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Divina Commedia - Introduzione al Paradiso

Il Paradiso dantesco prende ispirazione dal sistema aristotelico - tolemaico, concezione di Aristotele (4 sec. a. C.) e di Tolomeo, questa concezione di tipo geocentrico (la terra al centro e il sole gira intorno ad essa) fu ripresa da Tommaso D’Aquino, S. Tommaso, e la concezione fu chiamata anche aristotelico - tomistica. Su questa concezione si basa tutta l’antropologia medievale, infatti, se la terra è al centro dell’universo, anche l’uomo è al centro di tutto. Dante immagina la terra come sferica, solida, e immobile, questa si suddivide in: Emisfero Boreale (settentrionale; prende il nome da Bora, uno degli Dei del vento) ed Emisfero Australe (meridionale; prende il nome da Austro, vento caldo e umido proveniente da sud). L’Emisfero Boreale è quello delle terre emerse mentre l’Australe quello delle acque, ricoperto da oceani. Sempre secondo la concezione dantesca, all’estremità dell’Emisfero Boreale (polo nord), si trova la Città Santa, Gerusalemme, dove è collocata la selva oscura e l’entrata all’Inferno.

L’Inferno è una struttura conica ribaltata dove vengono punite in eterno le anime, anche quella di Lucifero, scagliato al centro della Terra dall’Arcangelo S. Michele per ordine di Dio; poiché Lucifero, che inizialmente era un angelo, si era ribellato a Dio quando venne a conoscenza della sua intenzione di creare l’uomo a sua immagine e somiglianza e in seguito incarnarsi in uno di loro, quindi di dover considerare un giorno un uomo superiore a lui. Egli è incastrato su una spianata di ghiaccio al centro della Terra, nel punto più lontano da Dio. Dall’ultima parte dell’Inferno, quella dove si trova Lucifero, i due poeti passano, attraverso un sentiero, la natural burella, ai piedi della montagna del Purgatorio, situata invece all’estremità dell’Emisfero Australe.
Dante e Virgilio salgono quindi la montagna e arrivano fino in cima, al Paradiso Terrestre. Dante qui, come aveva fatto all’arrivo sulla spiaggia del Purgatorio, si deterge per liberarsi dal peccato, e si lava in due fiumi nel Leté e nell’Eunoé. Il Leté (dal greco - oblio) è il fiume dell’oblio, infatti, bagnandosi delle sue acque si dimentica il male e il ricordo dei peccati, mentre nell’Eunoé (dal greco eu - buon, noè ricordo) Dante ricorda tutto il bene compiuto. Al termine di ciò Virgilio scompare e appare come guida per Dante, Beatrice che lo guiderà fino per i primi nove cieli del Paradiso, mentre nell’ultimo cielo e davanti a Dio a guidarlo sarà S. Bernardo di Chiaravalle. Dante comincia la sua ascesa verso il Paradiso volando. Tutto il mondo sub-lunare è il risultato della composizione di quattro elementi: la Terra, l’elemento più pesante e meno nobile che tende verso il basso; l’Acqua, più leggera e più nobile rispetto alla Terra; l’Aria e infine il Fuoco, l’elemento più leggero e più nobile. Il Fuoco per le sue caratteristiche tende ad andare verso l’alto, al di là dell’aria formando così la cosiddetta Sfera del Fuoco, dalla quale gli antichi credevano provenissero i fulmini, a causa del fuoco che questi provocavano.
Il mondo sub-lunare è anche detto mondo dei quattro elementi. I cieli del Paradiso sono costituiti da un quinto elemento chiamato da Dante, etere, etra o quinto elemento, un elemento puro e cristallino impossibile da vedere. Dante immagina i cieli come sfere inscritte una dentro l’altra e i pianeti o le stelle corrispondenti al nome dei cieli, sono incastonati nella sfera. Quindi secondo questa concezione non sono i pianeti o le stelle a girare, ma i cieli. Il Cielo della Luna è il più lento, mentre il più veloce è il Primo Mobile, infatti, il Primo Mobile essendo l’ultimo e quello più vicino a Dio si muove a grandissima velocità per avvicinarsi al Cielo Empireo e al Signore, dettando così le velocità degli altri cieli, che però vanno più lentamente più ci si allontana dal Primo Mobile. L’Empireo è un luogo non luogo, un tempo non tempo nel quale si trova Dio, i Santi e gli Angeli. L’Empireo è immateriale, è considerato come il vero Paradiso spirituale, dove non si calcola il tempo e il luogo. Dopo il Paradiso terrestre, superata la Sfera del Fuoco, Dante giunge nel Cielo della Luna.
