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Spiegazione del canto I del Paradiso

Il canto si apre sulla consapevolezza che la salvezza è nel ritorno a Dio, con una protasi (Dante si propone di raccontare il suo viaggio fino all'Empireo e il suo incontro con Dio) e con un'invocazione ad Apollo, dio della poesia e delle arti, cui il poeta chiede assistenza a causa della difficoltà e dell'altezza dell'argomento. Dante e Beatrice si trovano ancora sulla cima del Purgatorio, e lo sguardo della donna verso il sole induce Dante a fare lo stesso ed ad affrontare il tema dell'ascesa, del volo verso Dio. I personaggi si trovano in primavera, a mezzogiorno, quando si è nella pienezza della luce; egli si sente avvolto da questo fascio di luce come se avesse riconquistato i poteri dell'uomo prima del peccato originale. La luce è il segno del progressivo avvicinarsi a Dio. In questa armonia di luce c'è però una nota stonata: il suo corpo. A questo punto, interviene Beatrice a spiegargli che quel mondo non è regolato da leggi fisiche: l'unica legge è quella religiosa. Ad ogni cosa Dio ha assegnato un fine. Le cose sono come navi in movimento in un immenso oceano, ognuna con il suo carico; ognuna raggiungerà il porto cui è stata avviata, ma il pilota che guida tutto dall'alto è Dio. Il male può deviare gli uomini dal loro fine, poiché questi si lasciano attrarre dai piaceri mondani e si staccano da Dio. Da qui nasce il bisogno di reinsegnare agli uomini il piacere dell'obbedienza alle leggi di Dio. Nel canto è anche presente un'altra tematica, che è quella dell'incontro delle due maggiori esperienze culturali del Medioevo: la mistica e la razionalistica. La mistica è propria degli ordini monastici contemplativi (benedettini, cistercensi, camaldolesi), la razionalistica dei domenicani e di molte filosofie che si rifecero ad Aristotele ed ebbero il maggior esponente in San Tommaso. La prima si concentra sull'inadeguatezza dell'uomo a cogliere l'esperienza religiosa in modo razionale. La seconda, invece, afferma di poter spiegare razionalmente le verità di fede, e ne è un esempio la spiegazione che Beatrice dà del volo del poeta. Nel canto, tuttavia, affiora e si colloca in primo piano il tema dell'ordine universale. Beatrice qui appare come un'autentica maestra che utilizza la sapienza filosofica e teologica, ma con partecipe e commossa attenzione, con grazia, con nobiltà, senza smancerie e senza freddezza. Il canto inizia con l'immagine di Dio («La gloria di colui che tutto move...»), a differenza del primo canto dell'Inferno, che inizia con l'immagine di Dante-attore («Nel mezzo... mi ritrovai...»), e del primo canto del Purgatorio, che si apre con la figura di Dante-autore («Per correre... la navicella del mio ingegno...»). Già dalla prima terzina si deduce che il paradiso è il regno della luce, segno della beatitudine e della spiritualità, ma anche della gloria e della potenza di Dio; Dio è il motore di ogni cosa; l'universo è visto come una piramide formata da infiniti gradini dove si dispongono le creature.
Al verso 39 le tre croci formate dai quattro cerchi (orizzonte, equatore, eclittica, coluro equinoziale, cioè il meridiano che passa per il punto equinoziale) sono le tre virtù teologali (fede, speranza e carità), che assieme alle quattro virtù cardinali (prudenza, fortezza, giustizia, temperanza) sono gli elementi insostituibili della vita cristiana.
Al verso 47 il volgersi di Beatrice verso il sole induce Dante a fare lo stesso. Insistendo sulla fissità dei loro sguardi verso il sole, il poeta vuole sottolineare l'intensità e la fermezza del desiderio di Dio.
Al verso 99 Dante si stupisce di volare poiché ritiene di avere con sé il corpo, ma non sa che non ha lasciato il corpo sul Purgatorio, ma che il corpo è diventato materia imponderabile, così egli non lo avverte.
Al verso 114 Sono evidenti tre concetti di fondo:


    1 Dio ordina il mondo secondo una legge universale;
    2 tutte le creature, fin dalla nascita, tendono a raggiungere il loro determinato fine;
    3 tutte le creature tendono al loro fine secondo modi diversi, come un mare solcato da infinite navi, che si muovono verso il loro porto, tutte guidate da un unico pilota.

Al verso 135 Dante spiega l'origine del male: nonostante tutte le creature tendono a Dio, l'uomo è anche fornito di libero arbitrio; egli può scegliere il bene o il male a seconda che venga fuorviato o no dai beni terreni.

Al verso 142 Il volo di Dante si spiega in quanto egli non è limitato dagli impedimenti del peccato: chi come lui ha compiuto un viaggio di purificazione non può non volare.

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