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I ricorsi alla Corte di Giustizia

Le principali attribuzioni della Corte riguardano:
1. l’esame dei ricorsi in tema di inadempimento degli Stati
2. il controllo sulla legittimità degli atti comunitari
3. il ricorso per carenza
4. Il ricorso in via pregiudiziale
5. risarcimento danni
D’importanza rilevante è che la Corte assicura un’unità giurisprudenziale e d’interpretazione, necessario per il presupposto per un’integrazione effettiva.
La tutela giurisdizionale: è il giudizio della Corte di giustizia dell’UE sulla violazione degli obblighi degli Stati membri derivanti dai trattati e dagli atti vincolanti delle istituzioni.
1. Il ricorso contro l’inadempimento degli Stati: Quando la Commissione reputa che uno Stato membro abbia violato gli obblighi derivanti dai trattati dopo aver dato le proprie osservazioni. Si hanno 2 fasi:

• Fase precontenziosa: caratterizzata dalla lettera di messa in mora che mette in evidenza la violazione commessa dallo Stato e fissa per quest’ultimo una scadenza entro la quale deve presentare le sue osservazioni in proposito.
• Fase contenziosa: la Corte emette una sentenza vincolante per tutte le autorità dello Stato obbligandolo di adottare le misure idonee per garantire l’adeguamento del diritto nazionale all’ordinamento comunitario. Qualora lo Stato membro rifiuti di adeguarsi anche alla decisione della Corte, la Commissione dovrà intervenire nuovamente ed emettere un secondo parere motivato, in cui precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è adeguato alla decisione e fissa un termine per l’adempimento. Se entro tale termine lo Stato non si adegua alla decisione, la Commissione può nuovamente presentare ricorso alla Corte, indicando la somma di denaro che lo Stato inadempiente dovrebbe essere chiamato a versare a titolo di penalità. La Corte, nel caso in cui accerti l’effettivo inadempimento, emetterà una seconda sentenza di condanna nella quale però potrà comminare il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.
Il ricorso per inadempimento può essere promosso, oltre che dalla Commissione anche da qualsiasi altro Stato membro, qualora reputi che un altro Stato membro abbia violato gli obblighi derivanti dal trattato. Lo Stato che intenda rivolgersi alla Corte di giustizia dell’UE perché reputa che un altro Stato membro abbia violato gli obblighi derivanti dai trattati, deve rivolgersi prima alla Commissione.
La sentenza della Corte non può indicare le misure necessarie per far cessare l’inadempimento o fissare misure per il risarcimento di danni. Lo Stato è tenuto a garantire la riparazione dell’illecito. Gli Stati membri hanno a carico un nuovo obbligo giuridico, avente per oggetto l’esecuzione della sentenza della Corte. Qualora lo Stato non si conformasse a tale obbligo, sarebbe possibile l’instaurazione di un nuovo giudizio per far constatare una nuova violazione del Trattato.
2. Il controllo sulla legittimità degli atti comunitari: La Corte esercita il controllo di legittimità sugli atti legislativi, sugli atti del Consiglio, sugli atti della Commissione e della BCE che non siano raccomandazioni o pareri. Esercita inoltre un controllo di legittimità sugli atti degli organi o organismi dell’Unione destinati a produrre effetti giuridici nei confronti dei terzi. (Art 263 TFUE).
Quindi l’atto è impugnabile, ovvero qualunque atto che produca effetti giuridici nei confronti di terzi.
Il RICORRENTE deve avere DIRITTO DI AGIRE : bisogna innanzi tutto dire che i ricorrenti possono essere classificati in due categorie:
• ricorrenti istituzionali: costituiti dal Consiglio, dal Parlamento, dalla Commissione e dagli Stati membri, possono ricorrere di fronte alla Corte di giustizia senza dover provare di avere un interesse ad agire.
• ricorrenti individuali: costituiti da qualunque persona fisica o giuridica, possono agire solo contro alcuni atti e soltanto di fronte al Tribunale di primo grado; devono dimostrare, in primo luogo, di avere un interesse ad agire, devono cioè dimostrare di essere titolari di un interesse giuridicamente tutelabile ed attuale.
Deve essere contestato un VIZIO DI LEGITTIMITÀ tra quelli espressamente previsti dal Trattato: i vizi di legittimità contestati sono:
• incompetenza: quando la singola istituzione non ha il potere di adottare l’atto, oppure quando l'atto non è di competenza comunitaria, è possibile rivolgersi alla Corte per far constatare tale violazione e chiedere l’annullamento dell'atto.
• violazione delle forme sostanziali: si tratta per lo più di violazioni di norme che regolano le procedure di adozione degli atti comunitari e che danneggiano i diritti di soggetti coinvolti nella loro elaborazione.
• violazione del Trattato o di altre norme relative alla sua applicazione: riguarda la violazione, da parte dell’atto impugnato, di qualsiasi norma di natura gerarchicamente superiore.
• sviamento di potere: esercizio del potere per un fine diverso da quello per il quale tale facoltà era stata conferita.

3. Il ricorso per carenza: è la constatazione dell’omissione di atti dovuti da parte delle istituzioni che a ciò erano tenute. Nel caso in cui la Corte constati la violazione del Trattato per carenza di azione da parte dell’istituzione interessata, questa è tenuta a prendere i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza comporta. I ricorsi in carenza possono essere esperiti esclusivamente nei casi in cui le istituzioni abbiano un obbligo di agire, mentre ciò non avviene quando queste godano di un potere discrezionale. Prima di rivolgersi alla Corte, pertanto, è necessario che al Parlamento, al Consiglio o alla Commissione sia stato preventivamente richiesto di agire; se allo scadere del termine di due mesi dalla richiesta l’istituzione non si pronuncia, la parte interessata ha a propria disposizione due mesi per proporre il ricorso in carenza, dando così inizio alla fase contenziosa.

4. Il rinvio pregiudiziale: Si è reso necessario creare un meccanismo volto ad assicurare l’uniformità di interpretazione ed applicazione del diritto comunitario da parte delle corti di tutti gli Stati membri. Il sistema, che è conosciuto con il nome di rinvio pregiudiziale, si basa su una cooperazione giudiziale tra le corti nazionali e la Corte di giustizia. In pratica, con il rinvio pregiudiziale si richiede o di conoscere la VALIDITÀ di un atto compiuto dalle istituzioni comunitarie, o di fornire l'interpretazione corretta di una norma comunitaria; successivamente, il giudice del procedimento principale applicherà la norma comunitaria interpretata secondo il giudizio della Corte. Proprio per queste caratteristiche, si tratta di un procedimento di rinvio dal giudice nazionale al giudice comunitario, in cui spetta al primo decidere se sia necessario effettuare il rinvio in questione. Le decisioni sul rinvio pregiudiziale, non solo sono obbligatorie nei confronti del giudice nazionale che le ha sollevate, ma hanno effetti anche nei confronti di tutti i giudici nazionali di qualunque altro Stato membro.

5. Il ricorso per risarcimento dei danni: La Comunità ha l’obbligo di risarcire i danni causati dalle sue istituzioni o dal suo personale nell’esercizio delle loro funzioni. Per quanto riguarda la responsabilità contrattuale, dunque, saranno competenti le giurisdizioni nazionali. Il ricorso deve essere presentato dal danneggiato entro 5 anni dal fatto che ha generato il danno.

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