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Trasformazione dello Stato italiano

Lo Stato italiano nasce nel 1861; prima in Italia c’erano vari regni, tra cui il Regno di Piemonte, il Regno delle due Sicilie, lo Stato Pontificio.
L’unione dei vari Stati presenti in Italia avvenne a causa dei Piemontesi. Essi infatti, con una guerra, tolsero al dominio austriaco le regioni del nord-est d’Italia; con la spedizione di Garibaldi nel sud d’Italia, si appropriarono il Regno delle due Sicilie. Infine, sempre con una spedizione di Garibaldi si appropriarono dello Stato Pontificio; ma questo avvenne nel 1870 con la famosa <<breccia Di Porta Pia>>.
Dal momento che il Regno d’Italia nacque come un’espansione dello Stato piemontese, le leggi e le istituzioni piemontesi diventarono quelle del nuovo Regno d’Italia.
Innanzitutto la Costituzione del Piemonte diventò la Costituzione del Regno d’Italia. Essa si chiamava Statuto Albertino e dava allo Stato una forma liberale.

Lo Statuto Albertino stabiliva le seguenti norme:

1. La sovranità apparteneva al re e al Parlamento;
2. Il Parlamento esercitava il potere legislativo;
3. Il re e il Governo esercitavano il potere esecutivo;
4. Il potere giudiziario era dei giudici;
5. Il Parlamento era composto da due Assemblee: Camera dei Deputati e Senato del Regno;
6. I Deputati venivano eletti da una parte del popolo (il diritto di voto era limitato);
7. I Senatori venivano nominati dal re;
8. Il Governo (capo e i suoi Ministri) venivano nominati dal re ma dovevano avere l’approvazione del Parlamento;
9. I Deputati eletti alla camera appartenevano a diversi partiti politici;
10. I cittadini godevano di diritti e libertà: libertà di opinione, di stampa, di organizzazione politica e sindacale, di manifestazione, ecc.

Il Regno d’Italia rimase uno Stato liberale fino agli inizi degli anni 20, in quanto, nominato capo del Governo Mussolini, egli riuscì a istaurare la Dittatura che pose fine ai diritti e alle libertà dello Stato liberale. Il periodo dittatoriale durò circa 20 anni: il fascismo finì il 25 luglio 1943, quando Mussolini si dimise dal capo del Governo.
Il nuovo capo del Governo, Badoglio, firma l’armistizio con gli Americani e gli Inglesi, l’8 Settembre 1943.
A questo punto tutti quegli uomini politici, esponenti dei vari partiti che si erano dovuti nascondere durante il fascismo, tornano a fare attività politica. Essi si presentavano a Vittorio Emanuele III e a Badoglio per concordare il futuro dello Stato italiano.
Venne firmato a Salerno un Patto tra Vittorio Emanuele III e gli esponenti dei vari Partiti Politici; esso stabiliva quanto segue:

1. Finita la guerra, lo svolgimento di elezioni democratiche a suffragio universale per eleggere l’Assemblea Costituente, che avrebbe steso la nuova Costituzione;
2. Lo svolgimento di un Referendum tra Monarchia e Repubblica;
3. La sostituzione del Governo di Badoglio con un Governo provvisorio formato da uomini politici che appartenevano ai Partiti firmatari del Patto.

Finita la guerra (25 aprile 1945), si verificano le cose stabilite nel Patto di Salerno; infatti, il 2 giugno 1946 si svolsero le elezioni per l’Assemblea Costituente e il Referendum Monarchia-Repubblica.
Per quanto riguarda il Referendum la maggioranza degli Italiani scelse la Repubblica; tuttavia i voti di differenza furono pochi e si sospettano anche imbrogli elettorali.
Per quanto riguarda l’Assemblea Costituente, essa risultò composta da 575 Deputati, appartenenti a vari Partiti come la Democrazia Cristina, il Partito Comunista, il Partito Socialista, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano, ecc.
L’Assemblea Costituente approvò, quasi all’unanimità, il teso Costituzionale nel Dicembre del '47. Pertanto la Costituzione entrò in vigore il 1°Gennaio 1948.
Dopo l’entrata in vigore della Costituzione, l’Assemblea Costituzionale si sciolse e furono indette le elezioni per il primo Parlamento della Repubblica. Esso elesse poi come Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, il quale prese il posto di Enrico De Nicola che era stato il Presidente provvisorio eletto dall’Assemblea Costituente.

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