Ominide 50 punti

Proprietà

La proprietà è disciplinata nel codice civile nel libro III della proprietà, titolo II della proprietà. Art 832 e ss.

Art.832 c.c.
Diritto di proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose
in modo pieno ed esclusivo. Il diritto di godere, è il potere di trarre dalla cosa propria le utilità che essa è in grado di generare, quindi, usare la cosa, e trarne i frutti naturali e civili.
Il diritto di disporre, è il potere di cedere ad altri, in tutto o in parte diritti sulla cosa.
In modo pieno, perché il proprietario opera senza limiti, (può anche distruggere la cosa) oltre a quelli stabiliti dall’ordinamento giuridico posti nell’interesse pubblico (norme di urbanistica) e privato (distanze, luci e vedute, acque)
Distanze art. 873 e ss le costruzioni, se non sono unite, devono essere distanti almeno 3 metri. Nei regolamenti locali, può essere imposta una distanza maggiore. In tema di distanze è importante il caso di comunione forzosa del muro. Secondo cui il proprietario di un fondo contiguo, al muro altrui, può ottenere dal giudice una sentenza costitutiva per cui il muro posto sul confine o a distanza inferiore di un metro e mezzo DIVENTA COMUNE previo il pagamento della metà del suolo e del muro.

Luci e vedute art. 900 e ss le aperture nel muro contiguo al fondo del vicino si distinguono in luci e vedute. Le vedute sono quelle che consentono non solo di guardare il fondo del vicino, ma di sporgere il capo su di esso. Esse possono essere costruite, rispettando la distanza prevista dal codice. Una volta costruita la veduta verso il fondo vicino, il proprietario di questo, se costruisce sul suo deve rispettare le distanze minime. Le luci sono quelle aperture che consentono il passaggio di aria e luce, ma non consentono la vista, o quantomeno, non consentono di affacciarsi sul fondo del vicino. Esse devono rispettare determinate altezze dal suolo. Queste regole tendono a conciliare:
1. l’interesse del proprietario ad avere → aria- luce-vista
2. l’interesse del vicino a non essere esposto alla curiosità altri
Acque private art. 909 e ss appartengono al proprietario del suolo su cui esistono, che deve utilizzarle nel rispetto delle leggi speciali sulle acque pubbliche. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e costituiscono una risorsa salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà. È libera la raccolta di acque piovane in invasi esterni.
In modo esclusivo, perché può pretendere di non essere ostacolato nel libero e pieno godimento del suo bene.
Questa disciplina, contiene delle significative novità rispetto alla precedente Costituzione (lo statuto Albertino) il quale, affermava “tutte le proprietà, senza alcun’eccezione, sono inviolabili”.
Inoltre nella carta costituzionale, la proprietà non è neppure disciplinata fra i principi fondamentali, ma nel titolo relativo ai rapporti economici, art. 42-44.
Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina:
o modi di acquisto,
o modi di godimento e
o limiti
allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
La funzione sociale della costituzione, avrebbe potuto causare anche la prescrizione della proprietà, ma è prevalso l’idea che la proprietà fosse una sorta di diritto superiore, infatti:
Caratteristica della proprietà Perpetuità = l’assenza di limiti temporali imprescrittibilità = non si può perdere per il non uso.

Limiti alla proprietà:
* Art. 44 Cost. attribuisce al legislatore ampi poteri di intervento in materia di proprietà agraria.
* Art. 42 Cost. riconosce e garantisce la proprietà ma nel contempo la circoscrive il contenuto, stabilendo i modi di acquisto, di godimento ed i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale.

