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Canto IX

Congedandosi da Dante, Carlo Martello termina con un accenno agli inganni e ai torti che subirono i suoi figli e con una profezia sulla giusta punizione dei suoi nemici.
Mentre il poeta condanna tutti quegli uomini che, per cercare vani piaceri, dimenticano il bene, si avvicina un altro spirito luminoso: è Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino il tiranno.
Accostandosi a Dante, questa donna dice che la vera inclinazione ad amare, durante la vita terrena, diviene con il tempo ardore di carità.
Ella predice drammatici eventi che devasteranno le terre e i luoghi in cui ella visse.
Accanto a Cunizza c’è uno spirito brillante come un rubino: Folchetto di Marsiglia, trovatore provenzale che di sé lasciò straordinaria fama.
Durante la sua giovinezza egli “arse” di grande passione amorosa ma, dopo la morte della donna amata, si fece frate cistercense e, divenuto vescovo di Tolosa, combatté contro gli eretici albigesi.

Egli indica un altro spirito che scintilla come raggio di sole in uno specchio di acqua pura.
È Raab, la prostituta di Gerico che favorì la vittoria di Giosuè nella conquista della Palestina, ora trascurata dalla corte papale, corrotta e avida di fiorini e di ricchezze materiali.
Folco apostrofa quindi Firenze, che sembra nata da Lucifero, e continua a diffondere il fiorino, la moneta che ha sviato il gregge dei cristiani e ha fatto divenire il pontefice, suo pastore, un lupo: per questo non si studiano più i testi sacri, ma soltanto il diritto canonico.
Egli si scaglia poi contro l’avidità della Chiesa, che non cerca più di liberare Gerusalemme in mano ai Turchi.
Ma presto Dio interverrà a liberare il Vaticano da tale malgoverno.

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