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Canto V

I due poeti riprendono il cammino e un gruppo di anime, accorgendosi che il corpo di Dante fa ombra, comincia meravigliato a commentare. Questo attira l’attenzione del poeta, che viene subito ripreso con fermezza da Virgilio. Intanto sopraggiunge un’altra schiera che procede cantando in coro il Miserere. Anch’essi mostrano lo stesso stupore di fronte all’ombra che si allunga alla sinistra di Dante e inviano due messaggeri per avere spiegazioni. Vrgilio li invita a parlare con quel pellegrino eccezionale il quale, al suo ritorno nel mondo dei vivi, potrà chiedere suffragi per le loro anime. Molti si affollano allora intorno ai due poeti che, senza smettere di camminare, ascoltano il grido unanime di questi spiriti, ansiosi di dichiarare la loro condizione. Uno di essi comincia a narrare la proprio vicenda. Si tratta di Jacopo del Cassero, originario di Fano, ucciso nella palude vicina ad Oriago, fra Venezia e Padova, dai sicari di Azzo VIII, signore di Ferrara. Si fa avanti un altro, Buonconte da Montefeltro, morto nella battaglia di Campaldino ed ora dimenticato da tutti i familiari. Dante, ricordando la vicenda di quest’uomo valoroso, lo sollecita a raccontare quale fu la sorte del suo corpo e come mai non fu ritrovato. Buonconte, allora, narra della disputa sorta fra l’angelo e il diavolo per il possesso della sua anima e come il demone, sconfitto, abbia sfogato la sua ira provocando piogge torrenziali, che trascinarono il suo cadavere nell’Arno. Dopo la storia di questi due spiriti, se ne fa avanti un terzo che, con tono dolcemente carezzevole, dichiara di essere Pia, nata a Siena e morta in Maremma. Il brevissimo racconto della donna si chiude con due versi tragici e preziosi, che indicano nel marito il suo assassino.

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