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I rapporti tra genitori e figli


Dalla patria potestà alla potestà dei genitori
I figli sono soggetti “alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o all’emancipazione” (art.316 c.c.).
La riforma del 1975 non parla più di “patria potestà” ma di potestà dei genitori, che viene esercitata dai coniugi di comune accordo. La potestà dei genitori deve essere intesa come un insieme di poteri e di doveri che devono avere un unico obiettivo: realizzare gli interessi dei figli minorenni.
In caso di problemi di particolare importanza, ciascun genitore può ricorrere, senza formalità, al giudice indicando i provvedimenti che ritiene idonei. In caso di separazione o divorzio, invece, la potestà è esercitata dal genitore a cui è stato affidato il figlio.

L’educazione dei figli

La potestà dei genitori comporta una serie di diritti e doveri.
I fondamentali doveri che gravano sui genitori nei confronti dei figli sono indicati nell’art. 147 c.c. “il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli”.
L’art. 30 Cost. ribadisce infatti “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.”
Dopo la riforma del 1975, il diritto-dovere di educare i figli ricade su entrambi i coniugi che lo mantengono anche in caso di divorzio ed eventuale nuovo matrimonio.
Il figlio ha diritto quindi al mantenimento da parte dei genitori ma anche di assistenza morale e insegnamenti con cui possa sviluppare la propria personalità in armonia con le proprie inclinazioni ed aspirazioni. Il diritto al mantenimento permane anche nei confronti del figlio maggiorenne per consentirgli di acquistare la preparazione culturale e sociale che gli consenta di divenire produttivo e maturo per una propria autonoma esistenza; l’obbligo non sussiste se il mancato inserimento nel mondo del lavoro dipenda da una sua negligenza. In ogni caso permane a carico dei genitori un obbligo alimentare, se il figlio versi in un effettivo stato di bisogno.
Il figlio che ha un proprio reddito deve provvedere al proprio mantenimento o a parte di esso nella misura in cui gli è consentito.

L’opinione dei figli
L’art. 24 Carta UE afferma che sulle questioni che li riguardano, i figli possono esprimere liberamente la propria opinione che viene presa in considerazione in funzione della loro età e della loro maturità. Stabilisce inoltre che ogni figlio ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, ma considera anche l’ipotesi che questo possa essere contrario al suo interesse.


I doveri dei figli

Anche i figli hanno dei doveri nei confronti dei genitori.
Se il figlio convive con i genitori, deve contribuire al soddisfacimento dei bisogni della famiglia in proporzione al proprio reddito, in virtù del principio solidaristico che prescrive che tutti i componenti del nucleo familiare collaborino per il comune benessere.
Se il figlio è minorenne, i genitori hanno per legge l’usufrutto sui suoi beni; con il raggiungimento della maggiore età del figlio, l’usufrutto legale dei suoi beni da parte dei genitori si estingue, ma l’obbligo di contribuzione si protrae per la durata della convivenza.
Il figlio ha inoltre l’obbligo di rispettare i propri genitori (se pur enunciato nell’art. 315 c.c. ha in realtà valore soprattutto morale, non essendo previste sanzioni giuridiche).

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