Questa stella, secondo Dante e secondo credenze medievali, produceva sull’uomo un effetto di incostanza nel proprio modo di essere e nel proprio carattere se si era nati sotto la sua influenza. L’astrologia al tempo di Dante era molto seguita e ritenuta molto attendibile dai suoi contemporanei che spesso si affidavano a questa, considerandola come una vera e propria scienza nella quale confluivano fisica, metafisica, teologia, astronomia, ecc. Nel primo cielo Dante incontra Piccarda Donati, una donna che si era fatta suora ed era molto devota alla fede, la quale, però, fu costretta a smonacarsi dal fratello, mancando così, anche se costretta, ai voti ed ancora in questa situazione avrebbe influito l’incostanza. Fanno parte del primo cielo, infatti, quelle anime che mancarono ai propri voti di fede, ma si trovano in Paradiso perché come nel caso di Piccarda furono costretti a mancarli, essa inoltre indica a Dante, dove si trovano le altre anime. Dante colloca i beati in nove cieli, anche se questi normalmente si trovano nel Cielo Empireo, ma siccome il viaggio di Dante è voluto dallo stesso Dio, in quanto Dante attraverso la Divina Commedia avrebbe dovuto rigenerare l’umanità dal peccato, il Signore gli concede il grande privilegio di fargli venire incontro i beati, quindi in definitiva essi si spostano momentaneamente dall’Empireo, incontrano Dante per poi ritornare alla loro posizione.
Essendoci una classificazione tra i gradi di beatitudine presupponiamo che ci sia una diversa felicità tra i beati che si trovano più in basso e quelli più in alto, invece, no, infatti, più si sale più il grado di serenità rimane lo stesso perché sono tutti consapevoli di essere parte di un progetto divino e accettano la parola di Dio senza giudicarla. Piccarda accetta quindi di essere collocata al cielo più basso ma il suo grado di felicità è pari a quello ad esempio di Francesco D’Assisi che si trova ben più in alto, nonostante la sua beatitudine sia più imperfetta rispetto a quella di Francesco. Il movimento di ciascuno dei cieli del Paradiso è inversamente proporzionale alla distanza dall’Empireo, affinché questo movimento sia ordinato, Dio ha provveduto a fornire ciascuno dei cieli di un’intelligenza angelica. Nel Cielo della Luna l’intelligenza angelica sono gli angeli i quali governano e ordinano il movimento del cielo. Data l’esistenza di vari cieli e quindi l’esistenza di una gerarchia dei beati, esiste anche una gerarchia di angeli disposta su nove livelli, quanti sono i cieli, i primi sono gli angeli del primo cielo chiamati appunto Angeli che sono i più numerosi e quelli di rango più basso, mentre gli angeli del nono cielo sono i Serafini, quelli più belli, di cui faceva parte anche Lucifero.
Le anime dei beati sono di una bellezza folgorante tanto che questi si presentano a Dante in una mandorla di luce, che li rende quasi irriconoscibili, infatti, Dante riesce a malapena a riconoscere Piccarda, mentre nei cieli successivi questo guscio di luce coprirà le anime in tal modo che non potranno essere viste. Alla morte ciascuno depone il proprio corpo che si disfa, si decompone, l’anima così inizialmente va incontro al suo giudizio particolare, quindi viene collocata nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso, in seguito alla fine di tutti i tempi, ci sarà il Giudizio Universale (secondo la concezione escatologica cristiana), i corpi si risveglieranno da morti e si riuniranno alle proprie anime, dopo di che Cristo stesso designerà il suo giudizio ultimo ad ogni corpo. Ricordiamo che tutte le figure descritte da Dante sono anime, quindi non tangibili e nemmeno visibili ma il poeta che deve far vedere la sofferenza, la sensibilità, è stato bravo con le sue descrizioni a farci quasi toccare le anime e ci ha descritto le loro sofferenze quasi come avessero corpi reali. Lasciato il Cielo della Luna, Dante arriva al secondo cielo quello di Mercurio, il quale produceva sugli uomini, secondo le credenze del tempo, l’amore per la gloria terrena. Dante, in questo cielo, incontra Giustiniano, colui che aveva dato le leggi a Roma, Imperatore romano d’Oriente, il quale attraverso le sue vittorie e del suo generale Belisario riuscì per vari decenni a riunire l’Oriente e l’Occidente riconquistando dai barbari l’Italia, i Balcani e l’Africa settentrionale.
