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Canto II

Il secondo canto si apre con una determinazione temporale: sono le sei di mattina. Il sole sta per sorgere ed è giunto all'orizzionte di Gerusalemme. Si parla poi dell'emisfero opposto, quello in cui la notte fa un giro completo, come se fosse un pianeta che gira. C'è poi la personificazione della bella aurora: per il fatto che il sole è sorto ed è rimasto a lungo sull'orizzonte, essa cambia colore, passando dal bianco al rosso, fino al dorato, come una bella fanciulla con le guance che cambiano colore. Dante e Virgilio incontreranno adesso l'angelo nocchiero, colui che traghetta le anime dall'Acheronte alle porte del Purgatorio. L'Angelo nocchiero non si presenta subito a Dante. Dante vede da lontano qualcosa di bianco, poi l'angelo si avvicina e cominciano a definirsi allo sguardo la veste e le ali. Virgilio stesso lo raffigura, dicendo che da quel momento in poi vedrà "sì fatti ufficiali", cioè i ministri, gli adepti di Dio. Un'altra caratteristica delle anime purgatoriali è che sono tutte insieme, infatti recitano un salmo: in exitu Isdrael Egittu. Questo salmo ha un valore simbolico, poiché ci fu l'emancipazione degli Ebrei dal potere dell'Egitto. Questa emancipazione ritorna sottolineare il valore della libertà: le anime si liberano dei peccati nel Purgatorio e diventano degne di incontrare Dio nella realtà del Paradiso.

Il protagonista di questo canto è Casella, un musico e un cantore che fu amico di Dante. Non si hanno molte notizie di questo personaggio. Nel momento in cui Dante lo vede viene preso dal desiderio di abbracciarlo, ma queste anime sono inconsistenti, quindi per tre volte le braccia gli ricadono sul petto. Il tema di questo canto è l'amicizia. Casella è morto prima, e doveva già trovarsi nel Purgatorio. Dnate gli chiede quindi perché ora si trova lì, e l'anima gli risponde che egli avrebbe voluto arrivare prima ma non gli era stato possibile. Da quando era stato bandito il giubileo, tutte le anime che desiderano accedere al Purgatorio vengono accolte, perciò l'angelo nocchiero ha fatto sì che egli potesse salire sulla sua barca. La barca dell'Angelo nocchiero è leggerissima, sembra quasi non solcare le acque. Il significato di questo canto è la bellezza della musica, che viene rappresentata come un'arte. Dante, sopraffatto dalla stanchezza del viaggio, chiede a Casella di dilettarlo con il suo canto, in modo da poter cercare tregua dalle sofferenze. Casella comincia a cantare dolcemente (v. 112). Catone interviene rimproverando Dante, Virgilio e tutte le anime che sono rimaste incantate ad ascoltare il canto di Casella. Si evince qui il potere della musica, quello di sedurre le menti e di alleviare le sofferenze. Il canto si chiude con l'intervento di Catone e con una similitudine che riguarda i colombi: quando essi sono intenti a mangiare, restano tranquilli; allo stesso modo si stanno comportando le anime che ascoltano Casella. Con l'intervento dii Catone, che le rimprovera aspramente, le anime si disperdono in ogni dove, proprio come accade ai colombi quando vengono scacciati.

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