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Canto XV e Canto XVII del Paradiso

Canto XV
L’inizio è celebre poiché è affettuoso e colto allo stesso tempo. Dante continua con la metafora dell’albero genealogico. Compare nuovamente l’elemento politico e morale in riferimento alla Firenze di Dante, reputata negativa. Infatti,non si tratta più della grande città Capo - scuola (i comuni e il Dolce Stil novo sono inaugurati proprio a Firenze) di un tempo e, Dante ricostruisce tale decadenza nella guerra civile dove tre colpe in particolare si sono susseguite: superbia,invidia, avarizia. In tal senso Caccia guida ripercorre la Firenze dei suoi anni, in cui la città risplendeva dei suoi tempi magnifici e lucenti. In questo modo si evoca un’immagine idealizzata della società fiorentina (dai costumi morigerati, assente da eccessi) a cui Dante ascolta con rammarico, anche nella prosecuzione nel canto XVI.

Canto XVII
Dante si trova nel cielo del Sole, dove risiedono gli spiriti militanti. Si tratta di un canto importante poiché è stato definito il canto della profezia dell’esilio, nonostante lo stesso Dante stia vivendo l’avvenimento in questione. Dante sollecita Cacciaguida per conoscere il senso del suo viaggio, come se volesse confermare le sue certezze, così il suo compaesano lo ammonisce circa l’esilio e in particolare di quanto sarà difficile sopportare con dignità tale condizione da esule. Un tema quindi, molto comune nella produzione artistica dantesca come pure ad altri intellettuali italiani tra cui Foscolo (in lui l’esilio è volontario), Machiavelli (in esilio scrive il Principe). Il canto si mostra comunque come canto del dolore, dei dubbi e delle perplessità che Dante esplica soprattutto circa la sua attività letteraria. Tuttavia Cacciaguida lo rassicurerà e lo indirizzerà verso un uso coerente e consapevole. Cacciaguida lo esorta infatti a non tacere, ma a levare alto il suo "grido” che come il vento percuoterà le cime più alte, cioè i personaggi più in vista: solo chi avrà la coscienza sordida, d'altronde, potrà sentirsi colpito, mentre per gli altri l'opera, una volta "digerita", cioè meditata e assimilata, costituirà un "vital nutrimento".

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