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Purgatorio - Parafrasi Canto V

E io: “Per quanto io guardi nei vostri visi, non riconosco nessuno; ma se voi desiderate qualcosa che io possa fare, spiriti ben destinati, voi parlate, e io eseguirò in nome di quella pace che, dietro alle orme di questa guida, mi spinge a cercarla di mondo in mondo”. E uno cominciò: “Ciascuno si fida del tuo bene promesso senza che lo giuri, a meno che l’impossibilità non recida il tuo volere.
Perciò io, che solo davanti agli altri sto parlando, ti prego, se mai vedrai quel paese che si trova tra la Romagna e il regno di Carlo, che tu sia generoso nel chiedere preghiere per me a Fano, così che i buoni preghino per me affinché io possa purificare le gravi colpe. Io fui di lì; ma le profonde ferite da cui uscì il sangue in cui la mia anima risiedeva, mi furono fatte nel territorio di Antenore, là dove credevo di essere più sicuro: quello d’Este, che mi odiava molto più di quanto fosse giusto, le fece fare. Ma se io fossi fuggito verso Mira, quando mi raggiunsero ad Oriago, sarei ancora là dove si respira. Corsi verso la palude, e le canne e il fango mi impigliarono tanto da farmi cadere; e lì vidi dalle mie vene formarsi in terra un lago di sangue”. Poi disse un altro: “Deh, possa compiersi quel desiderio che ti porta verso l’alto monte, e tu aiuta il mio! Io fui di Montefeltro, io sono Buonconte; Giovanna o gli altri non hanno cura di me; perciò io cammino tra costoro con il viso chino”. E io a lui: “Quale violenza o quale caso ti trasportò così lontano da Campaldino, che non si seppe mai dove venisti seppellito?”. “Oh!”, rispose egli, “un fiume che si chiama Archiano, che sopra l’Eremo nasce sugli Appennini, attraversa i piedi del Casentino. Là dove il suo nome diventa vano, arrivai io con un foro in gola, fuggendo a piedi e insanguinando la pianura. Qui persi la vista e la parola; finii la vita nel nome di Maria, e qui caddi, e rimase solo la mia carne.

Io dirò la verità, e tu ridilla tra i vivi: l’angelo di Dio mi prese, e quello dell’inferno gridava: “O tu del cielo, perché me lo porti via? Tu prendi l’anima di costui per una lacrimuccia che me lo sottrae; ma io farò del suo corpo un altro trattamento!”. Sai bene come nell’aria si raccoglie quel vapore umido che torna come pioggia, appena sale dove lo coglie il freddo. Giunse quel diavolo che sempre vuole il male con il suo intelletto (Quel diavolo che vuole sempre il male unì il mal volere con l’intelletto) e mosse le nubi e il vento per la capacità che gli diede la sua natura. Poi, non appena si spense il giorno, coprì di nebbia la pianura da Pratomagno alla catena principale degli Appennini; e rese minaccioso il cielo sovrastante, così che l’aria densa si convertì in acqua; cadde la pioggia, e ai fossati giunse ciò che la terra non assorbì di essa; e appena si raccolse nei grandi torrenti, verso il fiume reale si riversò tanto velocemente che nulla la fermò. L’Archiano impetuoso trovò il mio corpo gelato sulla foce; e lo sospinse nell’Arno, e sciolse la croce che feci al petto quando il dolore mi sconfisse; mi rivoltò per le rive e sul fondo, poi mi coprì e mi bloccò con i suoi detriti”. “Deh, quando tu sarai tornato nel mondo e sarai riposato dal lungo viaggio”, seguì il terzo spirito al secondo, “ricordati di me, che sono la Pia; nacqui a Siena, morii in Maremma: lo sa colui che prima, scegliendo di sposarmi, mi aveva inanellata con la sua gemma”.

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