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Canto V

Beatrice, dopo aver spiegato al poeta che il suo fulgore abbagliante deriva dalla visione di Dio, la quale quanto più è profonda tanto più accende d’amore le anime accrescendone lo splendore, risponde alla domanda postagli alla fine del canto IV.
Il voto, spiega, è il libero sacrificio della propria volontà; poiché questa è il dono più grande di Dio all’uomo, non esiste alcun bene che possa essere offerto in cambio.
Poiché però la Chiesa talora dispensa dai voti, occorre approfondire il problema.
Il voto consta di due parti: la “materia”, cioè ciò che si sacrifica, e la “convenenza”, cioè il patto con Dio.
Quest’ultima si estingue solo con il suo adempimento, ma la “materia” può essere mutata con il permesso della Chiesa, a patto che si dia in cambio qualcosa di valore maggiore di ciò che si era promesso.

Perciò i cristiani non devono prendere con leggerezza il voto, attenendosi ai consigli delle Sacre Scritture e dell’autorità della Chiesa.
Beatrice e Dante salgono rapidamente verso il Cielo di Mercurio.

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