Art 833 → atti emulativi. Questa norma, pone un limite al potere del proprietario. A esso sono preclusi gli atti emulativi, ovvero quegli atti che non hanno altro scopo che non quello di nuocere o
recare molestia ad altri. Tra questi atti non rientrano i comportamenti omissivi, ovvero chi lascia crescere arbusti spontanei nel proprio fondo al solo scopo di precludere al vicino una determinata visuale. Il codice, vieta gli atti emulativi, quando concorrono 2 elementi:
1. elemento oggettivo: mancanza di utilità per il proprietario.
2. elemento soggettivo: intenzione di nuocere o arrecare molestie al vicino.
Art 840 → sottosuolo e spazio sovrastante al suolo. Questa norma afferma che in linea verticale, la proprietà si estende al sovrasuolo e al sottosuolo, ma il proprietario, non si può opporre ad attività di terzi che si svolgono a tale profondità o a tale altezza, che egli non abbia interesse ad escluderle.
Una limitazione a questo diritto si ha quando viene istituito un diritto di superficie.
Art. 844 → immissioni. Se nel suo fondo il proprietario, in base all’art. 832, ha diritto ad opporsi, ad attività di immissione di materiali, egli non può opporsi, ad attività che si svolgano sul fondo del vicino, se queste non superano la normale tollerabilità.
Per la precisione, è opportuno distinguere:
- se le immissioni rimangono al di sotto della soglia normale di tollerabilità ═ non si ha diritto ne a farle cessare ne a vedersi riconosciuto un ristoro in danaro per il danno sofferto.
- se le immissioni superano la soglia normale di tollerabilità , ma sono giustificate da esigenze della produzione ═ non si ha diritto a farle cessare, ma si ha diritto a un indennizzo (perché l’attività è lecita) .

- Se le immissioni superano la soglia della normale tollerabilità senza essere giustificate ═ si ha diritto per il futuro a far ridurre le immissioni entro i limiti, e per il passato ad ottenere un risarcimento del danno sofferto (perché l’attività è illecita).
- La tollerabilità di un emissione, è di carattere discrezionale, e va valutata caso per caso, in base all’eventuale giustificazione dell’immissione( legittimità dell’operato, luogo dell’immissione.

La proprietà edilizia

In tema di proprietà edilizia si pone il problema di combinare:
- l’interesse dei privati a costruire sul suolo di loro proprietà.
- l’interesse generale di assicurare un razionale sviluppo dell’edilizia.
Queste esigenze sono tutelate dal T.U. sull’edilizia, il quale prevede che l’attività urbanistica ed edilizia del territorio, è subordinata :
a) al previo rilascio del permesso di costruire da parte dell’autorità comunale. Il quale sarà rilasciato se il progetto è conforme al piano regolatore.
b) Alla corresponsione di un contributo a favore del comune, che consenta di provvedere alle indispensabili opere di urbanizzazione primaria
c) Alla denunzia di inizio attività
Espropriazione
La proprietà privata è dunque un diritto riconosciuto e garantito dalla legge la quale però fissa anche dei limiti al suo esercizio. Infatti il diritto di proprietà non può essere esercitato in modo egoistico ma nell’interesse dell’intera collettività (funzione sociale della proprietà).
In tale ottica si colloca l’espropriazione per pubblica utilità prevista nell’art. 42, 3° comma, Cost.: “Nei casi previsti dalla legge la proprietà privata può essere espropriata per motivi di interesse generale e salvo indennizzo”. Anche l’art. 834 Cod. Civile si esprime allo stesso modo: “Nessuno può essere privato in tutto o in parte di beni di sua proprietà se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata e contro il pagamento di una giusta indennità”. Nel contrasto tra interesse privato ed interesse pubblico è, dunque, quest’ultimo a prevalere. La legge prevede comunque una indennità, come forma di risarcimento per il proprietario che ha subito l’espropriazione e che ha perso in tutto o in parte il suo diritto. La normativa in materia di determinazione della misura dell’indennità spettante al proprietario in caso di espropriazione ha subito nel tempo numerosi cambiamenti.
L’intera materia dell’espropriazione è attualmente contenuta nel Testo Unico sull’espropriazione (DPR 327 del 2001 modificato dal DLgs 302 del 2002) che ha abrogato ed unificato le precedenti normative in materia.

Registrati via email