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Diritti negativi

La storia dell’evoluzione dei diritti insegna molte cose. A partire dal 1600 si è assistito all’affermazione delle libertà individuale. La dichiarazione dei diritti del 1776 e la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, frutto delle rivoluzioni americana e francese, riconobbero solennemente che gli uomini sono creati liberi ed uguali e restano liberi ed uguali nei diritti. Tali dichiarazioni si fondavano sulle teorie del diritto naturale.
Il filosofo inglese John Locke aveva elaborato al teoria del giusnaturalismo, secondo la quale nella natura di ogni essere umano erano insisti i diritti fondamentali ala vita, alla libertà e alla propriètà.
Da allora si ritiene che l’uomo ha il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni, di non essere arrestato in modo arbitrario da parte delle pubbliche autorità, di potere agire in libertà per raggiungere i propri fini sul piano delle attività economiche, di potere di essere proprietario di ricchezze, di potere liberamente sfruttare i risultati del proprio lavoro.
L’uomo ha anche il diritto di abbracciare liberamente una propria fede religiosa, senza rischiare, per questa scelta, di vedersi considerato diverso da un’altra persona.
Questi sono i diritti negativi, cosi chiamati in quanto lo stato al dovere di non impedire il loro esercizio da parte dei cittadini.

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