Giustiniano si trova insieme alle anime di coloro che operarono il bene per il desiderio di gloria terrena, sempre influenzati da Mercurio, una beatitudine superiore rispetto agli incostanti, ma sempre imperfetta perché essi fecero sì del bene, ma per essere venerati e lodati in Terra. A governare il movimento di Mercurio ci sono gli Arcangeli, i quali sono angeli speciali, e tra questi ricordiamo Gabriele l’annunciatore, Michele il guerriero, Raffaele che rappresenta la giustizia divina. Il terzo cielo è quello di Venere, il quale produce sugli uomini l’influsso dell’amore, un amore inteso sia in dimensione sensuale, corporea sia spirituale. Dante, come negli altri cieli, passa in prossimità del pianeta, considerato dagli antichi il più bello e il più luminoso tanto che era chiamato lucifero (portatore di luce) all’alba e vespero al tramonto, poiché è visibile anche dalla terra. Dante incontra in questo cielo gli spiriti amanti, persone che in vita si lasciarono guidare dall’amore puro e dalla carità, non come l’amore di Paolo e Francesca, i quali si lasciarono guidare dall’amore ma un amore lussurioso e infecondo. Dante in questo cielo, incontra Carlo Martello, capostipite della dinastia dei Carolingii, in vita fu, infatti, cavaliere generoso e caritatevole nei confronti dei propri sudditi, l’intelligenza angelica è quella dei Principati. Dopo il terzo cielo, Dante passa al cielo del Sole, il quarto cielo; il Sole è incastonato nel suo cielo e ruota intorno alla terra. Il Sole è il cielo della sapienza, produce difatti sugli uomini la sapienza, una virtù superiore all’amore. Il sommo poeta rimane quasi abbagliato davanti la vista della luce folgorante del Sole, qui incontra gli spiriti sapienti di S. Tommaso d’Aquino, frate domenicano e massimo filosofo della scolastica aristotelica e di S. Bonaventura da Bagno Reggio, frate francescano e massimo filosofo, invece, della scolastica platonica. La filosofia scolastica si sviluppò presso l’Università di Parigi, la Sorbonne, nel Medioevo, dove si fronteggiavano il domenicano S. Alberto Magno e lo stesso S. Bonaventura, maestri filosofici medievali, il primo sosteneva che la dottrina cristiana poteva ben sintetizzarsi con la filosofia aristotelica, mentre il secondo, sosteneva che la dottrina platonica era più adatta a fondersi con la teologia cristiana.
In un primo tempo la teoria di Bonaventura fu presa più in considerazione, sostenendo la colpevolezza del corpo e la sua funzione di carcere dell’anima, ma con le teorie successive di S. Tommaso d’Aquino, discepolo prediletto di S. Alberto Magno, la teologia cristiana basò la sua dottrina sull’aristotelismo, prediligendo il concetto di corpo e anima insieme come forma e sostanza, l’intelligenza angelica del quarto cielo è la Potestà. Il quinto cielo è quello di Marte, il quale produce sugli uomini la forza e il coraggio, Dante questa volta attraversa il cielo senza passare in prossimità del pianeta, infatti, egli osserva gli spiriti combattenti che si schierano, chiusi nella loro mandorla di luce, come a formare una croce greca fatta di luce, illuminata. A Dante gli si presenta il proprio trisavolo, Cacciaguida, fondatore della casata Alighieri; l’intelligenza angelica è quella delle Virtù, gli spiriti militanti sono superiori ai sapienti perché questi hanno combattuto con anima e corpo per la verità. Il sesto cielo è quello di Giove, il quale produce sugli uomini il senso della giustizia, infatti, nel sesto cielo ci sono gli spiriti giusti, giudicanti; Giove rappresenta la giustizia in quanto sua figlia Dike (figlia di Giove e Temi), era proprio la Dea della giustizia nella mitologia greca ed era rappresentata seduta ai piedi del trono di Giove. Dante assiste a uno spettacolo di luce, come nel quinto cielo, egli vede gli spiriti, con la loro mandorla di luce, formare un’enorme aquila, simbolo di Giove e della giustizia, in quanto l’aquila vola più in alto di tutti gli altri animali avvicinandosi agli dei, quindi la somma giustizia; perché ha una vista acutissima a cui non sfugge nulla e inoltre perché può fissare il Sole, quindi la giustizia che guarda la verità. Dante in questo cielo, non incontra spiriti in particolare; l’intelligenza angelica è quella delle Dominazioni. Il settimo cielo è il cielo di Saturno o Kronos, dio del tempo e soprattutto il dio al quale veniva ricondotta l’Età dell’Oro. All’inizio di tutto, dopo il caos iniziale, i primi dei a formarsi sono il cielo Urano e la terra Gea, dai quali nascono Saturno e Rea, oltre ad altri dei; a loro volta da questi Giove e Giunone più altri dei.
