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Analisi Canto 6 del Paradiso

Riassunto
Giustiniano si presenta a Dante partendo dalla figura di Costantino e dallo spostamento della capitale imperiale a Bisanzio, dopodiché parla della sua conversione al cristianesimo ortodosso e del Codice di leggi civili romane. A questo punto, Giustiniano inizia a raccontare la storia dell’impero da Pallante a Carlo Magno, soffermandosi sugli eventi principali che lo riguardano. Segue un’analisi dell’impero del momento, con un’apostrofe a guelfi e ghibellini, entrambi un danno per la sua gloria. Rispondendo alla seconda domanda che Dante gli aveva posto nel canto precedente, Giustiniano presenta le anime del Cielo di Mercurio, non senza sottolineare un’altra volta la perfezione della loro beatitudine, citando anche la figura di Romeo di Villanova.

Funzione
È il canto politico del Paradiso. Esso esprime la maturazione politica di Dante, la cui idea riguarda Firenze nell’Inferno, l’Italia nel Purgatorio e il rapporto tra Papato e Impero nel Paradiso. Attraverso la figura di Giustiniano, come con Ciacco aveva espresso alcune profezie su Firenze e con Sordello aveva apostrofato l’Italia, Dante ricorda che l’impero è sacro, ma non deve interferire con il Papato. Le parole di Giustiniano rappresentano le risposte alle domande che Dante gli aveva posto nel VI° canto: “chi sei?” e “come mai sei in questo cielo?”. Nel canto, in parallelo con i canti politici delle altre due cantiche, è fortemente presente l’idea dantesca di miglioramento morale.

Luogo
Cielo di Mercurio – spiriti attivi per la gloria terrena

Personaggi in azione
- Dante: presente come semplice ascoltatore, ma molto importante come narratore, in quanto esalta, come aveva fatto Virgilio, l’impero, e ce ne fornisce la relativa storia ben riassunta. L’Impero e la sua storia, per Dante, sono strumenti della volontà divina, necessari per riunire il mondo e prepararlo alla venuta di Cristo.
- Beatrice: presente ma non con il suo solito ruolo di guida.
- Giustiniano: nato a Scupi (Skopje), in Macedonia, intorno al 482, svolse la sua carriera pubblica sotto l’imperatore Giustino, suo zio, che lo associò al trono nel 527. Sposò Teodora, che ebbe un grande peso nella conduzione dell’Impero. Il suo regno fu molto lungo, ma Dante ricorda le sue principali imprese: il Codice di leggi, l’attività religiosa di stampo monofisista e quella militare in materia di autorità imperiale ristabilita in Africa, in Spagna e in Italia. Viene ricordata anche la figura del generale Belisario.


Personaggi citati
- Costantino I il Grande: divenuto imperatore nel 306, pose fine alla persecuzione cristiana emanando l’editto di tolleranza nel 313 e trasformando così l’Impero romano nell’Impero romano-cristiano; trasferì la capitale dell’Impero romano a Bisanzio, chiamata poi Costantinopoli. La sua anima risiede nel sesto cielo, ma Dante gli conferisce una notazione negativa, in quanto, con la sua donazione, diede inizio al potere temporale della Chiesa
- Enea: seguito dall’aquila, simbolo di Troia (Gianimede rapito da Giove come coppiere degli dei sotto forma di aquila era troiano); egli è artefice della nascita di Roma, nuova Troia, per cui dà una nuova sede all’aquila; presentato come antico in quanto progenitore della stirpe romana; presentato come marito di Lavinia (Silvio)
- Agapito I: papa dal 533 al 536, trattò la pace tra Goti di Teodato e Impero bizantino; avrebbe convertito Giustiniano all’ortodossia durante il viaggio a Costantinopoli
- Belisario: generale bizantino; vittorie contro Goti d’Italia e Vandali d’Africa; l’Impero d’Oriente si avvia, grazie a lui, alla sua massima estensione; tolta l’Italia peninsulare ai barbari; sebbene ci sia un rapporto di affetto tra lui e Giustiniano, quest’ultimo arrivò addirittura a perseguitarlo per il potere acquisito
- Pallante: figlio di re Evandro, alleato di Enea nella guerra contro Turno; morte commovente = carattere sacro all’origine del potere romano
- Orazi e Curiazi: Romani ed Albani che si sfidarono per la supremazia riguardante la discendenza; Roma vinse ed Alba Longa si sottomise ad essa
- Lucrezia: moglie di Collatino, violentata dal figlio del re Tarquinio il Superbo, Sestio, suicida per l’oltraggio subito; fatto che provocò la ribellione dei Romani e la cacciata di Tarquinio

