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Canto XVI Purgatorio

- Dante racconta di essere arrivato nella cornice degli iracondi dove la purgazione delle anime avviene attraverso il fatto che esse debbano rimanere all’interno di una nuvola nera acre che colpisce gli occhi.
Nel secondo canto propone Marco Lombardo che parla del libero arbitrio, non sappiamo chi possa essere ma ai tempi di Dante doveva essere molto famoso, anche se potrebbe essere una pura invenzione.
Si apre con una descrizione delle anime e del luogo, Dante e Virgilio si trovano immersi in una caligine infernale; questo viene ribadito dall’uso di termini quali “buio d’inferno”, “nuvol tenebrata”, “aspro pelo”, “dar di cozzo”.
L’inferno presente anche da un’altra angolazione: l’inferno è la negazione della luce e tutto appartiene solo alla sfera uditiva.
Marco Lombardo ha amato un valore ora tenuto in scarsa considerazione, nel canto precedente si aveva già discusso sulla morale.

Marco Lombardo ora terrà una sorta di lezione sul libero arbitrio, la spiegazione è molto attenta alla chiarezza e alla completezza, sembra diventare un laureando che deve proporre l’argomentazione che poi verrà giudicata, presenta degli intercalari che mirano a spiegare il libero arbitrio.

1-3 Buio d’inferno e di notte privata / d’ogni pianeto, sotto pover cielo, / quant’esser può di nuvol tenebrata
C’è una situazione infernale, nel buio si perder il lume della ragione

6 Aspro peloi= l’aria è estremamente irritante

7 che l’occhio a stare aperto non sofferse= denota la condizione di cecità in cui si trovano

8-9 onde la scorta [Virgilio] mia saputa e fida
mi s’accostò e l’omero m’offerse. =da una parte c’è il significato letterale, Dante si appoggia a Virgilio, dall’altra c’è un significato allegorico, Virgilio è la ragione quindi Dante è invitato a appoggiarsi alla ragione

10-11 Sì come cieco va dietro a sua guida / Per non smarrirsi e per non dar di cozzo
È molto buio e Dante si appoggia a chi viene prima, c’è una situazione analoga con gli invidiosi che hanno gli occhi cuciti

13 m’andava io per l’aere amaro e sozzo= acre, sudicio, nero per il fumo

14 “Guarda che da me tu non sia mozzo”= Virgilio a Dante “sta attento che non ci separiamo”

15-18 Io sentia voci, e ciascuna pareva / pregar per pace e per misericordia / l’Agne di Dio che le pecca leva= lamento uditivo quasi edificante, stanno pregando Dio e ogni anima pregava per la pace e la misericordia

19 Pur “Agnus Dei” eran le loro essordia= si tratta di una parafrasi di una preghiera

21 Si parea che tra esse ogni concordia= contrariamento all’Inferno dove troviamo una individualità angosciante (la solitudine morale), qui nel Purgatorio regna la coralità

22-24 “Quei sono spiriti maestro, ch’i’ odo?” / iss’io. Ed elli a me: “Tu vero apprendi, / e d’iracundia can solvendo il nodo” = risposta alla domanda di Dante al maestro: le voci che si odono appartengono a anime purganti di iracondi che si stanno purgando

25-27 “or tu chi se’ che ‘l nostro fummo fendi, / e di noi parli come se tue / partissi ancor lo tempo per calendi?”
= a parlare è Marco Lombardo che accortosi di Dante vuol sapere perché egli parli come un vivo

31-34 e io:“O creatura che tu mondi/ per tornar bella a colui che ti fece,/maraviglia udirai, se mi secondi [accompagni]”
= si tratta della captatio benevolentia
“Io ti seguiterò quanto mi lece” [mi è concesso]

36 l’udir ci terrà giunti in quella vece” = staremo insieme grazie al suono della nostra voce

37-38 Allora incominciai: “con quella fascia / che la morte dissolve men vo suso”= Dante dice che procede con il corpo
39-41 e venni qui per l’infernale ambasciata [Inferno]. / E se Dio m’ha in sua grazia rinchiuso, [elargendomi la sua grazia] / tanto che vuol ch’i’ veggia la sua corte [Paradiso]= siamo davanti alla tripartizione

45 e tue parole fien le nostre scorte= la scorta non è Virgilio (Virgilio anche se è la ragione non può essere scorta nel Purgatorio) che è quindi posto in secondo piano

46 “Lombardo fui, e fu’ chiamato Marco:”= non ci dice praticamente nulla sulla sua identità, è molto vago, Lombardo potrebbe essere il cognome, indicare il territorio: la Lombardia, o su più ampia scala l’Italia settentrionale

47-48 dal mondo seppi, e quel valore amai / al quale ha or ciascun disteso l’arco= il libero arbitrio, il valore che ormai si sta trascurando

54 […] ma io scoppio / dentro ad un dubbio, s’io non me ne spiego [ho un grandissimo bisogno insostenibile su un dubbio che lo logora]

59-64 lo mondo è ben così tutto diserto / d’ogni virtute, come tu mi sone / e di malizia gravido e coverto; ma priego che m’addite la carnagione, / sì che veggia e ch’i’ la mostri altrui / ché nel cielo umo, e un qua giù la pone
= viene esposta la questione: a malizia dipende esclusivamente da Dio o è una responsabilità degli uomini: l’uomo ha colpa o no?
“sì che […] altrui”= Dante sottolinea che sta compiendo il viaggio non solo per una motivazione personale ma per l’intera umanità

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