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Canto XIII

Dante e Virgilio giungono in cima alla scala che conduce alla seconda cornice, uguale alla prima, ma di minor diametro e con la parete e la via del colore della roccia. Virgilio si rivolge verso il sole e supplica il dolce lume che li guidi verso la giusta via. I due poeti hanno già percorso circa un miglio quando sentono volare spiriti invisibile, che gridano esempi di carità. Il primo ripete le parole pronunciate da Maria alle nozze di Cana; il secondo grida le parole di Pilade, e il terzo dice le parole di Cristo agli apostoli. Virgilio informa il discepolo che in questa cornice si punisce il peccato dell’invidia e perciò le anime sono esportate da esempi di carità e frenate da quelli dell’invidia e dei sui dannosi effetti. Dante vede anime che indossano manti dello stesso colore della pietra e sente le loro voci recitare le litanie dei santi. Oltre al rozzo e freddo cilicio che hanno indosso e al modo in cui si sostengono e si appoggiano le une alle altre, esse hanno gli occhi cuciti con il fil di ferro, come si fa con gli sparvieri non ancora addomesticati. Dante con il consenso di Virgilio si rivolge dunque agli spiriti degli invidiosi e chiede se fra loro vi sia qualche anima italiana. Uno di questi dichiara di essere la senese Sapia. La sua invidia si spinse a tal punto che, quando i senesi combatterono a colle di Val D’Elsa, oltre i fiorentini, ella pregava Dio che fossero sconfitti e, appena ciò avvenne esultò gridando a Dio di non temerlo più. Sapia si pentì solo in fin di vita e le preghiere del Santo Pier Pettinaio le permisero di superare i confini dell’antipurgatorio. Dante, richiesto di svelarle la sua identità, risponde confessando solo i suoi peccati: la lieve colpa dell’invidia e quella della superbia. Aggiunge quindi di essere ancora vivo e Sapia stupita dello straordinario privilegio del suo interlocutore, lo prega di rivelare ai suoi parenti e concittadini la sua condizione. Dante potrà trovarli fra “quella gente vana”, i Senesi, che sperano nei vantaggi illusori del Porto di Talamone.

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