Saturno era solito divorare i propri figli, in quanto gli era stato predetto che un suo figlio lo avrebbe detronizzato. Accadde però che Rea, moglie di Saturno, generasse un bambino bellissimo, Giove, il quale appena nato emetteva dei gemiti e Rea, per paura che Saturno sentisse, chiese ai suoi fratelli di produrre un rumore assordante e affidò Giove alla capra Amaltea, la quale lo allattò con il suo latte. Secondo la mitologia antica, una goccia di latte che sfuggì dalla bocca di Giove, andò a formare la Via Lattea (latte, in greco galacs, e da questo l’italiano galassia). Giove crebbe e nel pieno delle sue forze marciò contro il padre Saturno e lo detronizzò, com’era stato profetizzato, s’insediò lui sul trono dell’Olimpo; il padre si andò a nascondere nel Lazio (da appunto latere – nascondersi), e da lì inaugurò l’Età dell’Oro. Questa età fu caratterizzata da uomini che non dovettero faticare essendo in armonia con la natura, e non ebbero il bisogno di lavorare, anzi poterono dedicarsi alla pura contemplazione della bellezza, ragione per cui il cielo di Saturno produce sugli uomini l’amore per la contemplazione.
Dante quindi incontra gli spiriti contemplanti e in particolare S. Pier Damiani e S. Benedetto da Norcia; l’intelligenza angelica del settimo cielo è quella dei Troni. L’ottavo cielo è quello delle Stelle fisse, Dante immaginava che stessero fisse in questo cielo tutte le stelle restanti, egli lo attraversa sfiorando le stelle e all’interno di questo vede da un lato il trionfo di Cristo e dall’altro l’apoteosi di Maria, da un lato Cristo che risorge e dall’altro la salita di Maria. Dante in questo cielo, viene sottoposto a un esame di dottrina cristiana, sulla fede, sulla speranza e sulla carità, da S. Pietro, S. Giacomo e S. Giovanni, per predisporlo all’ingresso nell’Empireo; riesce a superarlo grazie a Beatrice che gli è accanto, la quale rappresenta proprio la teologia; l’intelligenza angelica dell’ottavo cielo sono i Cherubini. Il nono e ultimo cielo è il Primo Mobile o Cielo Cristallino, qui egli assiste al trionfo degli angeli e ammira i Serafini, gli angeli più belli e intelligenza angelica di questo cielo.
Dopo il nono cielo Dante giunge nell’Empireo e immagina di entrare all’interno di un enorme anfiteatro, sugli spalti del quale egli vede gli spiriti dei santi, negli spalti più bassi immagina Piccarda Donati e i suoi compagni, mentre più in alto si sale, più s’incontrano santi di maggiore perfezione. Maria siede, ovviamente, nel giro più alto dell’anfiteatro e accanto a lei andrà a sedersi Beatrice. Il poeta immagina Dio incombere dall’alto e proiettare la sua luce sull’anfiteatro, gli angeli, invece, si dispongono come a formare una cupola sopra l’anfiteatro, che non è nient’altro che la Rosa dei Beati.

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