sc1512 di sc1512
Ominide 5764 punti

-XVI Canto del Purgatorio-

Nel Canto XVI, Dante si trova nella terza cornice, quella dove sono situati gli Iracondi; l’ira è uno dei sette Vizi Capitali.

Le anime sono costrette a vagare in mezzo ad un forte fumo, praticamente camminano come se fossero ciechi; questa è una pena del contrappasso, poiché come durante la loro vita terrena avevano la vista annebbiata dalla rabbia, anche ora nel Purgatorio sono costretti a vedere tutto annebbiato.
Anche Seneca trattò l’argomento dell’Ira, scrivendo proprio nel “De Ira” che l’Ira offusca la mente e la ragione.

In questo canto Dante incontra Marco Lombardo, commerciante del Nord Italia (quindi della zona lombarda, favorita nei commerci dalla presenza di vari fiumi); egli era spesso iracondo per via del lavoro che svolgeva.

Dante nella seconda parte del Canto effettua un’invettiva, ossia una critica violenta, contro la corruzione della politica del tempo.

Dante era stato un politico, tanto che fece parte dei Guelfi Bianchi, nonostante aveva pochi interessi politici.
I Guelfi Neri lo accusarono di Baratteria, ossia del baratto di oggetti sacri; Dante non si riteneva colpevole, quindi con quest’invettiva vuole dimostrare chi sono i veri corrotti.
Secondo Dante il Politico deve usare il denaro per il bene comune e non per interessi personali.
Questo pensiero di Dante è lungimirante, infatti anche al giorno d’oggi la politica è corrotta e sono molti i politici che usano soldi pubblici per affari personali.

Hai bisogno di aiuto in Purgatorio?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email