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Canto XVI

Dante e Virgilio avanzano nel fumo e nelle tenebre che avvolgono gli iracondi di cui sentono le voci cantare in perfetta concordia l'Agnus Dei. A un'anima,che ha il sospetto che egli sia vivo, Dante, spinto da Virgilio, risponde dichiarando la sua situazione di vivente e l'anima penitente si rivela per quella di Marco Lombardo, uomo di corte, dodato di virtù che il mondo trascura. Dante chiede a Marco le ragioni di tanta decadenza,già lamentata da Guido. Lombardo risponde negando che tutto dipenda dai cieli,perchè l'uomo ha la ragione per conoscere il bene e il male e il libero arbitrio per fare le sue scelte.Paragona poi l'anima umana,come una fanciulla che si lascia ingannare da false apparenze di bene che deviano le sue buone intenzioni. Di qui la necessità di leggi e autorità,rappresentate da papa e imperatore,che dovrebbero collaborare nelle rispettive sfere,invece di contrastarsi. E così ad esempio nella vecchia Lombardia sono rimasti solo tre vecchi virtuosi:Corrado da Palazzo, Gherardo da Camino e Guido da Castello. Dante chiede chi è Gherardo,suscitando stupore in Marco,poichè si tratta di un personaggio molto noto in Toscana. Poi si allontana velocemente.

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