spazio a cielo aperto con una griglia di colonne di vetro.
Per il Danteum era stata stabilita fin dall’inizio anche l’area: all’incrocio tra via dell’Impero (ora via dei Fori Imperiali) e via Cavour. La scelta non era casuale. Su via Cavour sorge la torre dei Conti, simbolo del Medioevo e di Dante. Su via dell’Impero sta la basilica di Massenzio, prestigioso simbolo dell’antica Roma. Appunto in mezzo ai due monumenti si estende l’area del Danteum, che è sostanzialmente un quadrilatero
irregolare, mentre l’edificio, come vedremo, era pensato rigidamente rettangolare.
Il primo elemento che vediamo è un muro a sé stante, disposto parallelamente alla facciata che dà su via dell’Impero e su cui è un lungo fregio. Il muro doveva rappresentare una sorta di immensa lavagna, una lapide monumentale intessuta di cento blocchi marmorei, come cento sono i canti della Divina Commedia (3 cantiche di 33 canti più un cantico di introduzione); Inoltre quelle terzine che contengono riferimenti o allegorie dell’Impero, dovevano essere scolpite sul blocco corrispondente al canto dal quale derivavano. Quello che troviamo una volta superato questo stretto passaggio, sono tre sale dedicate rispettivamente a Inferno, Purgatorio e Paradiso, più una corte che sembrerebbe estranea allo schema dantesco, una corte chiamato “spazio sprecato”, in cui si è privi di una conoscenza adeguata, e si vive nel peccato. Attraversata la corte, il visitatore si trova in una “selva” di cento colonne, che rappresenta la selva in cui si trova Dante prima di entrare all’Inferno. Da qui, passando per un corridoio e salendo pochi gradini, si può raggiungere la prima delle due sole porte esistenti nell’intero edificio (l’altra si trova alla fine della sequenza), ovvero la porta della sala dell’Inferno, preceduta da cinque statue marmoree che rappresentano dannati in agonia. Pian piano che si segue il percorso purificatorio, si passa in spazi più aperti, c’è una crescente sensazione di leggerezza. Si penetra nel purgatorio per poi arrivare nello spazio del paradiso, sovrapposto alla stanza della condizione umana, ci sono delle colonne vetrate.
Poi abbiamo un’altra importante figura, anche politica, Marcello Piacentini, figlio d’arte, con un padre architetto, esordisce con il Cinema-Teatro Corso, a Roma. Poi abbiamo il Palazzo di giustizia milanese.
Per quanto riguarda Napoli, (Il 28 ottobre 1922, alcune decine di migliaia di militanti fascisti si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del Regno d'Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza.), le opere architettoniche e urbanistiche legate al regime nascono nel 1925. Da un punto di vista urbanistico ci sono due operazioni urbanistiche che riguardano Rione Carità e la mostra d’oltremare. Luigi Cosenza, ingegnere che a soli 24 anni realizza il Mercato Ittico di Napoli (L'edificio è costituito da una grande hall con una struttura in vetro cemento e grandi aperture per garantire l'illuminazione naturale. L'interno è composto da un'ampia sala di contrattazione coperta da una volta a tutto sesto e circondata dai locali destinati ai singoli mandatari. Un piano sotterraneo è costituito da celle frigorifere e depositi. L'ingresso del pubblico è attraverso una grande scalinata posta a nord.), nel decennio successivo collabora con Domus e Casabella e inizia il sodalizio con l'austriaco Bernard Rudofsky, noto architetto europeo. In questo periodo la coppia progetta le più importanti architetture private sulla collina di Posillipo; tra le ville più importanti si ricordano Villa Oro (costruita per un medico, Augusto Oro), doveva ospitare una ventina di stanze e nasce su un loco estremamente allungato), Villa Savarese e Villa Ferri. Cosenza partecipa, senza alcun esito, ai concorsi nazionali per il Palazzo del Littorio e per l'auditorium.
Nel 1888 venne fondata la Società pel Risanamento di Napoli allo scopo di risolvere il problema del degrado di alcune zone della città che era stato, secondo il sindaco Amore, la principale causa del diffondersi del colera. Si decise l'abbattimento di numerosi edifici per fare posto al corso Umberto, alle piazze Piazza Nicola Amore e Giovanni Bovio (piazza Borsa) e alla Galleria Umberto I.

Registrati via email