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CANTO XIV

Con un attacco improviso, che elimina la divisione fra canto e canto, Dante esordisce con un colloquio che si svolge tra due anime: Guido del Duca e Rinieri da Calboli. Esse, parlando tra di loro, esprimono lo stupore che un vivo attraversi il Purgatorio e chiedono chi è e da dove viene. Dante per umiltà tace il proprio nome e metaforicamente dice che è Toscano. Guido dice che fa bene a parlare così e nasce una discussione sulla Toscana e la gente che la abita. La polemica ha il suo culmine nell'indicare il nome di Firenze come centro di ogni malvagità, dove Guido, ravennante, profetizza il governo crudele e spietato di un nipote di Rinieri, quel Fucilieri da Calboli che, eletto podestà a Firenze nel 1303, metterà a morte i Bianchi e trascinerà la città nella selva del vizio.Alla decadenza Dante contrappone, sempre facendo parlare i due, le ormai spente tradizioni di onestà, di amore e cortesia.Alla richiesta di Dante Guido rivela il suo nome e quello del compagno. Guido passa così in rassegna l'intera classe romagnola nobiliare, che si ispirava all'amore e alla liberalità. Poi, pieno di dolore e tristezza, congeda il poeta. Virgilio e Dante riprendono allora il cammino e, mentre procedono, sentono risuonare nell'aria altre voci, rapide come tuoni. La prima ricorda le parole che Caino pronunciò dopo aver ucciso il fratello; la seconda quelle di Aglauro,tramutata in sasso da Mercurio per punire l'invidia nei confronti della sorella amata dal dio. Dante con paura si accosta a Virgilio, il quale gli parla dell'invidia dell'uomo che si lascia vincere dalle lusinghe terrene non curandosi di quelle belle del cielo.

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