Canto VI (Sordello)

Dante si paragona ad un vincitore della Zara, per quanto fatichi a liberarsi dalla ressa delle anime desiderose di qualche favore, così le anime penitenti del purgatorio chiedono a Dante di dire ai loro parenti di pregare affinché possano purgarsi, con queste promesse Dante riesce a svincolarsi dalla mischia per proseguire il cammino. Nella mischia incontra Benincasa da Laterina, Guccio dè Tarlati, Pierre de Brosse, etc... Dante e Virgilio si incamminano per l'antipurgatorio e qui vi incontrano Sordello da Goito Mantovano, trovatore del secolo XIII, fu poeta di gran nome, specialmente per le sue poesie d'argomento politico e civile. Quando Virgilio chiede informazione per la via da percorrere, Sordello non risponde ma chiede subito di che paese fossero e quando scopre che Virgilio è Mantovano si abbracciano. Dante fa un'invettiva politica, parla dell'Italia che non ha un imperatore, coglie l'occasione per deplorare appassionatamente la condizione dell'Italia, divisa da lotte intestine e per rimproverare gli imperatori germanici (Alberto d'Austria) che l'hanno trascurata. Rimprovera anche la chiesa che quasi mai si occupa di cose strettamente religiose e molto spesso vorrebbe acquistare anche il potere temporale.

Canto politico, quasi patriottico, non proprio, si avverte l'amore per la propria città da parte di Virgilio e di Sordello, ed il rammaricarsi di Dante della divisione dell'italia e dell'essere assoggettata a governi arbitrari e senza un "nocchiero" un pilota, un Monarca.

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