Espropriazione

L’espropriazione per pubblica utilità è l’istituto giuridico in virtù del quale l’autorità amministrativa può trasferire la proprietà di un bene da un privato, che ne è titolare, ad un ente pubblico o ad un altro soggetto privato che si trovi nelle condizioni previste dalla legge, cioè abbia ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità per un progetto di massima presentato; tale potere viene denominato “potere ablativo”. La Costituzione Italiana classifica l’esproprio come un “dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale” pertanto il privato cittadino non può sottrarsi ad una procedura di esproprio se sussiste un pubblico interesse, che, in quanto tale, interessa anche lo stesso espropriato; la stessa stabilisce che l’espropriazione è retta da due principi: la legalità e l’indennizzo. Il primo principio serve a garantire che non vi sia da parte delle amministrazioni un abuso del potere conferitogli; il secondo serve a compensare la perdita subita. Il legislatore italiano ha stabilito, già dal 1865, con la legge n°2359 denominata “legge fondamentale” che all’espropriazione per pubblica utilità dovesse corrispondere un indennizzo. Tale indennizzo veniva un tempo stabilito in base al valore del terreno in esame sommato al reddito agricolo da esso prodotto il tutto riferito al valore di mercato. Lo stesso calcolo per l’indennizzo in caso di esproprio venne poi riproposto nella cosiddetta “legge di Napoli” la n°2892 del 1885. Nel 1971, poi, venne approvata la legge n°865 “legge per la casa” che prevedeva un indennizzo calcolato in base al valore agricolo medio con un incremento variabile da 1,1 a 2 volte per comuni con meno di 100.000 abitanti e da 2 a 2,5 volte per comuni con più di 100.000 abitanti. L’attuale normativa vigente in materia di espropriazione, dpr n°327 del 2001 “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità”, prevede che l’indennizzo da corrispondere all’espropriato non debba essere irrisorio ne debba necessariamente coincidere con il valore di mercato. Nello specifico stabilisce che per le aree fabbricabili questo coincida con: per le aree edificate legittimamente il valore sarà pari al valore di mercato del bene; per le aree edificate illegittimamente corrisponde al valore di mercato del solo terreno come se su di esso non sussistesse alcuna costruzione mentre per le aree non edificabili corrisponde al valore agricolo effettivo della coltura o, se non è coltivata, al valore agricolo medio. Il processo espropriativo può avere luogo, secondo le disposizioni del dpr 327/2001, solo nel caso in cui si verifichino alcune condizioni, quali:
1. la presenza nello strumento urbanistico vigente dell’opera pubblica da realizzare;
2. la dichiarazione di pubblica utilità;
3. che sia stata determinata l’indennità di esproprio. Il procedimento di esproprio si articola, per sommi capi, nel modo seguente:
Un ente, cui è attribuita la competenza ad espropriare, può elaborare o approvare il progetto preliminare di un’opera pubblica che rientri nelle sue competenze emettendo, poi, una dichiarazione di pubblica utilità che può avere fondamento nella approvazione di un progetto definitivo; la stessa indica anche i termini per il compimento delle operazioni espropriative e quindi per l’inizio dei lavori. Se al momento dell’espropriazione non vi sia ancora un progetto approvato, i privati e gli enti della pubblica amministrazione possono presentare un progetto di massima per il quale è necessaria la richiesta di una dichiarazione di pubblica utilità. Quando ha inizio il procedimento di espropriazione, il proprietario dell’area interessata, cioè colui che risulta come proprietario dai registri catastali, deve essere avvisato dell’inizio del procedimento e ha il diritto di presentare le proprie osservazioni. L’ente competente all’espropriazione approva il progetto definitivo dell’opera di pubblico interesse redatto dall’interessato dopo aver valutato la vera utilità a livello pubblico dell’opera. Tale approvazione ha valore di dichiarazione di pubblica utilità e comporta l’inserimento dell’opera nel vigente piano urbanistico come variante. L’ente competente per l’espropriazione determina l’indennizzo da corrispondere al proprietario; in caso di urgenza può essere disposta l’occupazione d’urgenza dell’immobile. Se il proprietario concorda sull’ammontare dell’indennizzo può ottenere il pagamento immediato della somma dovutagli: egli deve, però, stipulare l’atto di cessione del bene; se non lo stipula, l’autorità emana il decreto di esproprio, il quale viene successivamente eseguito privando il proprietario del possesso del bene. Se la realizzazione dell’opera non ha inizio entro il 10° anno dal momento dell’espropriazione, l’interessato può chiedere ed ottenere la restituzione del bene ed il pagamento di un’indennità.

Registrati via email