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Paradiso: Canto I (Proemio)

Dio è rievocato attraverso l’espressione della “gloria di colui che tutto muove”, è l’idea dei movimenti celesti, è tutto un sistema architettato dal creatore che ci da un’anticipazione di una gradazione non ontologica, la beatitudine è unica e si consegue dopo aver esaudito la volontà di Dio sulla Terra. La sfumatura di beatitudine sarà percepita da Dante come conseguenza di ciò che ha fatto sulla terra. Dante ha bisogno di parlare di Dio in maniera percettibile per l’uomo associando la gloria con verbi concreti “penetra, splende”. Linguaggio associato all’astrazione, è sofisticato dal punto di vista teologico. Proemio à si alza il tono della materia, stile più alto, stile sublime. Ce ne accorgiamo da una sintassi più articolata, per definire la gloria di Dio dove risplende di più , l’uso di termini più elevati, uso di latinismi e ricorso alla mitologia, troviamo quindi un linguaggio mitologico. L’autore usa il mito per mobilitare la materia che si sta elevando. Il proemio propriamente detto è il più lungo dei proemi arriva fino al verso 36. Dante ci dice dopo il proemio di essersi trovato in un punto ben augurale dell’anno pure dal punto di vista astrologico, siamo nella settimana santa e anche perché è il tempo della primavera, è il momento in cui Dio mette mano alla creazione. Complica le cose “surge montali per…” per darci queste indicazioni astronomiche fa una teoria dove si sono incrociati l’orizzonte lo zenit e l’asse del globo per dire che il sole sta sorgendo nella settimana in cui lui è asceso al cielo.

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