Fonti indirette
Sono considerate fonti indirette del diritto:
- la giurisprudenza, insieme di principi di diritto che si ricavano dalle decisioni giudiziarie, cioè dalle sentenze (specie dalla Suprema Corte di Cassazione e dal consiglio di Stato) le quali hanno un valore non vincolante, ma scientifico e interpretativo delle disposizioni legislative
- la dottrina, costituita dallo studio scientifico delle norme legislative , cioè dagli scritti degli giuristi; le interpretazioni dei giuristi non sono vincolanti ma possono influenzare a seconda del prestigio di cui godono;
- l’equità, definita la giustizia del caso singolo, cosiste nel contemperamento di contrapposti interessi. Si configura come il potere che ha il giudice di decidere prescindendo dall’esistenza di norme di diritto. Essa è consentita solo in casi eccezionali. Secondo il codice di procedura civile, infatti, il giudice decide secondo le norme di diritto salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità. Per il principio della certezza del diritto il giudice non deve far valere le sue concezioni personali, ma deve comportarsi come il legislatore, se questi avesse previsto il caso concreto da esaminare.

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