La legislazione sociale è l’insieme delle norme giuridiche che hanno come scopo quello di proteggere tutti coloro che si trovano in stato di bisogno.
Lo Stato Sociale (Welfare State) è caratterizzato dal fatto che le autorità pubbliche si interessano del benessere dei cittadini e si preoccupano di sostenere e aiutare i più bisognosi nel rispetto dei valori di solidarietà e giustizia sociale.
La Costituzione richiama espressamente i principi e i valori dello Stato sociale in numerosi articoli ma essenzialmente nell’art. 2 il quale prevede la solidarietà politica, economica e sociale. Esempio di dovere di solidarietà politica è il dovere di difendere la patria, osservare le leggi. Esempio di solidarietà economica è il contribuire alla spesa pubblica e la solidarietà sociale è il dovere di impegnarsi ad aiutare gli altri.
L’art. 3 afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono all’uguaglianza di realizzarsi.
L’art. 38 prevede il sistema previdenziale rivolto a tutti i lavoratori in stato di necessità e la previdenza assistenziale a favore di coloro che si trovano in stato di bisogno.

Lo Stato svolge funzioni essenziali ed eventuali.
Lo Stato Sociale attua la sicurezza sociale che si divide in:
Sistema Previdenza (prevede) → diretta in particolare alla tutela dei lavoratori. L’intervento pubblico è collegato al verificarsi di eventi dannosi che possono far cessare o diminuire la capacità lavorativa della parte debole del contratto di lavoro;
Sistema Assistenza (provvede) → riguarda l’attività dello Stato e degli altri enti pubblici diretta a dare protezione e aiuto a tutti i cittadini che si trovano in una situazione di debolezza, indipendentemente dalla loro condizione di lavoro;
Nella nozione di legislazione sociale vanno ricompresi anche tutti i provvedimenti normativi diretti alla protezione dei lavoratori subordinati, considerati nel rapporto contrattuale di lavoro come parte debole. La condizione di debolezza del lavoratore è conseguenza inoltre della sua posizione di soggezione economica che ne riduce il potere contrattuale e anche della situazione di dipendenza gerarchica nei riguardi del datore di lavoro.
Il diritto del lavoro si pone come difesa degli interessi economici e dei diritti della personalità dei lavoratori.
La legislazione sociale del lavoro è un particolare ramo del diritto del lavoro costituito da provvedimenti normativi volti a tutelare i lavoratori dipendenti in considerazione della loro posizione di contraenti deboli all’interno del rapporto di lavoro.
Lo scopo della previdenza sociale è quello di impedire che le conseguenze di tipo economico o sanitario dell’evento futuro che colpisce o potrebbe colpire il lavoratore ricadano interamente sul lavoratore o sul datore di lavoro.
Nel sistema previdenziale l’assicurato in cambio di premi versati periodicamente all’assicurazione riceve in cambio determinate prestazioni qualora si verifichi l’evento assicurato. Nella previdenza l’assicurazione è obbligatoria e il pagamento dei premi ricade prevalentemente su un soggetto diverso dall’assicurato.
Gli assicuratori sono invece gli enti previdenziali come INAIL (Istituto nazionale delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e INPS (Istituto nazionale previdenza sociale).


I soggetti dell’assicurazione sociale sono:
il lavoratore, detto assicurato, che beneficerà delle prestazioni previdenziali;
il datore di lavoro, detto assicurante, che ha l’obbligo di pagare il premio all’assicurazione sotto forma di contributi;
l’ente previdenziale, detto assicuratore;


I datori di lavoro sono obbligati a versare periodicamente una somma di denaro detti contributi a favore dell’ente previdenziale e la misura della contribuzione dipende dalla retribuzione del dipendente. I contributi sono per una minima parte anche a carico del lavoratore, queste somme di denaro verranno trattenute dal datore di lavoro dalla busta paga del lavoratore. Anche i lavoratori autonomi devono versare i contributi, essi assumono sia la parte di assicurato sia la parte di assicurante e sono integralmente responsabili del versamento dei propri contributi.
L’INPS si finanzia con i contributi dei datori di lavoro e con i contributi dei lavoratori.
L’INAIL si finanzia con i premi assicurativi pagati dai datori di lavoro.
Il sistema pensionistico è da decenni al centro di polemiche e di progetti di riforma dato che corrisponde alla spesa maggiore dello Stato.
Con vari interventi normativi il legislatore ha provveduto a riformare il sistema con lo scopo di rendere il sistema più efficiente e meno costoso.

