ramo 93 di ramo 93
Ominide 34 punti

Legislazione urbanistica

Legge sull’Esproprio del 1865
Legge n°2359/1865

- Espropriazioni forzate per causa di utilità pubblica (1 legge a partire dall’Unità d’Italia di carattere urbanistico).
- Tratta dei Piani Regolatori edilizi e dei Piani di Ampliamento

Leggi Speciali
Legge n°2892/1885 per il risanamento della città di Napoli in seguito alla grave epidemia di colera nel 1884
Conteneva una serie di norme urbanistiche e alcune di queste sono tuttora applicati.
Inoltre, nel corso dei primi anni del 1900 fino agli anni ’30, vennero formulate altre leggi speciali per fronteggiare altre problematiche relative alle nuove edificazioni (vedi Roma).

Legge urbanistica del 1942
- Legge n°1150/1942: entrata in vigore nella fase culminate della guerra, per la necessità di provvedere con urgenza alla ricostruzione delle città distrutte o danneggiate.

La legge è tuttora in vigore nelle sue linee principali.
Nel ’45 e nel ’51 furono introdotti strumenti urbanistici speciali (piani di ricostruzione).

Innovazioni introdotte dalla n°1150/42
- Legge Ponte n°765/1967: norme per porre un freno all’espansione caotica delle città, all’abusivismo edilizio ecc.
Tra le altre cose la legge ponte stabiliva:
1) distanze minime dalla strada;
2) limiti di densità edilizia, di altezza, di distanza fra fabbricati, ecc.
- Decreto ministeriale n°1404 del 1968: sancisce le distanze minime a protezione del nastro stradale nella edificazione fuori dai centri abitati e le distanze minime da osservare per costruzioni e manufatti dal ciglio della strada.
- Legge n°10/1977: norme per l’edificabilità dei suoli o legge quadro. Sono i principi fondamentali ai quali devono sottostare le Regioni per emanare le proprie norme urbanistiche. I punti chiave sono: il diritto di costruire, l’onerosità della concessione edilizia e il programma di attuazione del PRG.
- Legge n°457/1978 Norme per l’edilizia residenziale: nata con lo scopo di incrementare gli interventi di edilizia residenziale e inoltre stabilisce una serie di norme generali per il recupero edilizio e urbanistico del patrimonio esistente.
- Il piano di recupero: è stato realizzato con lo scopo di fornire uno strumento di dettaglio appropriato al problema del recupero, e con un iter di approvazione più veloce. Tipi di intervento: manutenzione ordinaria (opere di riparazione delle finiture) e straordinaria (modifiche per rinnovare anche parti strutturali degli edifici, che non alterino i volumi e le superfici delle U.I.), restauro conservativo, ristrutturazione edile, ristrutturazione urbanistica.

- Legge n°47/1985 Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia (sanzioni, recupero e sanatoria opere abusive): introduce il certificato di destinazione urbanistica, cioè tutte le prescrizioni urbanistiche riguardanti l’area interessata, documento che deve essere allegato agli atti pubblici e privati di trasferimento di immobili.
La legge del 1942 con le sue varie modifiche è stata inglobata, ampliata e modificata ulteriormente dal Testo Unico sull’edilizia del 2003.

Gerarchia dei piani e dei poteri (l. 1150/1942)
1° livello (territoriale): piani territoriali di Coordinamento;
2° livello (locale): strumenti urbanistici generali ed esecutivi:
- Fase Previsionale (P.R.G.);
- Fase Attuativa (Piani particolareggiati di esecuzione di iniziativa pubblica e privata).

Zone territoriali omogenee
Il D.M. 1444/68 individua 6 zone territoriali:
1. Zona di tipo A: parti di territorio di interesse storico-culturale , artistico o di pregio ambientale;
2. Zona di tipo B: parti di territorio totalmente o in parte edificate, diverse dalle zone A;
3. Zona di tipo C: parti di territorio destinate a nuovi complessi insediativi;
4. Zona di tipo D: parti di territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali;

5. Zona di tipo E: parti di territorio destinati ad usi agricoli;
6. Zona di tipo F: parti di territorio destinate ad attrezzature e impianti di interesse generale , quali Scuole ed Università, Ospedali, Parchi pubblici urbani.

Standard urbanistici
Al fine di garantire ai Comuni una conveniente disponibilità di aree per le attrezzature di interesse pubblico (istruzione, sanità, amministrazione, culto, sport e tempo libero, parcheggi pubblici) il D.M. n°1444/68 stabiliace le quantità minime di suolo che devono essere destinate agli scopi citati negli strumenti urbanistici.
Tali quantità sono diverse in base alle destinazioni previste: insediamenti residenziali, produttivi, direzionali-commerciali, agricoli. Essi si differenziano per zona territoriale omogenea.
Diverse Regioni hanno elevato lo standard minimo per gli insediamenti residenziali dai 18 mq/ab stabiliti dal D.M. 1444/68.

