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Con l'imposizione del partito unico le elezioni perdono ogni valore. Si votò per l'ultima volta il 25 marzo 1929, con un sistema che non aveva rispetto della volontà popolare. Alle elezioni fu presentata una lista unica (sulla scheda gli elettori potevano solo scrivere "si" o "no"), che comprendeva un numero di candidati fascisti pari ai seggi disponibili 400); il successo dei fascisti fu schiacciante (99% di voti favorevoli), anche perchè le votazioni si svolsero, al solito, in un clima di violenza. Il diritto di voto fu poi ufficialmente soppresso nel 1938, e fu il Governo a nominare i membri della Camera dei deputati (trasformata in "Camera dei fasci e delle corporazioni"): ormai la sovranità popolare era completamente calpestata. Alla fine degli anni Venti furono approvati altri provvedimenti, che colpirono i più elementari diritti civili e misero fine allo Stato di diritto. Fra essi, vanno ricordati:
- nel 1926 l'introduzione della pena di morte per i reati «contro la sicurezza dello Stato», che fu poi estesa ai reati comuni nel 1931, con l'approvazione del nuovo Codice penale (il «Codice Rocco»);

- la soppressione della libertà di stampa e l'introduzione di una rigidissima censura, che impediva la libera manifestazione del pensiero;
- l''abolizione della libertà sindacale, che fu accompagnata dalla nascita del sindacato unico fascista;
- la fine della libertà di associazione, che portò allo scioglimento dei partiti antifascisti.

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