A seguito delle riforme è venuto a delinearsi un sistema pensionistico fondato su 3 pilastri:
pilastro pubblico: attuato tramite il tradizionale sistema delle assicurazioni sociali, gestito dall’INPS e finanziato principalmente con i contributi dei datori di lavoro;
pilastro previdenziale complementare: costituito dai fondi pensioni principalmente finanziati dalle quote del tfr, il lavoratore può decidere di lasciare il tfr in azienda o inserirlo nei fondi pensionistici che sono delle società private che investono le quote di tfr per ricavare profitti.
pilastro previdenziale facoltativo individuale: formato da assicurazioni private stipulate facoltativamente dal lavoratore che paga personalmente il relativo premio;
L’INPS offre diversi servizi come l’erogazione della pensione di vecchiaia, pensione anticipata, pensione di inabilità, della disoccupazione, degli assegni per il nucleo familiare, la cassa integrazione, gli assegni sociali e la maternità.
Esistono due tipi principali di pensione, quella di vecchiaia e quella anticipata.
La pensione di vecchiaia è quella corrisposta a favore di lavoratori che hanno raggiunto un limite minimo d’età e che hanno versato contributi per un certo numero di anni.
Dal 2017 i requisiti anagrafici per il conseguimento della pensione di vecchiaia sono:
66 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti;
66 anni e 7 mesi per lavoratori autonomi;
66 anni e 7 mesi per lavoratrici del pubblico impiego;
66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome;
65 anni e 7 mesi per lavoratrici del privato;
La pensione anticipata trova applicazione al raggiungimento di un certo numero di anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica. ( Età minima 62 anni). Con le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2017 avranno diritto di accedere alla pensione anticipata:
Gli uomini con 42 anni e 10 mesi di contributi;
Le donne con 41 anni e 10 mesi di contributi;
Fino al 1995 il calcolo della pensione si basava sul metodo retributivo (viene presa la retribuzione annua percepita e viene calcolata in base al coefficiente % dell’INPS, il risultato poi viene moltiplicato per gli anni di lavoro) il quale teneva conto delle retribuzioni percepite dal lavoratore durante il rapporto di lavoro, ma poi venne introdotto con la riforma Dini a partire dal 1/01/1996 un nuovo calcolo delle pensioni di tipo contributivo, sostituendolo a quello precedente di tipo retributivo. Il metodo contributivo è un nuovo sistema che si basa sui contributi effettivamente versati dal lavoratore.

Questo metodo contributivo veniva applicato a coloro che avevano meno di 18 anni contributivi mentre a coloro che avevano più di 18 anni contributivi al 31/12/1995 restò il metodo retributivo.
La riforma delle pensioni del 2011 (riforma Fornero) a decorrere dal 1 gennaio 2012 ha esteso a tutti i lavoratori il sistema di calcolo contributivo.

