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Invalidità ed inefficacia del contratto

Il contratto ha forza di legge tra le parti. Produce effetti obbligatori (nascita di obbligazioni tra le parti) ed effetti reali (se comporta il trasferimento della proprietà o di un diritto reale).
Il contratto limita alle sole parti interessate gli effetti contrattuali, escludendo espressamente i terzi: è un principio di garanzia di fondamentale importanza, in quanto a nessuno può accadere di essere coinvolto in impegni contrattuali decisi da altri. È però ammessa la stipulazione di un contratto a favore di terzi, nel caso in cui lo stipulante ne abbia interesse (polizza sulla vita).

Mutuo consenso: possibilità di far venire meno gli effetti del contratto attraverso l’accordo di entrambe le parti che possono sciogliere il contratto. Non è consentito sciogliere un contratto senza l’accordo di ogni parte, se non in alcuni casi previsti che corrispondono al diritto di recesso.

Due tipi di recesso.

Recesso legale: (riservato alla parte debole, cioè al compratore) è il potere riconosciuto dalla legge a un contraente di sciogliersi dal vincolo contrattuale (in alcuni casi in modo assoluto, in altri casi in dipendenza di determinate condizioni).
RECESSO CONVENZIONALE: può operare quando gli stessi contraenti, al momento di concludere il contratto, concordano che una della parti abbia la facoltà di recedere dal contratto.

Nullità
È legata alla presenza di vizi gravi, ed è la forma più grave di invalidità contrattuale.
Vizi
1. mancanza di un elemento essenziale (causa, oggetto, accordo tra le parti, forma)
2. contrarietà a norme imperative di legge
3. illiceità della causa
4. illiceità, impossibilità o indeterminabilità dell’oggetto
5. violenza fisica
6. simulazione (stipulazione in apparenza per causare nei 3° determinate convinzioni non reali)
7. contratto in frode alla legge (in apparenza lecito ma in realtà non lo è)
Il contratto nullo viene considerato inesistente dalla legge, come se non fosse stato mai concluso.
La nullità è assoluta, cioè la richiesta di rendere nullo un contratto può essere avanzata da chiunque vi abbia interesse. Può essere anche dichiarata dal giudice senza alcuna richiesta ed è quindi rilevabile d’ufficio. NON è soggetta a termini di prescrizione (è perpetua), le parti che hanno concluso un contratto nullo NON possono sanarlo (è insanabile). LA NULLITA’ OPERA AL DI SOPRA DELLE PARTI.

La sentenza con cui si dichiara la nullità di un contratto opera con effetti retroattivi.

Cause di annullabilità
- incapacità di agire legale (minorenni e interdetti ) di una o entrambe le parti
- vizi della volontà -> errore (errata rappresentazione della realtà), violenza (minaccia di un male ingiusto e notevole), dolo (serie di raggiri che inducono una persona a manifestare la volontà contrattuale che non avrebbe altrimenti espresso).
Una persona normalmente capace di agire si può trovare in una situazione di incapacità naturale provocata da una causa transitoria e stipulare un contratto; in questo caso egli potrà ottenere l’annullamento di quel contratto solo se proverà la mala fede dell’altro contraente.

Differenze annullabilità/nullità
L’annullabilità è relativa (l’azione di annullamento può essere fatta solo da un soggetto che ne può trarre vantaggio). L’annullabilità non è rilevabile d’ufficio, si prescrive nell’arco di 5 anni, è anche sanabile poiché le parti possono accordarsi tra loro per convalidare il contratto. La convalida può essere espressa o tacita se la parte che richiede l’annullamento dà esecuzione al contratto pur sapendo del difetto dell’annullabilità.

Rescissione
Ci sono casi in cui un contratto può essere reso inefficace a causa della sproporzione tra le prestazioni che costituiscono l’oggetto.
1. contratto concluso in stato di pericolo: il contratto stipulato a condizioni non eque, per la necessità (nota alla controparte) di salvare sé stesso o altre persone (es.: naufrago-barca).

2. contratto concluso in stato di bisogno: se la sproporzione dipende da uno stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio, il danneggiato può domandare la rescissione (rescissione per lesione, siccità-acqua).
L’azione di rescissione deve essere esercitata entro 1 anno dalla conclusione del contratto.

Risoluzione del contratto
In caso in cui lo scambio tra le prestazioni non può più avvenire alle condizioni stabilite o non può effettuarsi del tutto, la legge ammette la possibilità di risolvere il contratto (liberare le parti dagli obblighi assunti) salvo il risarcimento dei danni subiti da una di loro.
1. Risoluzione per inadempimento: se una delle parti non adempie, l’altra parte può rivolgersi ad un giudice e chiedere la condanna ad adempiere, oppure può chiedere la risoluzione del contratto e condannare al risarcimento dei danni da parte dell’inadempiente. Per poter chiedere la risoluzione del contratto l’inadempimento deve essere importante. La sentenza di risoluzione ha efficacia retroattiva tra le parti, il contratto si considera come mai sorto. Esistono casi in cui la risoluzione opera di diritto, senza bisogno di una sentenza giudiziale, in quanto le parti, avendo già preso in considerazione l’eventualità dell’inadempimento al momento della conclusione del contratto, hanno pattuito accordi volti a produrre la risoluzione del contratto stesso. Diffida ad adempiere > contratto risolto per inadempimento senza la necessità di una sentenza, qualora la parte adempiente intimi in forma scritta all’altra parte di adempiere entro un certo periodo (non meno di 15 gg), altrimenti il contratto si considererà come risolto. Clausola risolutiva espressa > inserita al momento della stipulazione del contratto, in base ad essa, il contratto dovrà considerarsi risolto a condizione che la parte interessata comunichi all’altra l’intenzione di avvalersi della clausola stessa. Termine essenziale > è possibile che il termine fissato per la prestazione di una delle parti debba essere considerato essenziale nell’interesse dell’altro, per cui se non viene rispettato il contratto viene considerato risolto.

2. Risoluzione per impossibilità sopravvenuta (impossibilità oggettiva): quando una delle prestazioni risulta impossibile senza che ciò dipenda dal contraente inadempiente, di conseguenza la legge considera il contratto risolto. Deve essere sopravvenuta (verificata in un momento successivo alla conclusione del contratto); deve essere oggettiva; deve derivare da una causa non imputabile al contraente (dipendente da causa di forza maggiore).
3. Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: può succedere che tra la conclusione del contratto e l’esecuzione del contratto, si verifichino degli eventi straordinari e non prevedibili in conseguenza dei quali la prestazione di una parte diventa un impegno troppo gravoso rispetto all’altra parte, che crea una situazione di evidente squilibrio (es.: contadino-prezzo aumentato non previsto al momento della stipulazione del contratto). Non si può invocare la risoluzione per eccessiva onerosità nei contratti aleatori, data la loro natura collegata all’elemento del rischio.

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