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CANTO XXV

Sono circa le due del pomeriggio in Purgatorio e le due del mattino a Gerusalemme. I tre poeti si affrettano a salire lungo un ripido sentiero verso l’ultima cornice del monte. Dante espone un dubbio di natura dottrinale: come mai le anime dei golosi possono dimagrire, soffrendo la fame e la sete, dal momento che, essendo entità spirituali, non hanno bisogno di nutrirsi? Virgilio risponde per primo portando l’esempio di Meleagro, la cui vita era stata legata, per volere delle Parche, alla durata di un tizzone acceso. Aggiunge inoltre che, come in uno specchio si riflettono i movimenti del corpo, così le “ombre” so comportano seguendo i moti psicologici delle anime. Tocca poi a Stazio chiarire il non risolto dubbio di Dante. Il poeta latino, rifacendosi alla teorie scientifiche e teologiche del tempo, illustra il legame dell’anima divina dell’uomo con il suo corpo terreno. Il seme generativo maschile scende dal cuore agli organi genitali e, immesso nel sangue mestruale femminile, coagula il sangue materno e forma l’embrione. La virtute informativa, trasmessa così dal cuore del padre al sangue perfetto, diventa anima vegetativa, che genera i vari organi sensoriali. L’intervento diretto di Dio crea l’anima razionale, che si fonde con quella vegetativa e sensitiva. Quest’unica anima si scoglie dal corpo con la morte e mentre la memoria, l’intelligenza e la volontà, che fanno parte dell’anima divina, diventano più intense, le altre sospendono la loro attività. L’anima sparge nell’aria la virtù informativa conosciuta la sua destinazione ultraterrena, e prende la forma della figura terrena, come ombra, che ha le manifestazione proprie dei sensi e si atteggia secondo i sentimenti che la muovono. Ecco perché le anime dei golosi possono dimagrire, meravigliando Dante. Durante il discorso di Stazio i tre poeti sono saliti alla settima cornice, quella dei lussuriosi. La parete sprigiona una fiamma che occupa tutto il girone, consentendo solo uno stretto passaggio e portando in Dante grande timore del fuoco e del precipizio. I lussuriosi avanzano alternando al canto esempi di castità: quello della Vergine e di Diana.

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