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La xerografia

Con questo termine si indica il procedimento di duplicazione fotoelettrico a secco di immagini o documenti, usato dalle macchine fotocopiatrici. La xerografia è stata inventata dallo stampatore americano Chester F. Carlson nel 1937 ed è stata sfruttata commercialmente per la prima volta nel 1950 dalla Harold Company, che in seguito è diventata la Xerox Corporation. Il metodo si basa sul principio della fotoconduttività, cioè sulla proprietà che caratterizza determinate sostanze che divengono buone conduttrici di corrente elettrica quando sono illuminate. La xerografia utilizza, come sostanza fotoconduttiva, il selenio, i cui elettroni più esterni, se colpiti da radiazione luminosa, assorbono sufficiente energia per lasciare gli atomi e rendersi disponibili per la conduzione.
La xerografia è costituita da un tamburo rotante di alluminio, rivestito di uno strato di selenio, che conduce elettricità solo in presenza di radiazione luminosa. Si deposita in primo luogo elettrostaticamente uno strato di ioni positivi; in seguito un carrello mobile espone la superficie carica positivamente all'immagine luminosa del documento o immagine da duplicare, tramite un sistema di lenti e specchi. Con il passaggio del carrello e della luce, la carica passa attraverso il selenio e riproduce elettrostaticamente l'immagine desiderata. Questa immagine viene resa visibile con il deposito su una lastra esposta, di una polvere detta toner, composta da inchiostro, polvere di ferro e resina termoplastica, che è dotata di carica negativa ed impressiona le zone rimaste cariche positivamente. La lastra è coperta da un foglio di carta che viene a sua volta caricato in modo opposto, così che il toner vi aderisca. Per la successiva fissazione, la carta è esposta o a vapori chimici, o al calore.

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