- Brenno e Pirro: rispettivamente capo dei Galli che nel 390 a.C. conquistarono Roma e re dell’Epiro, alleato dei Tarentini nella guerra contro Roma dal 280 al 275 a.C.
- Torquato e Quinzio: Tito Manlio Torquato, vincitore sui Galli e sui Latini, e Quinzio Cincinnato, esempio di valore militare e amore disinteressato per la patria, dittatore dell’esercito romano nella guerra contro gli Equi
- Deci e Fabi: eroiche famiglie antiche romane, sacrificate in battaglia per la grandezza della patria
- Annibale: varca le Alpi nel 219 a.C.
- Scipione e Pompeo
- Cesare: figura molto importante per Dante, che occupa una vasta parte del canto; primo legittimo imperatore romano per volere del popolo
- Tolomeo XIII: re d’Egitto che uccise Pompeo
- Giuba: re della Mauritania
- Bruto e Cassio: sconfitti da Ottaviano a Filippi; nel punto più basso dell’Inferno, nella bocca di Lucifero, insieme a Giuda
- Cleopatra: corrotta amante istigatrice di Antonio, con il quale si suicidò con il veleno di un serpente, paga le conseguenze delle sue azioni del girone dei lussuriosi.
- Ottaviano Augusto: considerato il fautore della pace romana, dopo la guerra con Marco Antonio.
- Tiberio: terzo imperatore, dopo Cesare e Ottaviano, sotto cui Cristo venne crocifisso
- Tito: figlio di Vespasiano, nel 70 d.C. soffoca la ribellione degli Ebrei, conquista Gerusalemme e distrugge il tempio di Salomone, costringendo gli Ebrei alla diaspora; atto di giustizia contro gli assassini di Cristo
- Carlo Magno: venuto in aiuto del papa Adriano I contro i Longobardi; alleanza tra Chiesa e Francia, sancita con l’incoronazione di Carlo da parte di Leone III (800)
- Carlo II d’Angiò: re di Napoli dal 1285 al 1309; figlio di Carlo I; responsabile dell’usurpazione del reame di Puglia
- Romeo di Villanova: nato intorno al 1170 e morto in Provenza nel 1250; ministro dell’ultimo conte di Provenza, Raimondo Beringhieri IV, al quale recuperò Nizza e assicurò i matrimoni delle figlie, tutte divenute regine; il suo prodigarsi per gli interessi del conte venne malvisto dai nobili cortigiani e gli procurò solo miseria ed ingratitudine; questi nobili invidiosi non ne trassero giovamento, in quanto caddero poco dopo sotto il dominio di Carlo d’Angiò, rimpiangendo la benignità di Romeo.

Luoghi e episodi storici e/o mitologici citati
- Monti della Troade / monte Ida
- Spagna
- Farsalo
- Durazzo
- Egitto
- Modena e Perugia: a Modena Ottaviano sconfisse Antonio; a Perugia prese per fame il fratello e la moglie di lui, Lucio e Fulvia.
- Tempio di Giano: deposito delle armi, chiuso solo sotto Numa Pompilio, al termine della prima guerra punica, e durante la pace di Augusto.
- Trasferimento della capitale imperiale a Bisanzio (Costantinopoli)
- Ratto delle Sabine: rapimento donne sabine da parte di Romolo per incrementare la popolazione romana.
- Storia di Roma: morte di Pallante; sette re di Roma; vicenda di Lucrezia; guerre contro Galli ed Epiro; Annibale e passaggio del 219 a.C. delle Alpi; vittorie di Scipione; vittorie di Pompeo; distruzione di Fiesole nel 62 a.C. con la congiura di Catilina; imprese di Cesare; guerra Marco Antonio – Ottaviano; morte di Cleopatra; età dell’oro con Ottaviano; periodo di Tiberio e crocifissione di Cristo (vendetta di Dio nei confronti dell’uomo e del peccato originale); diaspora degli Ebrei con Tito (vendetta della crocifissioneassassini di Cristo); Carlo Magno; presente: guelfi che si appoggiano alla casa di Francia per contrastare il segno imperiale e ghibellini che fanno uso del segno imperiale per interessi privati e non universali.

Tempo
Mercoledì 13 aprile 1300

Argomenti
- Tema della gloria divina
- Tema della sacralità dell’Impero
- Tema politico (Guelfi, ghibellini, papato, impero)
- Tema del miglioramento morale
- Tema dell’armonia
- Tema dell’ineffabilità
- Tema dell’ordine per gradi di beatitudine
- Tema dell’umiltà
- Tema della conoscenza pluridisciplinare (storia/mitologia)
- Tema della fede sincera
- Tema della gloria terrena effimera (Cesare fui e son Giustiniano)

Simboli e allegorie
- Gigli gialli = casa di Francia
- Aquila = potere e giustizia imperiale; soggetto metaforico del discorso di Giustiniano

Aspetti stilistici e retorici
- Metafora dell’aquila = impero
- Perifrasi al v.4 “uccel di Dio” = aquila = impero
- Perifrasi al v. 3 “l’antico che Lavinia tolse” = Enea
- Stile elevato (Giustiniano)vari latinismi
- Chiasmo al v. 10 “Cesare fui e son Iustiniano”
- Perifrasi al v.11 “primo amor ch’i sento” = Dio
- Ironia al v. 31 “con quanta ragione” = con quanto scarsa ragione
- Perifrasi al v.32 “sacrosanto segno” = impero
- Neologismo al v.48 “mirro”
- Metafora al v.62 “fu di tal volo” = di grande importanza (aquila)
- Perifrasi al v.86 “terzo Cesare” = Tiberio
- Perifrasi al v. 89 “quel ch’i’ dico” = Tiberio
- Metafora al v.94 “dente longobardo” = Longobardi
- Metafora ai vv. 107-108 “artigli-vello-leone” = impero che affronta pericoli più gravi
- Similitudine ai vv. 124-125-126 “voci del coro” = gradi di beatitudine
- Perifrasi al v. 137 “questo giusto” = Romeo

Riferimenti letterari e culturali
- Codex iuris civilis – Giustiniano (Istituzioni – Codice giustinianeo – Novelle – Digesto)
- Eneide (riferimenti quali Pallante; similarità del discorso di Giustiniano con quello di Anchise)

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