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Canto 33 - Il canto della visione di Dio

Mercoledì 13 aprile 1300 - Empireo: rosa dei beati

Ormai il viaggio di Dante raggiunge la sua meta.
Il canto è diviso in due parti:
1. la preghiera di San Bernardo alla Vergine e la sua intercessione per Dante presso Dio (vv. 1 - 45);
2. la progressiva conquista da parte di Dante della diretta visione di Dio fino alla folgorazione finale (vv. 46 - 145).

Prima parte

La preghiera alla Vergine è suddivisa in due parti secondo la struttura liturgica tipica di tutte le preghiere:
- vv. 1 - 21: la lode e la benedizione della divinità;
- vv. 22 - 39: la richiesta di aiuto e l'invocazione.
Pronuncia la preghiera Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), il grande santo fondatore dell'ordine cistercense e maestro del misticismo medievale, subentrato a Beatrice nel canto XXXI come guida di Dante.

L'incipit è costruito su tre forti antitesi:
- Vergine - Madre: propone il mistero del concepimento di Maria per opera dello Spirito Santo e la sua verginità;
- Figlia - Figlio: Maria è figlia di Dio che poi attraverso Cristo si fa suo figlio;
- Umile - alta: pone in contrasto l'umiltà d'animo di Maria con la sua somma nobiltà di cuore che la rende degna di accogliere in sè Cristo.
Ai vv. 5 - 6 la nuova antitesi: fattore (creatore)/fattura (creatura).
Con il concepimento della Vergine si è riacceso l'amore fra Dio e l'uomo e questo calore ha fatto fiorire in Paradiso (etterna pace) la rosa dei beati. La Vergine ha permesso la riconciliazione tra Dio e l'uomo e quindi la possibilità dell'uomo di ascendere in Paradiso.
Sulla Terra, Maria è fonte di speranza, in Paradiso è luce di carità, perchè ormai ogni speranza è già esaudita.
A Bernardo si uniscono tutti i beati, fra cui spicca Beatrice. La preghiera ha legami con gli scritti di San Bernardo, Sant'Agostino e San Bonaventura. E' l'ultima delle preghiere che percorrono la Divina Commedia: le corrisponde il Padre nostro (canto XI del Purgatorio).
Con essa Dante vuole sottolineare
- la funzione della Madonna come necessario e supremo tramite tra l'uomo e Dio: lei è per eccellenza l'Iter ad Deum;
- la sua devozione mariana.
La Vergine dimostra il suo assenso attraverso due sguardi: prima fissa gli occhi in San Bernardo (l'orator), poi li indirizza a Dio (etterno lume), nel quale nessuna creatura può guardare tanto profondamente.

Seconda parte

Dante sente giungere al culmine l'intensità del suo desiderio. Bernardo gli indica sorridendo di guardare verso l'alto, ma Dante già lo fa di sua spontanea volontà. Da questo momento Dante resterà in questo atteggiamento: ciò che vede in questo momento non è esprimibile a parole che cedano a tale visione, come la mente davanti a tante meraviglie. Comincia qui la poesia dell'ineffabilità e dell'indicibilità della visione di Dio: caratteristica di tutta la cantica, qui raggiunge il suo apice e consiste nelle ripetute dichiarazioni di impotenza di Dante di descrivere l'esperienza della visione di Dio: tale insistenza diventa quasi ossessiva (vv. 55 - 57, 82 - 84, 106 - 108, 121 - 123, 139).
Altra caratteristica della seconda parte è la luce: anch'essa caratteristica di tutta la cantica, ora diventa particolarmente frequente come unico mezzo per rappresentare la visione di Dio. Complementare al tema della luce è l'insistenza del vedere. In tutta la seconda parte si alternano immagini di luce e di visione (vv. 67 - 70, 76 - 78, 83 - 84, 100 - 105, 109 - 120).

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