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Sistema elettorale

I sistemi elettorali in genere:

Le costituzioni non prevedono il sistema elettorale da adottare ma lo rimandano a leggi ordinarie quindi modificabile con il voto della maggioranza parlamentare; il sistema elettorale è costituito da un complesso di regole e procedure che mirano a tradurre i voti espressi in seggi e in cariche.
Il territorio nazionale è suddiviso in circoscrizioni elettorali ad ognuna di esse è attribuito un numero di seggi predeterminato; se nella circoscrizione si elegge un solo seggio abbiamo il sistema uninominale (ogni partito presenta un solo candidato) se invece si possono eleggere più seggi abbiamo il sistema plurinominale (ogni partito presenta una lista di candidati); normalmente i sistemi maggioritari sono uninominali mentre quelli proporzionali sono plurinominali.
Il sistema maggioritario è stato introdotto nell’Inghilterra del XVII secolo; il territorio nazionale è diviso in tanti collegi quanti sono i seggi da attribuire, ogni collegio (uninominale) si può eleggere un solo parlamentare; viene eletto il candidato che riporta più voti; in questo caso il voto risulta “personalizzato” perché i partiti, per attrarre gli elettori, presentano i candidati più credibili.

Il sistema maggioritario può essere a turno unico o a doppio turno. Nel sistema a turno unico (adottato in Gran Bretagna) vince il candidato che ha ottenuto anche la maggioranza relativa dei voti (un voto in più degli avversari).
Questo sistema favorisce i partiti più grandi e penalizza i piccoli partiti salvo che questi non stringano un patto elettorale con quelli maggiori; inoltre garantisce una certa stabilità di governo. I partiti minori conquistano seggi solo se forti a livello locale (es. partito dell’Ulster in Gran Bretagna) e si potrebbe verificare la situazione che chi ha la maggioranza dei voti non ha la maggioranza dei seggi perché avendo ottenuto moltissimi voti in alcuni collegi è arrivato in molti altri secondo (non avendo candidati eletti) è accaduto in Gran Bretagna nel 1951.
Sistema a doppio turno (adottato in Francia) al primo turno l’elettore vota per il candidato del partito da lui preferito, il quale viene eletto solo se ottiene la maggioranza assoluta dei voti (50%+1) se non si raggiunge tale soglia si procede ad un secondo turno elettorale (in genere una quindicina di giorni dopo) dove sono ammessi coloro che hanno superato una certa percentuale di voti (in Francia 12,50%) o i primi due candidati che hanno ottenuto più voti (ballottaggio); al secondo turno risulta eletto colui che ha ottenuto più voti (maggioranza assoluta o relativa).
Per vincere nei collegi al secondo turno è possibile stipulare accordi tra i partiti, anche in questo caso i partiti più piccoli possono accordarsi con i partiti maggiori e dare indicazioni ai propri elettori sul candidato da votare al secondo turno; anche in questo caso si formano maggioranze abbastanza stabili e omogenee.
Il Sistema Proporzionale (adottato in Danimarca nel 1885) è il sistema più diffuso nei Paesi U.E.; con tale sistema si ottiene un numero di seggi proporzionale ai voti ottenuti (es. 30% dei voti, 30% dei seggi). Le circoscrizioni sono plurinominali e gli elettori attribuiscono il loro voto alla lista del partito preferito; con tale sistema i voti non vanno dispersi e anche i partiti più piccoli sono presenti in Parlamento; tale ipotesi è il cd. sistema proporzionale puro.
Possono essere previsti anche una soglia di sbarramento al di sotto della quale i partiti non entrano in Parlamento (es. in Germania 5%, Grecia e Spagna 3%) in questo modo i partiti più piccoli non possono ottenere seggi.
Oltre allo sbarramento vi possono essere dei sistemi di calcolo: il sistema dei quozienti e il sistema dei divisori o metodo d’Hondt il primo favorisce la proporzionalità mentre il secondo distorce la proporzionalità tra voti ottenuti e seggi attribuiti.
Altri modi per distorcere la proporzionalità sono le circoscrizioni molto piccole (meno deputati da eleggere, diventa più difficile per i piccoli partiti) oppure il premio di maggioranza al partito o ai partiti che ricevono più voti; questo secondo correttivo tende a dare maggioranze più stabili perché assicura una maggioranza parlamentare più ampia ai partiti vincitori.
Difetto del proporzionale è la spersonalizzazione del voto perché i partiti dominano la scena politica, l’elettore non può dare la fiducia ad una persona.