Può accadere che il lavoratore a causa di un’infermità fisica o psichica veda ridotta la propria capacità lavorativa. A tale riguardo la legge distingue due diverse situazioni, l’invalidità e l’inabilità.
E’ invalido il lavoratore che a causa di infermità, difetto fisico o mentale, veda in modo permanente ridotta a meno di un terzo la propria capacità di lavoro in occupazioni specifiche da lui svolte.
In questo caso la legge ha previsto l’assegno di invalidità che è corrisposto per 3 anni rinnovabili, dopo tre rinnovi diventa definitivo. Può essere richiesto solo da chi ha versato contributi per almeno 5 anni di cui 3 negli ultimi 5 anni.
E’ compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa e viene stabilito con il metodo di calcolo della pensione.
E’ inabile colui che a causa di infermità o difetto fisico o mentale venga a trovarsi nella assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La pensione di inabilità può essere richiesta solo da chi ha versato almeno 5 anni di contributi di cui 3 versati negli ultimi 5 anni. Può essere richiesta inoltre solo da coloro che hanno un reddito massimo di 16532,10 euro.
Si calcola come la pensione, ma vengono applicate delle maggiorazioni ed è incompatibile con altri trattamenti previdenziali.
Un’altra forma di prestazione previdenziale è la pensione ai superstiti erogata nei confronti dei familiari in caso di morte del lavoratore. La pensione può essere di reversibilità nel caso in cui il deceduto era già in pensione o aveva i requisiti, indiretta se il defunto non percepiva la pensione ma aveva già maturato i requisiti per averla, la pensione una tantum nel caso in cui il defunto non aveva ancora maturato i requisiti della pensione.
I beneficiari delle prestazioni previdenziali sono i familiari superstiti:
il coniuge a cui spetta il 60%
i figli ( 70% per figlio unico senza genitori, 20% al figlio se presente un genitore, 80% per due fratelli senza genitori, 40% diviso tra più di 2 fratelli in presenza di un genitore, 100% diviso tra i fratelli se sono 3 o più senza genitori)
i nipoti minori conviventi a carico a cui spetta il 15%
genitori con più di 65 anni o inabili senza pensione e a carico dell’assicurato a cui spetta il 15%
fratelli e sorelle non coniugati inabili, senza pensione e a carico del defunto ai quali spetta il 15%
L’assegno sociale spetta a coloro che hanno compiuto 65 anni e 7 mesi d’età e che si trovano in situazione di indigenza con un reddito annuo inferiore a 5824,82 euro se non coniugati e di 11649,82 euro se coniugati.
L’assegno sociale prescinde dal versamento dei contributi e può essere richiesto non solo dagli italiani ma anche per chi risiede in Italia da almeno 10 anni.
L’assegno sociale è una prestazione assistenziale.

Gli ammortizzatori sociali sono una serie di interventi da parte dello Stato volte a sostenere il reddito dei lavoratori in caso di perdita o di sospensione dell’attività lavorativa oppure quando si trova in particolari circostanze che richiedono un aumento del reddito.
Gli ammortizzatori sociali principali sono la Naspi, la Cigo, la Cigs e gli assegni per il nucleo familiare.
La NASPI ( Nuova Assicurazione Sociale Per L’Impiego) è rivolta ai dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro (disoccupazione involontaria).
I requisiti per poter usufruire della NASPI sono di aver versato 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti, di aver lavorato 30 gg nei 12 mesi precedenti e di essere in disoccupazione involontaria.
La durata massima della NASPI è di 24 mesi. Si va a vedere quante sono le settimane di lavoro nei 4 anni precedenti e si dividono a metà.
Se la retribuzione non supera un certo ammontare (1195 euro) l’indennità sarà il 75% della retribuzione, mentre se supera quell’ammontare al 75% su 1195 euro si aggiunge il 25% della differenza. L’importo massimo della NASPI è di 1300 euro, ma a partire dal quarto mese l’ammontare della NASPI diminuisce del 3%.
I soggetti esclusi dalla NASPI sono i dipendenti pubblici e gli operai agricoli a tempo determinato.
I destinatari della CIGO (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria) sono i lavoratori dipendenti e apprendisti professionalizzanti con almeno 3 mesi di anzianità. Può essere richiesta dalle imprese industriali, imprese edili e dal settore lapideo indipendentemente dal numero dei dipendenti.
Si può richiedere a causa di situazioni aziendali transitorie e di situazioni di mercato temporaneo. Ha una durata massima di 52 settimane negli ultimi 2 anni e può essere richiesta a pacchetti di 13 settimane alla volta.
Si finanzia con i contributi versati da parte del datore di lavoro indipendentemente dal suo utilizzo. E’ un onere posto a carico dell’imprenditore perché è possibile che non si faccia ricorso alla CIGO e questi soldi non vengono restituiti.
Il suo ammontare corrisponde all’80% della retribuzione che il dipendente avrebbe percepito per le ore di lavoro non prestate. Non è più ammessa la CIGO a 0h poichè il lavoratore deve svolgere qualche ora di lavoro giornaliera.
Prima di chiedere la CIGO l’imprenditore deve consultare le associazioni sindacali che garantiscono all’INPS che la situazione di bisogno esiste.
La CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) sono i lavoratori dipendenti e apprendisti professionalizzanti con almeno 90 giorni di contribuzione e può essere richiesta dalle imprese industriali, edili, dagli artigiani, dalla ristorazione e dalla vigilanza con più di 15 dipendenti e dalle imprese commerciali con più di 50 dipendenti.
La CIGS può essere richiesta per riorganizzazione aziendale (i dipendenti non devono essere licenziati ma ci vuole solo un po di tempo per riorganizzare l’azienda e i dipendenti), per crisi aziendale (non è una crisi temporanea, ma un po' globale che però non porta al fallimento) e quando si concludono contratti di solidarietà (contratti che riducono le ore di lavoro a tutti per far lavorare tutti).
Si finanzia con il versamento di contributi da parte dell’impresa e da parte del lavoratore che ne usufruisce e il suo ammontare corrisponde all’80% della retribuzione che il dipendente avrebbe percepito per le ore di lavoro non svolte.
Ha una durata massima di 24 mesi negli ultimi 5 anni per riorganizzazione aziendale, 36 mesi per contratti di solidarietà e 12 mesi per crisi aziendale.
Il datore di lavoro prima di chiedere la CIGS deve contattare i sindacati e dimostrare loro che la situazione di disagio esiste e ottenuta l’autorizzazione l’azienda può presentare la richiesta all’INPS.
L’assegno per il nucleo familiare è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS ma anticipata dal datore di lavoro ogni mese in busta paga a favore dei lavoratori che hanno familiari a carico e basso reddito.
I lavoratori dipendenti devono dimostrare il nucleo familiare, quindi se ci sono dei figli minorenni a carico. I figli maggiorenni possono percepirlo solo se ci sono almeno 4 figli.
L’ammontare dipende dal reddito e dal numero dei membri del nucleo familiare.

