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Articolo 21

La libertà di manifestazione del pensiero è tra tutte le libertà civili, sicuramente la più importante ed espressiva perché interessa da un lato, la vita spirituale dell'uomo e il patrimonio, le idee di cui egli è portatore, dall'altro la sua partecipazione alla vita e al progresso del paese. Ogni democrazia che favorisca la realizzazione del singolo individuo e della collettività, si caratterizza per il fatto che prima ancora delle altre libertà civili, consente ai cittadini di farsi delle idee e di esprimere il proprio pensiero in tutti i campi. Questa libertà di pensiero e della sua manifestazione aiuta la costituzione di un regime democratico perché assicura la formazione di un’opinione pubblica critica.
Ma ora vediamo come recita l’articolo 21:

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »

L’articolo può essere diviso in 6 comma riguardanti uno la libertà di opinione e gli altri cinque riguardanti la libertà di stampa.
La libertà di opinione è un diritto costituzionale assoluto ed è su esso che viene basata la democrazia: se io intendo esprimere la mia opinione, dire la mia idea, e dunque divulgarla in ogni forma, ho il diritto di farlo. La libertà di stampa, invece, è un diritto costituzionale, sottoposto però a delle regole stabilite in modo dettagliato nella legge sulla stampa sulla quale da sempre sono sorte diverse perplessità, nonostante in tanti siano intervenuti a sua giustificazione, sulla base della essenziale funzione della stampa, che non è quella di semplice divulgazione di una opinione, quanto piuttosto di informare, di rendere consapevoli i cittadini di quel che accade nel mondo.

Il primo comma «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero. I soggetti del diritto sono “tutti”, cioè sia italiani che stranieri, possono e devono manifestare liberamente il loro pensiero.
I restanti 5 comma riguardano la libertà di stampa.
Il terzo comma afferma che «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» ma, il 4 comma pone già dei limiti, giustificati però da atti motivati dell’autorità giudiziaria. Quindi si può affermare che la libertà di esprimere il proprio pensiero trova un limite nel rispetto dei diritti altrui. Il Codice penale punisce, pertanto, l'offesa, la calunnia ecc. In nessun caso la stampa, però, può essere censurata preventivamente (nel senso di ottenere un'autorizzazione per poter stampare un articolo, una notizia). Nei casi più gravi (diffamazione, istigazione a delinquere, pornografia) è previsto il sequestro sotto il controllo della Magistratura.
Il terz’ultimo comma si occupa invece del finanziamento della stampa «La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica».
L’ultimo comma pone un vero e proprio divieto «Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume» e sancisce «provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni».

La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio,televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza della libertà di parola e della stampa libera.
L’articolo 21 sancisce una libertà di pensiero e di opinione, e la libertà di renderla pubblica, che nei secoli passati, quando le nazioni erano rette da regimi totalitari, non veniva osservato, anzi, era anche fonte di persecuzioni e di repressioni. Ma non bisogna andare troppo indietro nel tempo. Anche nei nostri anni ci sono nazioni in cui la libertà di stampa non è permessa. Basti pensare all’Iran, alla Cina, alla Corea del Nord, alla Birmania, a Cuba e molti altri paesi dominati da governi autoritari che non tollerano la libertà di opinione. Con l’espressione “libertà di opinione” si intende la libertà di esprimere il proprio pensiero e di divulgarlo.
In Italia la libertà di stampa nasce con la caduta dell’regime Fascista.
Secondo dei rapporti del 2009 di “Freedom House” (un'organizzazione non-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo) l'Italia è l’unico Paese europeo a essere retrocesso nell’ultimo anno dalla categoria dei «Paesi con stampa libera» a quella dei Paesi dove la libertà di stampa è «parziale». La causa secondo l’organizzazione statunitense è la « situazione anomala a livello mondiale di un premier che controlla tutti i media, pubblici e privati».
Nell’annuale classifica di Freedom House, l’Italia va indietro come i gamberi, insieme a Israele, Taiwan e Hong Kong. «Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà», ha commentato Arch Puddington, direttore di ricerca per Freedom House. Su un punteggio che va da 0 (i Paesi più liberi) a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 voti: unico Paese occidentale con una pagella così bassa. I «migliori della classe» restano le nazioni del Nord Europa e scandinave: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia (prime cinque a livello mondiale). Le «peggiori»: Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea e Cuba.
Il «problema principale dell’Italia», secondo Karin Karlekar, la ricercatrice che ha guidato lo studio, è Berlusconi. «Il suo ritorno nel 2008 al posto di premier ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida», spiega. Altri fattori: l’abuso di denunce per diffamazione contro i giornalisti e l’escalation di intimidazioni fisiche da parte del crimine organizzato.
Tra i Paesi europei, anche la Grecia ha subito un significativo arretramento: precede infatti l’Italia di una sola postazione, e tuttavia mantiene la valutazione ‘free’, a differenza del nostro Paese. La quartultima posizione nell’Europa Occidentale è occupata dalla Grecia, preceduta, a parità di giudizio, da Malta, Francia e Cipro. Nella classifica generale l’Italia è al settantunesimo posto, a pari merito con Benin e Israele (tutti e tre primi ‘partly free’ della tabella).
I Paesi più liberi dell’Europa Occidentale sotto il profilo della libertà di stampa, sono, a giudizio di Freedom House, l’Islanda (primo), la Finlandia e la Norvegia (secondi), la Danimarca e la Svezia (quarti). Gli stessi Paesi sono anche in cima alla classifica generale. I primi Paese non europei nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta da Freedom House sono la Nuova Zelanda e la Repubblica di Palau, all’undicesimo posto a pari merito con il Liechtenstein. Gli Stati Uniti arrivano solo al ventiquattresimo posto, a pari merito con la Repubblica Ceca e con la Lituania (rientrano ampiamente comunque tra i Paesi che godono di una libera stampa).
Poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa: sono classificati ‘free’ solo 70 Stati, il 36% del campione. Sessantuno (il 31%) sono ‘parzialmente liberi’ e 64 (il 33%) sono ‘non liberi’. Secondo l’indagine, solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che godono di una stampa libera.
La situazione è particolarmente peggiorata, oltre che in Italia, nell’Est asiatico, mentre per alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica, del Medio Oriente e del Nord Africa Freedom House parla di vere e proprie intimidazioni nei confronti della stampa libera. Un significativo passo in avanti è stato registrato dalle Maldive, passate dalla categoria ‘not free’ a quella ‘free’ grazie all’adozione di una nuova costituzione che protegge la libertà di manifestazione del pensiero, e al rilascio di un importante giornalista, detenuto in carcere.
Decisi peggioramenti si sono registrati in Cambogia (‘not free’), Paese nel quale sono aumentate le forme di intimidazione e di violenza nei confronti dei giornalisti; Hong Kong (‘partly free’), a causa delle eccessive forme di pressione esercitate dalla Cina, la stessa Cina e Taiwan; Bulgaria, Croazia, Bosnia e Russia; Israele, dove le pressioni sui giornalisti sono fortemente aumentate nel corso dell’ultimo conflitto a Gaza; Senegal e Madagascar; Messico, Bolivia, Ecuador, Guatemala e Nicaragua.

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