Sistema elettorale italiano

In Italia abbiamo vari tipi di elezioni: quelle politiche per eleggere il Parlamento composto da Camera dei deputati e Senato della Repubblica; quelle amministrative per eleggere i consiglieri degli enti locali (Comuni, Province e Regioni); e le europee per eleggere i membri del Parlamento Europeo, attualmente tutti gli organi in Italia durano 5 anni.
La Costituzione italiana non indica il sistema elettorale dice solamente che entrambe le camere devono essere elette a suffragio universale e diretto (art. 56-58 ) e il senato è eletto a base regionale.
Fino al 1993 si votava alla Camera con un sistema proporzionale di lista e al Senato con un sistema teoricamente maggioritario ma in realtà proporzionale.
Attualmente si vota con un sistema misto prevalentemente maggioritario, il 75% dei seggi alla Camera (475) e al Senato (232) viene eletto in collegi uninominali maggioritari; il restante 25% Camera (175) e Senato (83) con sistema proporzionale.
Alla Camera dei deputati il territorio nazionale è diviso in 26 circoscrizioni che comprendono più collegi uninominali più la Valle d’Aosta che forma un unico collegio. Per candidarsi è sufficiente avere 25 anni d’età, la candidatura deve essere sostenuta da un numero di elettori di quel collegio stabilito dalla legge; ogni candidato deve collegarsi a una o più liste (max 5) che concorrono ai seggi proporzionali; non è ammessa la candidatura in più collegi.
Per i seggi “proporzionali” i partiti in ogni circoscrizione liste contenenti un numero di candidati non superiore a 1/3 dei seggi arrotondato per eccesso, da assegnare nella circoscrizione. (es. Emilia Romagna 11 seggi da assegnare, le liste possono comprendere fino a 4 candidati). I candidati ai collegi uninominali possono far parte anche delle liste circoscrizionali (con lo stesso contrassegno) in un numero massimo di 3 circoscrizioni.

Per votare l’elettore riceve due schede una per il maggioritario e una per il proporzionale: la prima comprende i nomi dei candidati con a fianco di ciascuno l’indicazione dei contrassegni dei partiti con cui è collegato; nella seconda ci sono i contrassegni di ogni partito con la lista dei candidati (non è possibile esprimere voti di preferenza).
I seggi maggioritari sono attribuiti ai candidati che in ciascun collegio hanno ottenuto il maggior numero di voti validamente espressi, è sufficiente la maggioranza relativa; tale sistema incoraggia i partiti a coalizzarsi.
I seggi proporzionali sono ripartiti su base nazionale alle liste che hanno ottenuto almeno il 4% dei voti (sbarramento) con un meccanismo definito “Scorporo” significa che per ogni candidato eletto in un collegio uninominale viene detratto dal totale dei voti conseguiti dal partito, a cui è collegato, un numero di voti sufficienti per l’elezione cioè i voti presi dal secondo classificato +1. Tale operazione favorisce i partiti più piccoli che hanno ottenuto pochi o nessun seggio nei collegi uninominali.
Se si dimette o decede un deputato e quindi il seggio resta vacante ci sono due strade, se il deputato era stato eletto in uno collegio maggioritario si torna a vota (elezioni suppletive) invece se era stato eletto nelle liste proporzionali gli subentra il primo dei non eletti.
Al Senato della Repubblica il territorio nazionale è diviso sulle 20 regioni; per candidarsi bisogna avere 40 anni d’età e per votare 25; si prevede solo la categoria di candidati nei collegi uninominali che si collegano tra loro sotto il simbolo di uno stesso partito; non esistono le liste. L’elettore dispone di una scheda e di un unico voto; esso vota solo il candidato prescelto.
I seggi maggioritari sono attribuiti ai candidati che in ciascun collegio hanno ottenuto il maggior numero di voti validamente espressi, è sufficiente la maggioranza relativa;
per l’attribuzione dei seggi proporzionali non è prevista alcuna clausola di sbarramento, ma viene applicato lo scorporo in modo diverso rispetto alla Camera: in ogni circoscrizione regionale dai voti ottenuti dai singoli gruppi si detraggono i voti dei candidati del gruppo eletti nei collegi uninominali, si procede al riparto in base al sistema dei divisori.
Se si dimette o decede un senatore e quindi il seggio resta vacante ci sono due strade, se il senatore era stato eletto in uno collegio maggioritario si torna a vota (elezioni suppletive) invece se era stato eletto con il sistema proporzionale gli subentra il primo dei non eletti del gruppo a livello circoscrizionale.
Non è ammessa la candidatura contestuale al Senato e alla Camera.
L’applicazione di tale sistema ha presentato vari problemi, innanzitutto non si è ridotto il numero dei partiti e l’esecutivo è sempre stato molto fragile infatti nel 1994 dopo le elezioni vinte dal Polo delle Libertà (centro - destra) il governo Berlusconi I è durato solo pochi mesi perché la Lega Nord aveva abbandonato la coalizione, successivamente c’è stato il governo tecnico di Lamberto Dini.
Nel 1996 le elezioni sono state vinte dall’Ulivo (centro – sinistra) e il governo Prodi è durato circa 2 anni ma nell’ottobre del 1998 il governo è caduto perché è venuto a mancare l’appoggio esterno di Rifondazione Comunista; e dopo si sono avuti 2 governi preseduti da D’Alema e uno presieduto da Amato con maggioranze diverse da quelle risultate votate dagli elettori nell’elezioni del 1996.
Nel 2001 le elezioni sono state vinte di nuovo dal centro – destra Casa delle Libertà e Berlusconi è tornato al governo; 7 governi in 8 anni rappresentano esecutivi molto fragili e le varie coalizioni che si sono formate non erano basate su accordi programmatici ma si erano costituite semplicemente per scopi elettorali.
Il 18 aprile 1999 si è tenuto un referendum abrogativo per eliminare la quota del 25% del proporzionale da entrambi i sistemi elettorali, però per tale referendum ha votato solo il 46,9% degli elettori (quorum minimo 50%+1) e quindi, nonostante il voto favorevole di oltre il 90% degli elettori, il referendum è risultato nullo.

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