Una parte della legislazione sociale si occupa della protezione del lavoro femminile.
Le lavoratrici possono infatti essere discriminate sul lavoro sia per motivi legati alla loro funzione di madre, sia per pregiudizi culturali.
Le fonti normative in materia di lavoro femminile sono l’art.3 che sancisce il principio di uguaglianza, l’art.3 comma 2 prevede il principio di uguaglianza sostanziale in quanto è compito dello Stato rimuovere dalla società gli ostacoli che impediscono all’uguaglianza di realizzarsi e lo Stato è intervenuto con la legge sulla maternità.
Nella Parte Prima della Costituzione, Titolo III - Rapporti economici l’art. 37 sancisce che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
Vieta qualsiasi discriminazione normativa e retributiva e tutela la funzione familiare della donna, proteggendo la madre e il bambino.
Dopo l’approvazione della Costituzione sono state introdotte nuove norme:
nel primo dopoguerra il legislatore è intervenuto con l. 860/1950 e l. 7/1963 che vieta il licenziamento a causa del matrimonio;
la legge 1204/1971 che prevede l’astensione obbligatoria con indennità in prossimità del parto e all’astensione facoltativa di sei mesi nel primo anno di vita del bambino;
la legge 903/1977 estende anche al padre il diritto di astensione facoltativa;
dal 2001 è vietato licenziare la donna entro il primo anno di vita del bambino, dalla scoperta della gravidanza;
Se la donna rimane incinta ha diritto a dei congedi.
L'astensione obbligatoria (congedo di maternità) è quel periodo di tempo obbligatorio in cui la donna non puó lavorare. Sono in totale 5 mesi che possono essere usati 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto oppure 1 mese prima del parto e 4 mesi dopo il parto.
Il compenso è pari all'80% della retribuzione.
La legge riconosce l'astensione obbligatoria anche al padre a cui sono concessi 2 giorni entro 5 mesi dalla nascita del figlio più altri 2 giorni in alternativa alla mamma (legge di stabilità 2017).
Il compenso è pari al 100%.
L'astensione può essere anche facoltativa (congedi parentali) in cui la madre ha diritto a 6 mesi (10 mesi se sola).
Di questo periodo si puó usufruire entro i 12 anni di vita del bambino.
Entro i primi 6 anni di vita del bambino il compenso è al 30%.
Entro i 6 e i 8 anni di vita del bambino si ha diritto al compenso se il reddito individuale di chi lo richiede è inferiore a 2.5 volte la pensione minima (440€).
Se il reddito è inferiore il compenso è pari al 30%.
Dagli 8 ai 12 anni non è previsto nessun compenso.
Anche il padre puó chiedere l'astensione facoltativa e ha diritto a 6/7 mesi.
Se solo il padre chiede almeno 3 mesi di astensione facoltativa la legge gli concede un mese in più.
Il compenso è pari al 30% della retribuzione.
Nel caso in cui sia la madre sia il padre usufruiscono dell'astensione facoltativa la somma non può superare i 10 o 11 mesi se il padre ne ha chiesto almeno 3 mesi.

