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Forme di Stato

Stato assoluto

Organizzazione politica sviluppatasi in Europa attorno al 1500, in cui un sovrano deteneva il potere sul territorio e sui suoi abitanti. Il sovrano legava a sé le classi sociali più eminenti concedendo loro privilegi economi e giuridici, come l’esenzione dal pagamento delle tasse. Nello Stato assoluto, quindi, le diverse classi sociali non sottostavano alle stesse regole; tutto il potere era nelle mani del sovrano, che lo esercitava a suo piacimento e senza doverne rispondere. Da lui solo dipendevano l’esercito e tutte le cariche pubbliche.
Secondo l’idea assolutista ogni cittadino era un “suddito”. Privo di ogni diritto, questi poteva essere imprigionato, torturato e ucciso non in applicazione di una legge, ma per il solo volere del sovrano.

Inoltre, perché l’organizzazione fosse stabile, era necessaria una cospicua esazione di denaro, che quasi sempre gravava sulle classi sociali più povere.
Nell'Ottocento la forma di stato assolutista fu sostituita dallo Stato liberale, diffusasi in seguito alla Rivoluzione francese, quando cioè cominciarono ad affermarsi i principi di libertà e di uguaglianza dei cittadini.

Stato liberale

Forma di stato diffusasi a partire dal XVII secolo in rifiuto ai regimi assolutisti, affermatasi in più di un caso attraverso i moti rivoluzionari delle classi borghesi.
Caratteristica fondamentale dello Stato liberale è il principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Una Costituzione ne stabilisce i diritti rispetto agli enti governativi, che perciò trovano un limite al proprio potere.
Tipica dello Stato liberale è inoltre l’applicazione del principio di separazione dei poteri, ideato nel primo Settecento dall’illuminista Montesquieu. Secondo tale principio i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono affidati a diverse persone o enti, così che nessuno possa abusare della propria carica.
Il diritto di voto è concesso solitamente alle classi più ricche della popolazione.
Sul piano economico lo Stato liberale garantisce la libertà di iniziativa economica di ogni cittadino, e non interviene nella ripartizione delle ricchezze.
La forma di stato liberale ha subito nel tempo trasformazioni che hanno portato al cosiddetto Stato di diritto, nel quale i cittadini possono contare su una maggior protezione.

Stato di diritto

Lo Stato di diritto si è sviluppato in seguito al processo che, dal XVIII secolo, ha portato alla dissoluzione dell’assolutismo.
Evoluzione della forma liberale, lo Stato di diritto ha la principale caratteristica di estendere l’obbligo di rispettare le leggi anche agli organi che rivestono il potere.
Come nello Stato liberale si promuovono i diritti di libertà ed uguaglianza dei cittadini e il principio di separazione dei poteri.

Stato democratico

Lo forma di stato detta democrazia (da “dêmos”, popolo) si è realizzata solo nel 1900, ed oggi caratterizza la maggior parte dei paesi più ricchi al mondo, compresa l’Italia.
Nello stato democratico vige il suffragio universale (tutti i cittadini hanno diritto di voto) e il Parlamento, diversamente dal passato, rappresenta anche le classi popolari.
Le decisioni sono prese a maggioranza, mediante votazioni. Nel sistema democratico è perciò salvaguardato il diritto di ogni cittadino di partecipare attivamente alla politica nazionale.

Stato totalitario

La definizione di Stato totalitario viene attribuita ad alcune situazioni verificatesi nel XX secolo, dalla Germania di Hitler, all’Italia di Mussolini, al regime comunista nell’ex Unione Sovietica.
In tutti questi casi il potere era concentrato nelle mani di un partito dominante, che non ammetteva alcuna forma di opposizione al suo esercizio. Per mantenere il proprio predominio questo impiegava massicciamente l’intimidazione, la violenza e il terrore. Ma poiché tali strumenti non erano sempre sufficienti, cercava il consenso dei cittadini obbligandoli a partecipare ad eventi di propaganda dei valori del regime.

Il totalitarismo impediva qualsiasi applicazione della democrazia, si prefiggeva di controllare ogni aspetto della vita dei cittadini, fronteggiava gli avversari politici imprigionandoli o uccidendoli.

Stato sociale (welfare state)

Affermatosi con la diffusione del modello democratico, lo Stato sociale ha come principale caratteristica l’intervento della Pubblica amministrazione nel settore economico. Lo stato non si limita a tutelare le libertà e le proprietà dei cittadini, ma cerca di eliminare le disuguaglianze economiche aiutando in particolar modo i meno abbienti.
A tal scopo offre una serie di servizi assistenziali, il cui risvolto negativo è il notevole impiego di risorse finanziarie, per lo più provenienti dal prelievo fiscale.
Lo stato sociale, che ha avuto la sua massima espansione tra il 1950 e il 1970, ha perciò portato in molti paesi alla cessazione dell’intervento della Pubblica amministrazione nell’economia nazionale.

Stato socialista

L’idea socialista ha origine nel pensiero del filosofo tedesco Karl Marx (1818-1883) ed è stata applicata per la prima volta nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione del 1917.
Obiettivo dello stato socialista non è la libertà individuale, bensì l’uguaglianza economica e sociale dei cittadini.
Lo stato detiene la proprietà di tutti gli organi e mezzi di produzione (fabbriche, terreni, macchinari, ...), e si riserva il potere di decidere cosa, come quanto e quando produrre.

I cittadini detengono solo formalmente la sovranità, in quanto sono chiamati a scegliere i propri rappresentanti negli enti governativi locali e nazionali. In realtà l’unico vero titolare del potere è però il partito comunista, il solo ammesso.
Per questo motivo lo stato socialista si configura similmente agli stati totalitari.
Il socialismo, diffusosi in passato in diversi paesi dell’Europa orientale, dell’Asia e dell’Africa, è stato poi rapidamente abbandonato. Oggi lo stato socialista di maggior rilievo è la Cina.

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