Viola89 di Viola89
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Per percorrere migliori acque più tranquille, ormai alza le vele la navicella del mio ingegno, che lascia dietro di se un mare così orribile; e canterò di quel secondo regno dell’aldilà dove l’anima umana si purifica e diventa degna di salire al cielo.

Ma qui la poesia che sino ad ora ha trattato di gente morta spiritualmente, si innalzi, o sante Muse, dato che vi appartengo in veste di poeta, e Calliope si alzi un poco, accompagnando il mio canto con quella melodia a causa della quale le Piche provarono un tal colpo che persero la speranza di essere perdonate.

Un dolce colore azzurro, come quello di uno zaffiro orientale, si espandeva nell’aspetto sereno dell’aria, pura sino all’orizzonte, restituì diletto ai miei occhi, non appena uscii dall’aria infernale che mi aveva rattristato gli occhi e il cuore. Il bel pianeta Venere che spinge ad amare, faceva rifulgere tutto l’oriente, velando col suo splendore la costellazione dei Pesci, che era in sua compagnia.

Io mi voltai a destra, e mi rivolsi all’emisfero antartico, e vidi quattro stelle mai viste da nessuno fuorchè dai primi uomini. Il cielo sembrava godere delle loro luci: o emisfero boreale, vedovo, non hai la possibilità di ammirarle!

Come abbandonai lo sguardo da loro, volgendomi un poco verso il polo artico, la dove l’Orsa Maggiore era già sparito, vidi vicino a me un vecchio, solo, degno nell’aspetto di tanta riverenza, quanta ne deve un figlio al padre. Portava la barba lunga e brizzolata, simile ai capelli, che gli cadevano sul petto in due liste.

I raggi delle quattro luci sante illuminavano così il suo viso, che io lo vedevo come se davanti avesse il sole.
"Chi siete voi che risalendo in senso contrario il fiume sotterraneo siete sfuggiti all’Inferno?" disse egli muovendo quella barba degna di venerazione.

"Chi vi ha guidati, o cosa vi scortò, aiutandovi ad evadere dalle tenebre infernali? Le leggi dell’Inferno sono così violate? O all’antico decreto se ne è sostituito uno nuovo secondo il quale voi venite alle mie grotte nonostante siate dannati?" la mia guida allora mi prese e con parole e cenni mi fece inginocchiare e abbassare lo sguardo in segno di riverenza. Poi disse a lui:

"Non sono venuto di mia iniziativa: è scesa una donna celeste per la cui volontà io accompagno costui. Ma dato che tu vuoi sapere maggiormente come è la nostra condizione, così come essa è veramente, io non ti negherò questo tuo volere. Costui non è ancora morto, ma per la sua follia vi fu vicino, che ci sarebbe voluto pochissimo tempo.

Come ti ho già detto, fui mandato da lui per salvarlo, e non vi era nessun altra via che questa per la quale mi sono messo. Gli ho mostrato tutti idannati e ora intendo mostragli tutti gli spiriti che si purificano sotto la tua custodia.
Come io l’abbia condotto sin qui, sarebbe lungo da raccontare;dal cielo sciende una grazia divina che mi aiuta a condurlo a vederti e a udirti. Perciò accetta la sua venuta: va cercando la libertà, che così cara, come sa chi per lei rinuncia alla vita.

Tu lo sai bene, poiché non ti fu amara la morte per lei in Utica, dove lasciasti quel corpo che nel giorno del giudizio universale sarà così luminoso.
Le leggi eterne non sono violate da parte nostra: poiché lui è vivo, e io non sono sotto la giurisdizione di Minasse; ma sono del Limbo, dove c’è anche la tua casta Marzia, che nell’aspetto ti prega che tu, anima pia, la consideri ancora sua moglie: per il suo amore dunque piegati al nosto volere.
Lasciaci passare per le tue sette balze: riporterò a lei cose gradite su di te, se ci tieni a essere ricordato laggiù."

"Marzia mi piacque tanto mentre io fui oltre l’Acheronte" disse egli allora, "che quanti favori mi chiese, io glieli feci.
Ora che lei sta al di là del fiume, non mi può più commuovere per quella legge che fu fatta quando io uscii fuor da li.
Ma se una donna dal cielo, ti spinge e ti guida, come tu dici, non c’è motivo di lusingarmi: basta che me lo richiedi in suo nome.
Va dunque a fai in modo di cingere costui con un giunco liscio e di lavargli il viso, in modo tale da cancellargli ogni bruttura, perché non sarebbe adatto presentarsi con l’occhio offuscato al cospetto dell’angelo portiere del Purgatorio.

Questa isoletta attorno nel punto più basso, la dove la batte l’onda, produce giunchi sopra la terra cedevole,non vi cresce nessun’altra pianta che facesse fronda o tronco duro, che non si piega alle percosse. Poi non si per di qua il vostro ritono; il sole, che ormai sorge, vi mostrerà la più agevole salita al monte."

Così detto sparì e io mi alzai senza parlare e mi strinsi tutto alla mia guida Virgilio e lo guardai.
Egli incominciò: "Figliolo segui i miei passi: volgiamoci indietro, chè qui si scende questa pianura sino alla parte più bassa."

L’alba vinceva l’ora mattutina che gli fuggiva davanti, così che da lontano riconobbi il tremolio del mare.
Noi andavamo per la pianura solitaria come chi torna alla strada perduta e che finchè non l’abbia ritrovata gli pare di camminare invano.

Quando fummo giunti la dove la rugiada resiste ai raggi del sole, perché sta all’ombra e non evapora, il mio maestro pose ambedue le mani aperte sull’erbetta: per cui io che capii il motivo del suo atto, posi verso di lui le guance piene di lacrime: e mi rese visibili quel colore che l’inferno mi aveva offuscato.

Giungemmo poi sul lido deserto, che non vide mai navigar le sue acque nessuno che poi faccia esperienza del ritorno.
Qui mi cinse così come volle Catone: oh meraviglia! Che quella pianta che egli colse, rinacque tale e quale immediatamente dove la svels

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