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Purgatorio - Parafrasi Canto II (v. 76)

Io vidi una di loro farsi avanti per abbracciarmi, con così grande affetto, che mi portò a fare lo stesso. Ohi ombre inconsistenti, eccetto per l’aspetto! Tre volte portai le mani dietro di lei, e altrettante esse mi tornarono al petto. Credo di essermi dipinto di meraviglia; poiché l’anima sorrise e si ritirò, e io, seguendola, mi spinsi oltre. Dolcemente mi disse di fermarmi; allora riconobbi chi era, e pregai che si fermasse un poco per parlarmi. Mi rispose: “Così come ti ho amato nel corpo mortale, ti amo sciolta da esso: però io mi fermo; ma tu perché viaggi?”. “Casella mio, per tornare un’altra volta dove mi trovo ora, io intraprendo questo viaggio”, dissi io, “ma come mai ti è stato tolto tanto tempo?”. Ed egli a me: “Nessuno mi ha fatto un torto, se colui che raccoglie quando e chi preferisce, più volte mi ha negato questo passaggio; poiché il suo volere deriva dalla giustizia: tuttavia da tre mesi egli preleva chiunque voglia entrare, senza difficoltà. Per cui io, che allora ero rivolto verso la spiaggia in cui l’acqua del Tevere si fa salata, fui benignamente raccolto da lui. Egli ora ha le ali rivolte verso quella foce, poiché lì si preleva sempre chi non scende verso l’Acheronte”. E io: “Se la nuova legge non ti toglie la memoria o l’abitudine del canto d’amore che soleva acquietare tutti i miei dolori, ti piaccia con questo consolare un poco la mia anima, che, venendo qui con il suo corpo, è tanto affaticata!”. ‘Amor che ne la mente mi ragiona’ cominciò allora egli così soavemente, che la dolcezza mi risuona ancora dentro. Il mio maestro ed io e quelle anime che erano con lui apparivano così beati, come se a nessuno toccassero la mente altri pensieri. Noi eravamo tutti ermi e attenti alle sue note; ed ecco il vecchio venerabile che gridava: “Che cosa significa ciò, spiriti pigri? Che negligenza, che indugio è questo? Correte al monte a spogliarvi della scorza dei peccati che non lascia che Dio si mostri a voi”. Come quando, beccando la biada o il loglio, i colombi raggruppati per il pasto, quieti, senza mostrare il solito orgoglio, se appare qualcosa di cui essi hanno paura, subito abbandonano l’esca, perché sono assaliti da una maggiore preoccupazione; in questo modo io vidi quel gruppo di anime appena giunte abbandonare il canto, e fuggire verso il monte, come un uomo che fugge e non sa dove finirà; e la nostra fuga non fu meno rapida.

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