L'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è gestita dall'Inail ed è regolata dal Testo unico approvato il 30 Giugno 1965 variamente modificato con leggi successive.
Questa forma previdenziale ha lo scopo di garantire il risarcimento del lavoratore che subisce danni alla salute a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale.
L'INAIL si finanzia attraverso il pagamento dei contributi dei datori di lavoro e i contributi prendono la denominazione di premi la cui misura varia in relazione alla retribuzione percepita dal dipendente e alla natura e pericolosità dell'attività lavorativa.
Il rischio assicurato, l'oggetto del rapporto assicurativo è l'infortunio sul lavoro e la malattia professionale.
Si ha infortunio sul lavoro quando per una causa violenta, in occasione di lavoro, si è verificato un evento lesivo che determina la morte o riduce la capacità lavorativa del dipendente.
Il primo requisito affinché si abbia infortunio sul lavoro è che la lesione del lavoratore dipendente dipenda da una causa violenta cioè qualunque evento esterno che agisca in modo repentino e immediato sul lavoratore.
L'infortunio deve inoltre avvenire in occasione di lavoro.
L'infortunio in itinere è l'infortunio che colpisce il lavoratore durante il percorso per recarsi al posto di lavoro o per ritornare a casa.
Altro requisito richiesto è che l'infortunio provochi al lavoratore una lesione che incida sulla sua capacità lavorativa e l'evento lesivo deve determinare la morte o l'inabilità al lavoro che può essere permanente o temporanea a seconda che sia definitiva o limitata a un periodo di tempo; assoluta o parziale a seconda che escluda del tutto oppure riduca soltanto le capacità lavorative dell'infortunato.
La copertura assicurativa dell'INAIL comprende anche il danno biologico, cioè la lesione all'integrità fisica, psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona.

La malattia professionale è contratta nell'esercizio e a causa del lavoro.
A differenza dell'infortunio la malattia non deriva da una causa violenta ma dalla lenta e progressiva aggressione sull'individuo dei fattori nocivi utilizzati nell'attività lavorativa.
La malattia deve inoltre essere strettamente e direttamente collegata con l'esercizio di determinate attività.
Il lavoratore infortunato o ammalato ha diritto alle prestazioni sanitarie ed economiche da parte dell'INAIL.
Le prestazioni sanitarie consistono nelle cure mediche, chirurgiche e riabilitative dirette al ristabilimento della salute e della capacità lavorativa dell'assicurato.
Le prestazioni economiche consistono nel pagamento di somme di denaro in un'unica soluzione (indennità) o con carattere periodico (rendite) a titolo d'indennizzo per la perdita economica subita dal lavoratore in conseguenza dell'inabilità.
L'ammontare della prestazione varia in relazione alla gravità delle conseguenze subite dal lavoratore a seguito dell'evento lesivo.

Inabilità temporanea assoluta --> indennità giornaliera (calcolata al giorno, ma pagata in un'unica soluzione).
Il giorno in cui il lavoratore si è fatto male viene indennizzato al 100%. Il 2º, 3º e 4º giorno vengono pagati al 60%.
I primi 4 giorni sono a carico del datore di lavoro. Dal 5º giorno in poi è l'INAIL a pagare il lavoratore. Se l'infortunio dura 90 gg l'INAIL pagherà il 60%, se invece l'infortunio dura più di 90 gg l'indennità sarà pari al 75%. Se è previsto nei contratti collettivi di lavoro il datore di lavoro può dare la parte restante per arrivare al 100% della retribuzione.

Inabilità permanente assoluta (tra l'80% e il 100%) il lavoratore ha diritto a una rendita (compenso pagato periodicamente) che è pari al 100% della retribuzione annua dei 12 mesi precedenti all'infortunio o il manifestarsi della malattia.

Inabilità permanente parziale --> il lavoratore ha diritto alla rendita calcolata in base alla retribuzione dell'anno precedente e varia a seconda del grado di invalidità.
A pagare la rendita è l'INAIL, ma il datore di lavoro paga per suo conto e di conseguenza avrà un credito nei confronti dell'INAIL.

Morte del lavoratore --> i superstiti hanno diritto ad una rendita che ammonta al 100% della retribuzione annua che viene distribuita tra gli aventi diritto in proporzioni diverse.

Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email