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Canto XXVIII

Desideroso di addentrarsi nell’Eden, Dante comincia a camminare tra l’erba. L’ambiente ricorda al poeta il lido di Classe, presso Ravenna. Il bosco è percorso da un fiumicello. Dante si ferma a guardare le tante piante, quando all’improvviso, gli appare una donna che si aggira solitaria nella foresta. È Matelda, personificazione della felicità perfetta, che condurrà Dante a Beatrice. Avanzando con piccoli passi, Matelda asseconda il desiderio di Dante e, alza gli occhi splendenti di amore e sorride. Il limpidissimo confine, che separa Dante e Matelda, è largo solo tre passi, ma è insormontabile. Matelda dichiara che la sua letizia è un riflesso di Dio. Poi si dice pronta a rispondere alle domande di Dante. Matelda spiega, in risposta alla domanda, che la costante ed immutabile circolazione delle sfere celesti genera il vento, mentre le acque sgorgano da una fonte inesauribile, alimentata solo dal volere divino. Da questa sorgente si dividono due fiumi: il Letè e Eunoè, entrambi con due poteri diversi. Aggiunge ancora che il Paradiso risponde alla rappresentazione dell’età dell’oro e che gli autori classici lo videro in un sogno poetico. Qui, vissero innocenti e felici Adamo ed Eva; la primavera è perenne. Dante si volge verso Virgilio e Stazio che sorridono, poi fissa la donna.

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