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Canto 13 Paradiso - Analisi scaricato 0 volte

Canto XII - Cielo del Sole: Anime degli spiriti sapienti

Analisi

Il sincronismo e l’armonia delle due corone
Nell’incipit di questo canto la seconda corona di beati si unisce alla prima, della quale fa parte San Tommaso, racchiudendola circolarmente e armonizzando il canto e il movimento ad essa. Così il sincronismo e l’armonia del paradiso sono da mettersi in relazione alla concordia delle creature alla volontà del divino.

Ancora una volta, poi, Dante torna a sottolineare l’ineffabilità di quella realtà, che a stento si adegua ai limiti consentiti dal mezzo espressivo umano.

Nella prima sequenza, la sintassi è di largo respiro, il periodo si snoda in ampie volute che si dispongono nella struttura sintattica insieme alle coordinate, per trovare approdo nel secondo termine della similitudine finale.

L’inizio del panegirico in onore di San Domenico
A parlare è un’altra anima della nuova ghirlanda, quella di Bonaventura da Bagnoregio (francescano), che fa il panegirico di San Domenico.

Segue l’inquadramento storico-religioso dell’azione dei due, che rientrano in un preciso disegno provvidenziale finalizzato a risollevare la Chiesa dalla decadenza morale e a ricondurla sul retto cammino.

Il panegirico di San Domenico: il luogo di nascita e gli appellativi del Santo
Secondo lo schema del panegirico, inizia la descrizione del luogo di nascita, arricchita da un richiamo mitologico.

Siamo nella vecchia Castiglia ed è evocata l’immagine del tramonto (richiamo a due regioni opposte per sottolineare il carattere universale della predicazione dei due santi).
Importante è l’accenno al mite vento occidentale (Zefiro) che fa germogliare le piante così come la fulgida azione del santo ha rinverdito la coscienza isterilita dalla eresie.

Il Santo, alla nascita, è definito attraverso appellativi che ne mettono in luce l’impegno appassionato.

Il panegirico di San Domenico: i sogni premonitori e il significato profetico dei nomi
Rispettando lo schema del panegirico, Bonaventura introduce episodi significativi di vita spicciola entrati a far parte della leggenda, come i sogni premonitori (quello della madre di Domenico che, ancora incinta, per effetto della virtù divina infusa nel nascituro sogna un cane mezzo bianco e mezzo nero -> allusione all’abito dei Domenicani, con una fiaccola in bocca; e quello della madrina che sogna il neonato con una stella in fronte).

Anche qui, torna l’immagine nuziale, questa volta però la sposa è la Fede.

Segue poi una digressione pseudo-scientifica sul significato dei nomi, per cui Domenico significa “di proprietà del Signore”, Felice (nome del padre) significa “fortunato” e Giovanna (nome della madre) significa “grazia del Signore”.

Il quadro che fa presagire la santità si completa con metafore di ispirazione evangelica (Domenico è l’agricoltore che deve aiutare Cristo a rendere fertile l’orto della Chiesa) e con definizioni legate alla figura del Salvatore.

Il panegirico di San Domenico: la tempra di combattente per la fede
Caratteristica di San Domenico è l’amore per la sapiente e l’analogo disprezzo per le cose mondane e materiali.

È poi evidenziata la tempra di combattente per la fede, con l’accento al disinteresse per le ricchezze materiali e un’esplicita stoccata alla Chiesa corrotta e a chi la guida.

Domenico chiede alla Curia pontificia il permesso di combattere contro chi sbaglia in materia di fede, a difesa dell’ortodossia.

La critica all’ordine francescano
Finita la celebrazione di San Domenico, c’è il richiamo all’eccellenza di San Francesco. Si continua col linguaggio figurato per cui i due santi sono divenuti ruote della biga con cui la Chiesa vinse la guerra contro gli eretici.

Inizia poi, però, l’autocritica e il riconoscimento della deviazione del proprio Ordine.
Bonaventura, attraverso un corposo linguaggio metaforico, muove un’aspra critica all’ordine francescano, che, invece di progredire, regredisce. Il discorso di rimprovero si dilunga con un esplicito accenno alle diatribe interne che dividono i Francescani tra spirituali e conventuali.

L’autopresentazione di Bonaventura e quella degli spiriti sapienti

In conclusione del canto, l’oratore si presenta, sottolineando l’aver messo sempre in secondo piano gli interessi terreni, pur avendo egli stesso ricoperto alte cariche.

Bonaventura presenta poi alcune delle anime che sono con lui.

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