Canto XXI
Già i miei occhi erano nuovamente fissi nel volto della mia donna, e con gli occhi anche l’animo, che si era distolto da ogni altro oggetto.E Beatrice non sorrideva: ma cominciò a parlare dicendomi: “ Se ti mostrassi il mio riso, tu diventeresti come Semele, quando fu incenerita (per aver contemplato Giove nel fulgore della sua luce divina);
Semele, figlia di Cadmo, per ingannevole consiglio di Giunone, gelosa di lei, chiese di poter vedere Giove in tutto il suo fulgore e ne rimase incenerita (cfr. Inferno XXX, 1-3; Ovidio- Metamorfosi III, 307-309: Stazio, Tebaide III, 184-185).
perché la mia bellezza che, come hai potuto vedere, sempre più risplende, quanto più si sale per i cieli del paradiso,
se non si moderasse, risplenderebbe tanto, che la tua facoltà visiva di uomo, di fronte al suo fulgore, sarebbe come una fronda che ‘ La folgore schianta.
Noi siamo innalzati al settimo cielo di Saturno, il quale trovandosi. congiunto con la costellazione del Leone, irraggia ora sulla terra la sua influenza mescolata a quella del Leone.
Dante e Beatrice ascendono al settimo cielo, nel quale appaiono, disposti su una scala d'oro che si innalza verso l'Empireo, gli spiriti contemplativi (cfr. nota alla terzina 31 ) . In questa sfera appare l'ultimo pianeta, Saturno, freddo, secco e lento nel suo moto di rotazione (cfr. Convivio II, XIII, 25 e 28). Secondo l'affermazione di Macrobio, concordemente accettata da tutto il Medioevo, gli influssi di Saturno dispongono alla vita contemplativa, ma allorché il pianeta è in congiunzione con la costellazione del Leone, "di natura calda e secca simile a quella del foco" (Lana), le virtù contemplative di Saturno si uniscono a quelle attive del Leone. La mirabile temperanza di queste due opposte influenze è alla base della vita e dell'azione di San Pier Damiano, che apparirà nella parte centrale del canto.
Fissa la tua attenzione in quel che vedranno i tuoi occhi, e fa che questi diventino specchi in cui si rifletta l’immagine che ti apparirà in questo cielo”.
Chi sapesse qual era l’appagamento del mio sguardo nel contemplare l’aspettò beato di Beatrice, quando io volsi gli occhi ad altro,
potrebbe capire, paragonando l’una cosa con l’altra (cioè il piacere di guardarla con quello di obbedirle), quanto mi era gradito obbedire alla mia guida celeste.
Dentro al pianeta trasparente che girando intorno al mondo, porta il nome di Saturno, re caro al mondo perché sotto il suo governo ogni malizia umana rimase come spenta,
Il settimo pianeta porta il nome di Saturno, il mitico re sotto il cui governo scomparve dal mondo ogni dolore e ogni malvagità e gli uomini godettero di un lungo periodo di pace e di felicità: è la famosa età dell'oro di cui parlarono tutti i poeti antichi e che Dante ha già descritta in due luoghi del suo poema (Inferno XIV, 96; Purgatorio XXVIII, 139-141).
vidi una scala del colore dell’oro su cui risplendeva un raggio di sole, la quale si alzava tanto verso l’alto, che i miei occhi non ne vedevano la cima.
E vidi pure scendere giù per i gradini tanti spiriti luminosi, che io pensai che ogni luce che appare nel cielo si diffondesse da questa fonte.
Fonte di questa nuova invenzione figurativa, dopo quelle della croce luminosa del cielo di Marte e dell'aquila del cielo di Giove, è, come Dante stesso rivela (Paradiso XXII, 70-72), la visione di Giacobbe descritta nella Genesi (XXVIII, 12 sgg.). Il patriarca ebraico vide in sogno una scala " che, appoggiata sopra la terra, con la cima arrivava al cielo, e per essa, ecco, gli angeli di Dio che salivano e scendevano". Tutti i commentatori antichi rilevano il carattere simbolico della scala e il Landino così riassume le loro interpretazioni: "Come per la scala si sale da basso in alto di grado in grado, così per la virtù contemplativa si monta di cielo in cielo infino a Dio. Questa scala è d'oro, imperò che come l'oro è più eccellente che alcun altro metallo, così la vita contemplativa avanza ogni altra vita e risplende in quella il raggio della grazia dell'eterno Sole"-. L'immagine della scala come simbolo della vita contemplativa è molto frequente nella letteratura cristiana antica, greca e latina, oltre che nei testi mistici della letteratura medievale (cfr. come esempio, questo passo di San Pier Damiano: "Tu sei quella scala di Giacobbe per cui gli uomini salgono al cielo e gli angeli discendono in soccorso degli uomini. Tu la via aurea, per cui gli uomini ritornano alla loro patria"; Liber qui dicitur Dominus vobiscum, Opuscolo XI) . Per le anime del cielo di Saturno la vita fu una fuga saeculi, una fuga dal mondo, per realizzare nel silenzio (quel silenzio che domina su tutto il cielo di Saturno, dove i beati non cantano) e nella solitudine di un chiostro, il loro ideale di vita ascetica: un progressivo immergersi nel pensiero di Dio, anticipando in tal modo, la vera contemplazione, quella del paradiso. Perciò questi beati occupano il più alto dei cieli planetari e si trovano al di sopra di tutte le anime che praticarono la vita attiva. "Tale contrasto di tendenze tra questo cielo e i precedenti ha una sua suggestiva rappresentazione poetica nelle due opposte direzioni in cui qui è portato a spaziare l'occhio di Dante: da una parte, in alto, lungo la scala d'oro descrittaci in questo canto, a simbolo della contemplazione che di grado in grado conduce a Dio; e dall'altra, in basso, attraverso la serie dei pianeti già percorsi e ripresentatici, nel canto seguente, in ordine invertito, con meta ultima la terra." (Rossi,Frascino)