Opere di urbanizzazione
Sono gli impianti e le attrezzature destinate a conferire al territorio le caratteristiche urbane.
Sono di tre tipi:
1. Primaria (strade, parcheggi, rete fognaria, idrica, elettrica, gas, telecomunicazioni, illuminazione, spazi verdi attrezzati);
2. secondaria (scuole dell’obbligo, asili, municipi, uffici pubblici, chiese e altri edifici per il culto, biblioteche, centri sociali, culturali, sanitari, mercati, servizi di pubblica sicurezza, giardini pubblici, campi di gioco, impianti sportivi, parcheggi pubblici);
3. indotte (parcheggi in superficie, in sopra e sotto suolo, sovra e sotto passi pedonali e veicolari, impianti di trasporto collettivo, mense pluriaziendali, impianti tecnici comunale, impianti di smaltimento dei rifiuti solidi, manufatti occorrenti per arginature e terrazzamenti e per opere di consolidamento del terreno)

Le spese che i Comuni devono affrontare per l’esecuzione delle opere si definiscono oneri di urbanizzazione.
Denuncia di inizio attività (D.I.A): introdotta dalla legge del 1996, essa elenca quelle opere che possono essere eseguite.
È concessa solo se esistono certe condizioni:
1. gli immobili interessati non siano vincolati in materia di beni artistici e storici e, limitatamente agli immobili comprese nelle zone territoriali omogenee di categoria A, non modificando la destinazione d’uso.
2. Gli immobili interessati siano oggetto di prescrizioni di vigenti strumenti di pianificazione e programmazione, immediatamente operative e le trasformazioni progettate non siano in contrasto con gli strumenti adottati. Alla denuncia deve essere allegata una relazione firmata da un progettista abilitato, accompagnata da opportuni elaborati progettuali, che assicuri la conformità delle opere con gli strumenti urbanistici vigenti, nonché il rispetto delle norme igienico-sanitarie e della sicurezza.
La denuncia deve anche indicare l’impresa a cui si intende affidare i lavori. Il progettista emette un certificato di collaudo finale della conformità delle opere.
Quanti e quali sono i titoli abilitativi necessari per eseguire opere edilizie secondo il Testo unico sull’edilizia?
I titoli abilitativi sono due:
- permesso di costruire che sostituisce la concessione edilizia;
- denuncia di inizio attività (DIA).
Il permesso di costruire è oneroso (per una bifamiliare €10.000 c.a.) mentre non lo è la DIA, salvo casi particolari.
Alcune tipologie di opere si possono eseguire senza un titolo abilitativo.
Il permesso di costruire è richiesto per:
- interventi di nuova costruzione;
- interventi di ristrutturazione urbanistica;
- interventi di ristrutturazione edilizia.
La DIA è richiesta per:
- interventi non elencati agli art. 6 (attività di edilizia libera) e 10 (interventi dipendenti al Permesso di Costruire);
- le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie.
In alternativa al Permesso di Costruire, possono essere realizzati mediante DIA i seguenti interventi:
- di ristrutturazione edilizia che portino a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma ecc.;
- di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica disciplinati da piani attuativi;
- di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti specifiche disposizioni plano-volumetriche.
La DIA deve essere presentata allo Sportello Unico, almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori, accompagnata da una dettagliata relazione firmata da un progettista abilitato e dagli opportuni progetti.
Alla fine dei lavori il progettista rilascia un Certificato di Collaudo finale, con il quale si attesta la conformità dell’opera con il progetto.

Lo sportello unico per l'edilizia
Le amministrazioni comunali prevedono, avendo una propria autonomia organizzativa, un ufficio preposto al coordinamento della materia riguardante gli interventi edilizi: Lo Sportello Unico per l’edilizia.
Essa ha due compiti principali:
1) garantire la trasparenza nei rapporti tra privati e pubblica amministrazione;
2) garantire una veloce evasione delle richieste di Permesso di Costruire avvalendosi dei poteri-dover riconosciuti dalla legge.

Testo unico in materia edilizia
Il D.P.R. n° 380 del 2001 introduce nuovi principi nell’ordinamento giuridico italiano in materia edilizia.
Oneri di urbanizzazione: sono la quota di contributo che vengono versati a favore del Comune nel momento del rilascio del Permesso di Costruire

Registrati via email