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Lo Stato Liberale

Lo stato liberale ha origine nel 17 secolo in Inghilterra e si è esteso in molti altri paesi europei ed extra - europei. Tale forma di stato è espressione del principio del liberalismo, secondo il quale ci deve essere una illimitata ingerenza delle pubbliche autorità nelle libere attività dei cittadini, si pensa cioè che i cittadini siano capaci di autodeterminare liberamente le loro modalità di vita.
Lo stato viene definito come stato minimo perché i suoi compiti devono limitarsi all’ordine pubblico, alla difesa dalle aggressioni esterne e ad una ristretta serie di interventi nel campo delle opere pubbliche; si usa anche l’immagine di stato guardiano notturno per indicare che è sufficiente che esso protegga di notte le case e le banche dai furti dei ladri, mentre il modo migliore per realizzare le altre funzioni sociali è quello di affidarle alla libera iniziativa dei privati. I principi giuridici fondamentali dello stato liberale consistono nella tutela delle libertà individuali di opinione, di pensiero e di azione. I diritti sono considerati come diritti negativi nel senso che gli uomini hanno diritto di non essere ostacolati dai pubblici poteri nell’esercizio delle proprie libertà. Lo stato, in tale contesto, deve astenersi dall’intervenire in modo troppo ingerente nelle attività dei privati. Il principio di uguaglianza è concepito come uguale trattamento dei cittadini di fronte alla legge: è questa l’eguaglianza formale, questo lo dice la nostra costituzione all’articolo 3!
In campo economico si afferma la teoria del liberalismo, questa teoria è affermata da Adam Smith secondo il quale valgono i principi della mano invisibile e del lascia fare portati avanti dagli economisti classici, cioè lo stato deve limitarsi alle opere pubbliche o in parte, e far sì che non ci siano imprese troppo potenti da schiacciare le più piccole.

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